Pubblica Amministrazione - Debiti verso i fornitori

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Debito di 60 miliardi

Dalla "Relazione Annuale 2014" della Banca d'Italia presentata il 26 maggio 2015, emerge che al 31 dicembre 2014 il debito commerciale della Pubblica amministrazione nei confronti dei fornitori privati ammonta a 70 miliardi di euro. Depurando da tale importo i 10 miliardi circa che i creditori hanno ceduto pro soluto alle banche risulta quindi che la P.A. deve saldare debiti per 60 miliardi di euro ai fornitori.


Ritardi nei pagamenti

Come denunciato dalla Cgia di Mestre [1] "Nonostante gli annunci, le promesse e i 56 miliardi di euro messi a disposizione dai Governi che si sono succeduti in questi ultimi anni per il biennio 2013-2014 - prosegue - lo stock di debito rimane ancora molto elevato, poiché la nostra Pa continua a pagare con forte ritardo rispetto a quanto previsto dalla Direttiva europea introdotta nel 2013, che impone di pagare entro 30-60 giorni".

Nonostante, infatti, i tempi di pagamento siano scesi nel 2014 di 21 giorni, secondo Intrum Justitia nel 2015 la P.A. si conferma la peggiore pagatrice d'Europa, in quanto salda mediamente i propri fornitori dopo 144 giorni, contro i 34 giorni medi che si registrano in Ue. (la Francia salda le proprie fatture dopo 62 giorni, i Paesi Bassi in 32 giorni, la Gran Bretagna in 24 giorni e la Germania dopo 19 giorni).


Provvedimenti del governo

Le norme principali con le quali è stato affrontato il problema sono contenute nel Decreto legge 35/2013 [2] con il quale il governo ha stanziato ca. 40 miliardi di Euro per gli anni 2013 e 2014, nel Decreto legge 102/2013 [ http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto-legge:2013-08-31;102 ]con il quale il Governo ha stanziato ulteriori 7,2 miliardi di euro per il 2013, dalla Legge di Stabilità 2014, che ha stanziato 0,5 miliardi e nel Decreto legge 66/2014 [3] che ha messo a disposizione una quota aggiuntiva di 9,3 miliardi.


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"Questi provvedimenti - afferma il comunicato del Mef - hanno anche disposto misure organizzative e procedurali per impedire in futuro nuovo accumulo di debiti arretrati. Poiché i debiti arretrati riguardano solo in piccola misura le amministrazioni centrali dello Stato (meno del 5%), mentre la parte più cospicua si è accumulata presso enti locali, province autonome e Regioni, le informazioni sullo stato di attuazione dell’intervento disposto dal Governo, comprensive dell’iter e quindi degli adempimenti delle amministrazioni territoriali, possono contribuire ad aumentare la pressione dell'opinione pubblica sui comportamenti degli amministratori a livello periferico, e quindi a migliorare l’efficacia dell’amministrazione." [4]

È però dal 30 gennaio 2015 che la “Piattaforma per la certificazione dei crediti” del Mef (http://www.mef.gov.it/focus/article_0003.html) non viene aggiornata presentando il pagamento dei debiti maturati dalla PA al 31 dicembre 2013, quando il governo dichiarava di aver pagato 36,5 miliardi su un totale di 74,2 miliardi di euro (poco meno della metà del dovuto).

Il dato invece fornito da Bankitalia a metà del 2015 conferma quanto denunciato a inizio anno dal Centro studi ImpresaLavoro: i debiti commerciali si rigenerano con frequenza dal momento che beni e servizi vengono forniti di continuo, pertanto liquidare solo parzialmente i debiti pregressi non riduce di per sé lo stock complessivo. La riduzione, piuttosto, può avvenire soltanto nel caso in cui i nuovi debiti creatisi nel frattempo risultino inferiori a quelli oggetto di liquidazione.


Costi per le imprese

Il ritardo del governo nel pagamento dei debiti è costato nel 2014 alle imprese italiane 6,1 miliardi di euro. La stima è stata effettuata prendendo come riferimento l’ammontare complessivo dei debiti della Pubblica Amministrazione (come certificato da Bankitalia), l'andamento della spesa pubblica per l'acquisto di beni e servizi (fonte Eurostat) e il costo medio del capitale che le imprese hanno dovuto sostenere per far fronte al relativo fabbisogno finanziario generato dai mancati pagamenti. Elaborando i dati trimestrali di Bankitalia, viene stimato che questo costo sia stato nel 2014 pari all’8,97 per cento su base annua (in leggero calo rispetto al 9,10 per cento nel 2013).

La situazione si aggreverebbe poi ulteriormente nel caso dell'adeguamento da parte dello Stato alla direttiva europea sui pagamenti della Pa qualora quindi riconoscesse ai creditori gli interessi di mora così come stabiliti a livello comunitario. In tal caso le casse dello Stato sarebbero gravate da un esborso di ulteriori 2,4 miliardi di euro.


Violazione Direttiva UE

Una direttiva comunitaria che regolamenta i pagamenti delle pubbliche amministrazioni degli Stati membri è stata introdotta nel 2013 e impone alle Pa di pagare entro 30-60 giorni.

La Commissione Ue ha aperto una procedura d’infrazione contro l’Italia per non aver applicato correttamente la direttiva [5] e i dati elaborati dall’Ufficio studi della CGIA su fonti Intrum Justitia (a seguito di un sondaggio realizzato nei primi 3 mesi del 2015), rivela effettivamente il primato negativo dell'Italia in Ue [6] .

A fronte di una media italiana pari a 165 giorni (+ 107 giorni rispetto alla media Ue), la Pubblica amministrazione greca, invece, paga le fatture dopo 155 giorni, quella spagnola dopo 154 e quella portoghese dopo 129.

Persino i Paesi dell’ex blocco sovietico hanno tempi di pagamento nettamente più efficienti, come la Croazia che salda i debiti con i suoi fornitori dopo 62 giorni, l’ Ungheria dopo 54, la Lituania dopo 52, la Slovenia dopo 51, la Romania e la Serbia dopo 46, la Bosnia dopo 41, la Repubblica Ceca dopo 44 e la Polonia dopo 38.

Rispetto al 2009, segnala la CGIA, la situazione è peggiorata e tra i grandi Paesi dell’Ue solo in Italia e in Spagna i tempi medi di pagamento del Pubblico sono aumentati (di 37 giorni in Italia, in Spagna di 15, mentre la media Ue ha registrato una contrazione di 9 giorni ).

Rispetto al 2013, a seguito della Direttiva europea, i tempi di pagamento della Pubblica Amministrazione italiana si sono accorciati, ma non a sufficienza, di 5 giorni.


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ScontroTajani - Padoan

Le imprese italiane è evidente dunque che non vengono pagate a 30-60 giorni, come previsto dalle regole europee, ma in media a 170, con ritardi che arrivano quindi fino a quasi cinque mesi. La decisione di inviare a Roma la lettera di messa in mora è stata presa su proposta del commissario all’Industria – nonché vicepresidente della Commissione – Antonio Tajani.

Il ministro dell’Economia italiano, Pier Carlo Padoan, ha definito il provvedimento “incomprensibile”: “Sono francamente sorpreso...Se c’è una cosa che è stata fatta è una decisa spinta proprio ai pagamenti delle pa”, ha ricordato riferendosi alle norme ad hoc contenute nel Dl Irpef.

Tajani ha però replicato che “è palese che l’Italia è il peggior pagatore d’Europa” e che la procedura di infrazione è stata un atto dovuto: “Avrei violato io il mio dovere di commissario se non fossi intervenuto”.

Padoan, non potendo contestare i dati, ha quindi chiuso il suo discorso affermando che “Non è una questione di governo ma di gente che perde il lavoro, l’obiettivo non è sanzionare l’Italia ma far sì che paghi i debiti alle imprese che altrimenti chiudono”, anche se l'obiettivo della direttiva è proprio quello di ottenere tale risultato obbligando le Pa a non saldare tardivamente le imprese.

Quanto al testo del dl del governo, “non ha nulla a che vedere con il problema del ritardo dei pagamenti perché serve solo a sostenere la fatturazione elettronica, cosa positiva, e a sanzionare le imprese che rifiutano di certificare il ritardo”, ma questo “non risolve il problema dei pagamenti in ritardo perché non sana la ferita che c’è”. E’ quindi una “legge che io considero positiva ma che non serve a risolvere il problema”, ha aggiunto il commissario, affermando di avere mantenuto nei confronti della questione debiti della pa “la stessa posizione con i governi Berlusconi, Monti, Letta e Renzi”.

Quanto ai tempi, la Pa italiana secondo le informazioni della Commissione impiega in media 170 giorni per pagare le imprese che forniscono loro beni e servizi e 210 giorni per saldare il conto dei lavori pubblici. “Sei volte oltre il limite europeo”, ha sottolineato Tajani. Non solo: un altro punto dolente su cui si è concentrata l’attenzione di Bruxelles è l’ammontare dei tassi d’interesse di mora riconosciuti sui pagamenti effettuati in ritardo. Tassi che risultano inferiori a quelli previsti dalla direttiva Ue, cioè l’8% oltre il tasso di riferimento fissato dalla bce. Inoltre, altre Pa ritardano i rapporti sull’avanzamento dei lavori in modo da dilazionare anche il pagamento alle imprese.

2016: i tempi di pagamento rallentano nuovamente

Secondo gli ultimi dati disponibili del Ministero dell’economia (agosto 2015), di 7 miliardi di euro stanziati lo Stato ne ha effettivamente pagati 5780 milioni; di 33.189 delle regioni, ne sono stati pagati 23.312; di 16.100 degli enti locali, 9.593. In totale, 38.685 milioni su 56.289.

Ciò è dovuto in parte al fatto che, è il caso di alcune Regioni [7], i soldi messi a disposizione per pagare i creditori sono stati invece utilizzati per affrontare nuove spese o coprire il pregresso disavanzo di amministrazione, e in parte poiché vi è stato un nuovo rallentamento del processo di pagamento dei debiti delle pubbliche amministrazioni.

Resta quindi ancora da saldare il 31% delle risorse stanziate da più di due anni, mentre, presumibilmente, nuovi debiti vengono contratti.


Stato di attuazione delle misure "Sblocca debiti"

I dati sul pagamento delle PA messi a disposizione dal Mef sono rimasti invariati rispetto all'ultimo aggiornamento risalente all'11 agosto 2015, riporta una Nota Informativa del Direttore Generale dell'Associazione fra le Società Italiane per Azioni. Rispetto ai 56,3 miliardi stanziati (dal decreto legge n. 35/2013, dal decreto legge n.102/2013, dalle legge di stabilità per il 2014, esclusi gli stanziamenti previsti dal decreto legge n.133/2014) sono stati erogati agli enti debitori 44,6 miliardi e circa 38,6 sono stati effettivamente pagati alle imprese creditrici (vedi tabella ).


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Ulteriori risorse per il pagamento dei debiti commerciali, ricavate da stanziamenti precedenti non utilizzati, sono state messe a disposizione dal decreto legge n.78/2015 sugli enti territoriali. Per l'anno 2015 sono attribuiti 2 miliardi di euro alle regioni e alle province autonome per il pagamento dei debiti diversi da quelli finanziari e sanitari maturati al 31 dicembre 2014.


Fatturazione elettronica

Riguardo al testo del dl del governo menzionato dal ministro Padoan in risposta al commissario europe, quest'ultimo ha ricordato che “non ha nulla a che vedere con il problema del ritardo dei pagamenti perché serve solo a sostenere la fatturazione elettronica, cosa positiva, e a sanzionare le imprese che rifiutano di certificare il ritardo”, ma questo “non risolve il problema dei pagamenti in ritardo perché non sana la ferita che c’è”. E’ quindi una “legge che io considero positiva ma che non serve a risolvere il problema”, ha aggiunto il commissario, affermando di avere mantenuto nei confronti della questione debiti della pa “la stessa posizione con i governi Berlusconi, Monti, Letta e Renzi”.

La fatturazione elettronica [ http://www.cgiamestre.com/2015/04/delega-fiscale-fatturazione-elettronica-tra-privati-in-arrivo/] potrà effettivamente accelerare i tempi, che secondo le informazioni della Commissione, sono in media di 170 giorni per pagare le imprese che forniscono beni e servizi alla P.A. e 210 giorni per saldare il conto dei lavori pubblici. “Sei volte oltre il limite europeo”, ha sottolineato Tajani. Un ulteriore criticità sollevata da Bruxelles è stato l’ammontare dei tassi d’interesse di mora riconosciuti sui pagamenti effettuati in ritardo. Tassi che risultano inferiori a quelli previsti dalla direttiva Ue, cioè l’8% oltre il tasso di riferimento fissato dalla Banca Centrale Europea.


Sanità

La sanità italiana ha accumulato un debito con i propri fornitori di almeno 24,4 mld di euro secondo i dati riferiti al 2013 (ultima rilevazione disponibile) dalla Cgia di Mestre. Il centro studi ha precisato che si tratta di dati sicuramente sottostimati in quanto nel conteggio non sono infatti inclusi i mancati pagamenti registrati dalle Asl delle Regioni Toscana e della Calabria.

La sanità regionale più indebitata è quella del Lazio, con 5,9 miliardi di euro. Seguono le sanità regionali di Campania, indebitata di 3,8 miliardi di euro, Lombardia e Piemonte, entrambe con 2,2 miliardi di debiti e il Veneto, con 2 miliardi di euro ancora da onorare.

Se si considera invece il debito in base alla popolazione residente, il primato è del Molise, con 1.416 euro pro capite. Seguono il Lazio, con 1.017 euro pro capite, la Campania con 660 euro pro capite e il Piemonte, con 510 euro per ogni residente.

"Sebbene negli ultimi anni l'andamento dello stock del debito sanitario risulti in calo - dichiara Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia - è verosimile ritenere che il dato riferito al 2014 non si dovrebbe discostare moltissimo da quello relativo al 2013. Ovviamente, le politiche messe in atto dagli ultimi Governi attraverso le anticipazioni di liquidità sono proseguite anche l'anno scorso. Tuttavia - aggiunge - tenendo conto del fatto che nel corso del 2014 dovrebbe essersi accumulata una nuova quota di debito sanitario e aggiungendo i mancati pagamenti della Toscana e della Calabria, il debito complessivo non dovrebbe allontanarsi di molto dal risultato emerso nella rilevazione del 2013".

Quanto alle cause, l'entità dell'indebitamento porta a dedurre che non vi sia solo un problema di ritardi, ma anche di sprechi conseguenti ad accordi di fornitura fuori mercato: molte amministrazioni accordano dei prezzi di fornitura più alti di quelli vigenti nel settore privato in cambio della possibilità di posticipare il pagamento, con quindi un implicito interesse sul pagamento.[ http://www.wikispesa.it/Sanit%E2%88%9A%E2%80%A0_-_Debiti_verso_i_fornitori ]

Nel 2013 il governo aveva provveduto a stanziare risorse per fronteggiare la situazione con l'attuazione del decreto ‘sblocca debiti’ mettendo a disposizione delle Regioni 4,2 miliardi per saldare i debiti del comparto sanitario.


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La somma rappresenta una parte dei complessivi 17,9 miliardi di euro erogati agli enti pubblici debitori [8]. La Regione cui è stata assegnata la cifra più alta per il comparto sanitario è il Lazio, con 832 milioni e 52mila euro. A seguire il Piemonte che ha riceveto 803,724 milioni, poi il Veneto (777, 230), la Sicilia (606,097) e la Campania (531,970). Per Lombardia, Marche e Basilicata non è stata prevista alcuna somma in quanto il Tavolo di verifica degli adempimenti ha rilevato che per queste regioni “non sussiste – spiegava il Ministero – un fabbisogno di cassa, essendo il sistema dei pagamenti regionale idoneo a garantire regolarità nella gestione dei pagamenti stessi e tempestività ai sensi dell’ordinamento vigente”.

Un caso a parte è rappresentato dalla Calabria per quale è stato accordato lo stanziamento di107 milioni e 142mila euro. Per quanto riguarda le altre regioni all’Emilia Romagna sono stati assegnati 447,980 milioni, alla Toscana 230,753, all’Abruzzo 174,009, alla Puglia 185,975, alla Sardegna 159,728, alla Liguria 81,833, al Molise 44,285 e all’Umbria 17,222.

Il Ministero ha precisato che le regioni devono presentare idonea legge di copertura per garantire la restituzione del prestito e il piano dei pagamenti, con elenco dettagliato delle fatture che saranno pagate a valere sulle somme erogate, redatto nel rispetto delle prescrizioni contenute nel decreto ‘sblocca debiti’.[9].


Edilizia

L'edilizia, il settore più importante dell’economia italiana con un apporto di circa il 18% del Pil, è anche quello in maggiore difficoltà sul fronte dei crediti verso la Pa.

L’associazione di settore Ance ha di recente stimato in 10 miliardi di euro i debiti di lunga data. L’82% delle imprese di costruzione continua a registrare ritardi con tempi d'attesa medi di 146 giorni per passare all’incasso. Le stime di Confartigianato stimano invece che i tempi di dilungano fino a persino 171 giorni.


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L'associazione ha denunciato che l’adeguamento al dettato comunitario si è fermato al solo annuncio pubblico, mentre nel rapporto diretto con il fornitore si moltiplicano i tentativi di aggiramento dei tempi, dalla richiesta di dilazione inserita apertamente nel contratto al consiglio di scaglionare le fatture, fino alla rinuncia alla commessa, quando l’amministrazione realizza di non riuscire a stare nei tempi. Spesso accade che le imprese non hanno sufficienti risorse per difendersi, dati i costi elevati del contenzioso, anche se relativo solo al pagamento degli interessi, ricorda l'associazione.


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Fonti

http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2015/05/27/p.a-cgia-debiti-da-saldare-60-mld_a3c94a0d-8564-486e-ba98-fa2c28c541c1.html

http://www.cgiamestre.com/2014/06/debiti-pa-la-nostra-pa-paga-i-suoi-debiti-con-oltre-100-giorni-di-ritardo-rispetto-alla-media-ue/

http://www.mef.gov.it/focus/article_0003.html

http://www.ilvelino.it/it/article/2015/05/27/debiti-pa-nel-2014-ritardo-pagamenti-e-costato-61-mld-a-imprese-credit/03ad8b33-994d-492c-a42b-91dfa378a4b5/

http://www.ilquotidianodellapa.it/_contents/news/2015/maggio/1430846386667.html

http://www.panorama.it/economia/debiti-dello-stato-verso-le-imprese/

http://www.linkiesta.it/ritardi-pagamenti-pa-tornano-a-crescere

http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2013-04-08;35!vig=2013-08-08

http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto-legge:2014-04-24;66!vig

http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto-legge:2013-08-31;102

http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=17974

http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2015/01/31/pa-cgia-sanita-italiana-ha-debiti-di-24mld-con-fornitori_1d050c57-0969-478e-998b-25b872f8e9fb.html

http://www.repubblica.it/economia/2015/01/31/news/cgia_debiti_sanit-106188606/

https://www.cervedgroup.com/documents/10156/105548/cerved_PAPF_02_14.pdf

http://www.sanita.ilsole24ore.com/art/dal-governo/2013-09-11/corte-conti-regioni-miliardi-073201.php?uuid=Ab1NoSVI

http://www.quotidianosanita.it/governo-e-parlamento/articolo.php?articolo_id=16722

http://www.quotidianosanita.it/allegati/create_pdf.php?all=3822074.pdf

http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=22230