Prefettura

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Funzioni

La Prefettura, formalmente dopo il 2004 Prefettura - Ufficio Territoriale di Governo (Prefettura UTG) è l'articolazione territoriale del Ministero dell'Interno, retto da un suo funzionario detto prefetto, che ha competenze in ambito generalmente provinciale in materie quali ordine pubblico, immigrazione, di carattere economico, elettorale, in rappresentanza del Governo in ambito locale.

Il Prefetto del capoluogo di Regione è rappresentante dello Stato per i rapporti con il sistema delle autonomie locali (art. 10 della Legge 5 giugno 2003 n. 131). In questo caso, è coadiuvato da una conferenza permanente, che presiede, composta anche dai dirigenti regionali delle strutture periferiche regionali dello Stato.

In ambito provinciale, le Prefetture svolgono "un'azione propulsiva, di indirizzo, di mediazione sociale e di intervento, di consulenza e di collaborazione, anche rispetto agli enti locali, nei campi amministrativi in esecuzione di norme o secondo prassi consolidate, promuovendo il processo di semplificazione delle stesse procedure amministrative."

I prefetti, titolari delle Prefetture - U.T.G, sono appoggiati nell'esercizio delle funzioni da una Conferenza permanente (D.P.R. 17.5.2001 n. 287), presieduta dai medesimi e composta dai responsabili delle strutture periferiche dello Stato.


Costi

L'intero sistema delle prefetture italiane costa annualmente circa mezzo miliardo di Euro (502,80 Milioni di Euro nel 2012, di cui l'80% in oneri di personale), pari allo 0,067% della Spesa annua dello Stato (749.043,30 milioni).

Al loro interno si contano 1.400 dirigenti – che costano 120 milioni di euro l’anno – con un rapporto tra dirigenti e dipendenti pari a 1 a 6, tre volte quello del resto della Pubblica amministrazione.

Le retribuzioni variano dai 57 mila euro del vice prefetto aggiunto ai 151 mila del prefetto e, secondo un’inchiesta de il Fatto Quotidiano, sono cresciute del 57% negli ultimi dieci anni, contro un aumento del 30% registrato dagli stipendi degli altri dipendenti pubblici. Mediamente, le prefetture costano 10 euro a cittadino, ma un monitoraggio eseguito dal Ministero della Funzione pubblica ha rilevato delle anomalie. Sebbene, sulla carta, il costo del lavoro sia uguale per tutte le prefetture, così come identici sono gli orari negli uffici e agli sportelli e identici i consumi, è infatti emerso che il costo per abitante delle singole prefetture varia in modo rilevante.

Il censimento dei costi rivela che a Milano la prefettura costa 3,89 euro per abitante, a Torino 4,82, a Bergamo 5,38, nella capitale 6,27.mentre a L’Aquila i costi raggiungono i 22,27 euro per abitante, a Campobasso 25,08 e ad Isernia 42,34 euro.


Aumento dei prefetti e degli stipendi

Il Governo Letta ha aumentato nel 2013 il numero di prefetti, divenuti 207 per 105 prefetture, ossia due prefetti per ogni Provincia, mentre prima del provvedimento se ne contavano 185, dapprima in eccesso di 80 unità rispetto al numero di prefetture. Gran parte dei neopromossi risultava però senza incarico per mancanza di funzioni da coprire.

Un'ulteriore criticità a spese dei contribuenti è lo stipendio dei neoeletti, maggiore di quello previsto per i vice-prefetti che ha comportato un esborso per le casse dello Stato nell'immediato e a regime per gli anni successivi.

Complessivamente la spesa per stipendi dei prefetti (151 mila euro lordi) e viceprefetti(54 mila euro lordi) ammonta a 120 milioni annui secondo i dati riportati nel documento del Ministero dell’Interno sulle retribuzioni prefettizie.

Oltre all'incoerenza del provvedimento in una fase di generale contenimento delle spese, la decisione è risultata contrastante con la contemporanea proposta governativa di abolizione delle Province (DDL Del Rio).


La "casta dei prefetti"

La categoria prefettizia gode di privilegi evidenziati da inchieste giornalistiche che hanno individuato trattamenti economici mediamente migliori rispetto ad altre funzioni di pubblici funzionari, avanzamenti di carriera basati sulla referenza politica oltre che una posizione protetta da licenziamenti [1].

I prefetti possono aggiungere alla retribuzione quella associata a doppi e tripli incarichi e funzioni di amministratori straordinari, con relative indennità. Al 2014 per esempio vi sono 10 prefetti a capo di comuni sciolti per infiltrazioni mafiose, con una retribuzione di posizione di 5.760 euro e un ulteriore compenso a carico degli enti locali parametrato sul 50% di quello del sindaco che sostituiscono, somma percepita mantenendo posizione e stipendio presso il Ministero. Un secondo lavoro svolto però durante l’orario d’ufficio o mentre sono in pensione, contro il quale si è espresso anche il sindacato della categoria Sinpref, chiedendo all’amministrazione di istituire un albo delle gestioni commissariali che assegni questi incarichi in via esclusiva, dando la stura al proliferare dei costi.

Da pensionati i prefetti ricevono l’80% della retribuzione, sono poi frequenti casi in cui viene affidato loro un “incarico di studio” presso un ministero o presso la Presidenza del Consiglio, dalla quale ricevono 4.855 euro al mese, più eventuale indennità aggiuntiva attribuita dall’amministrazione di destinazione.

E' anzitutto il loro peculiare inquadramento contrattuale a far parlare di loro come di una "casta". A differenza degli altri dirigenti della pubblica amministrazione (eccetto magistrati, diplomatici e Forze dell’ordine), il rapporto di lavoro dei prefettizi è regolato in regime di diritto pubblico, accedendo a benefici conseguenti a una sintesi tra le garanzie dell’impiego statale e i privilegi economico-contrattuali dei dirigenti privati.

Inoltre la loro carica risulta irremovibile in quanto non sono licenziabili, anche quando si rivelano inidonei o vengono condannati per reati gravi, specialmente nel caso di funzionari pubblici. La cronaca riporta casi come quello di Vincenzo Gallitto, ex prefetto di Livorno, concorso in corruzione in atti giudiziari per gli abusi edilizi sull’Isola d’Elba, peculato per aver portato la moglie a Montecatini Terme in auto blu. Nel 2003 la Corte dei Conti lo interdice dai pubblici uffici, ma Gallitto ne rimane non solo funzionario ma dirigente, in qualità di presidente onorario della sezione perugina del convegno dell’Unci Cavalieri d’Italia, associazione nata per riunire cavalieri del lavoro, grand’ufficiali, commendatori e “tutti coloro che sono insigniti di onorificenze cavalleresche al fine di mantenere alto il sentimento per il riarmo morale, di tutelare il diritto e il rispetto delle istituzioni cavalleresche e di rendere gli insigniti esempio di probità e correttezza civile e morale”.

Della condizione di privilegiata protezione della categoria ha avuto esperienza anche l’ex Ministro dell'interno Roberto Maroni, quando nel 2010 prospettò possibili tagli innescando una veloce mobilitazione di oltre 100 prefetti che da tutta Italia accorsero al Teatro Capranica a Roma minacciando il primo sciopero della categoria, dopo oltre 200 anni di storia. La situazione si risolse nella mancata riduzione dei prefetti dei quali si fece portavoce Gianni Letta nel Consiglio dei Ministri.

La "casta prefettizia" è ritenuta tale anche in ragione di carriere che iniziano per meriti e progrediscono frequentemente per referenza politica. I prefetti entrano infatti nella categoria per concorso (art.4 D.Lgs. n.139/2000) divenendo consiglieri, svolgono quindi due anni di scuola superiore a Roma (con vitto e alloggio pagati in una struttura a quattro stelle) per essere immessi in ruolo come dirigenti. Saranno poi le frequentazioni istituzionali e politiche ad aprire ad alcuni il soglio prefettizio in quanto il ministro li propone e il Presidente del consiglio li nomina secondo appunto una procedura prettamente politica.


Settembre 2015: previsto il taglio di 23 prefetture

Come previsto da un decreto del Presidente della Repubblica contenente il Regolamento di riorganizzazione del ministero dell'Interno, entro il 2016 23 prefetture sarebbero state gradualmente accorpate ad altre sedi di città vicine. Le prefetture sarebbero quindi dovute diventare 80, rispetto alle attuali 103.

Quelle da accorpare era stato previsto fossero Teramo, Chieti, Vibo Valentia, Benevento, Piacenza, Pordenone, Rieti, Savona, Sondrio, Lecco, Cremona, Lodi, Fermo, Isernia, Verbano-Cusio-Ossola, Biella, Oristano, Enna, Massa-Carrara, Prato, Rovigo, Asti e Belluno.

«Un arretramento inaccettabile dello Stato dal territorio, che rischia di lasciare nel caos cittadini e e lavoratori» è stata la replica di Fp-Cgil, Cisl-Fp e Uil-Pa. Un provvedimento «sbagliato e intempestivo» per le tre sigle che hanno protestato affermando che «A dispetto degli annunci, nei fatti questo governo adotta misure di vero e proprio ridimensionamento dei presidi di legalità e sicurezza sul territorio. Disinteressandosi completamente dei lavoratori delle Prefetture, dei quali nello schema di Dpr non si parla minimamente, ma soprattutto dei cittadini e delle comunità locali, che saranno lasciati più soli».

Le organizzazione sindacali hanno quindi indetto una mobilitazione per il 22 settembre 2015: «Risponderemo con forza. La riorganizzazione dei servizi sul territorio non si fa smantellando lo Stato e lasciando nell'incertezza il personale che serve a garantire coesione sociale, integrazione e convivenza civile. Per questo martedì 22 settembre faremo assemblee in contemporanea in tutte e 23 le Prefetture a rischio chiusura, invitando parlamentari e politici locali e sensibilizzando organi di informazione, opinione pubblica e cittadini».[2]


Dicembre 2015: l'emendamento che annulla i tagli

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Il taglio delle 23 prefetture è stato così presto annullato per contrordine del Ministro dell'interno Angelino Alfano: «In questo particolare momento costituiscono un presidio di sicurezza per i cittadini». Anche il capo della Polizia, Alessandro Pansa, ha dichiarato: «di fronte alle perplessità che emergono dai vari confronti, è meglio non innescare il processo di modifica dell’assetto organizzativo del territorio» proprio adesso; e dunque, «il Governo ha deciso di ripensarci». [3]


Con passaggio della Legge di Stabilità 2016 alla Camera sono stati infatti presentati due diversi emendamenti, uno di iniziativa del Governo, l’altro di diversi parlamentari del Partito democratico, proprio con l’obiettivo di salvare le Prefetture dai tagli - il primo rinviandoli, il secondo stoppandoli definitivamente.

Richiesta accolta dal Ministro Alfano: «Ho presentato un emendamento alla Legge di Stabilità del 2016 perché le Prefetture restino, tutte, a presidio dei territori come antenne dello Stato in questo particolare momento in cui la loro presenza capillare è fondamentale per i cittadini in termini di sicurezza e di garanzie sociali. L’emendamento da me proposto ha lo scopo di organizzare al meglio la loro presenza sul territorio, armonizzandola con le disposizioni previste dalla cosiddetta legge Madia, e ha già ricevuto il parere favorevole del Dipartimento della Funzione Pubblica e del Ministero dell’Economia e delle Finanze». Questa, ha proseguito il ministro, «la logica che ho seguito per evitare la chiusura di alcune prefetture, scongiurando l’isolamento dei territori interessati, che sarebbero stati privati di quella cinghia di trasmissione che lega i cittadini alle istituzioni. Sono soddisfatto del risultato ottenuto e mi sono impegnato sin dall’inizio perché si potesse raggiungere. Lo Stato non fa passi indietro e tiene ben saldi i suoi presidi di legalità. Mi sono battuto perché il governo seguisse questo orientamento. Come governo e come maggioranza abbiamo dato una grande prova di fiducia ai prefetti, confermando il loro importante ruolo, e abbiamo ricevuto prove di grande efficienza e di tenuta nelle fasi di emergenza, in considerazione di far parte di una eccellenza dello Stato».

Soddisfatti i sindacati: «Era del tutto sbagliato - afferma ad esempio Daniele Tissone, del Silp Cgil - cancellare presidi essenziali di sicurezza, legalità e tutela sociale». Il governo ha dunque «capito l’importanza che simili presidi rivestono in relazione ai molteplici compiti istituzionali a essi demandati tra cui, non ultimo, anche le esigenze di integrazione e coesione sociale connesse ai flussi migratori». [4]


Spesa per la sicurezza: in realtà l'Italia spende più della media Eu

L'emergenza relativa ai flussi migratori prima e gli attentati di Parigi del 13 novembre 2015 hanno sollevato una discussione della sicurezza che a portato alla diffusione di una falsa credenza, diventata persino un'assunzione: che l'Italia non spendesse abbastanza per la sicurezza pubblica.

In verità per le forze di polizia l'Italia più della media europea. Eurostat certifica che a fronte di una media dell’euroarea dell’1,7% di PIL di spesa in sicurezza e ordine pubblico, l’Italia spende il 2%: rispetto all’1,6% di Germania e Francia. Considerando i bilanci delle sole forze dell’ordine, l’Italia spende l’1,2% del PIL rispetto allo 0,9% della Francia e allo 0,7% della Germania. Lo Stato italiano spende di più dunque, ma sfrutta in modo meno efficiente le risorse a disposizione. Tra le cause principali il pluridecennale problema dei troppi diversi corpi di sicurezza italiani, carabinieri, polizia, guardia di finanza, forestali ed altri: troppe competenze sovrapposte, rivalità nel procurement dei mezzi, e contrapposte tutele politiche a tutela dei diversi e troppi corpi dello Stato. Una questione affrontata, inutilmente, da tutti i commissari alla spending review susseguititi negli anni, senza scelte politiche che abbiano dato seguito alle analisi dei commissari.

Se quindi per la sicurezza interna lo Stato spende più della media (quindi tagli finalizzati a una razionalizzazione delle risorse sarebbero stati coerenti) è nella difesa che lo Stato italiano spende meno. L'Italia è comunque allineata alla media dell’eurozona pari all’1,2% del PIL, ma la Francia sta all’1,8% e il Regno Unito al 2,3%.

Se ci si limita alla sola funzione difesa ristretta – depurata dei costi dei carabinieri e di ciò che sta a carico del bilancio del ministero ma non costituisce appunto la funzione difesa vera e propria – si scende allo 0,8% del PIL. I tagli di spesa alle forze armate sono stati di quasi il 10% in termini reali in 10 anni. I costi per l’acquisizione di nuovi velivoli e piattaforme navali sono a carico ormai quasi sempre del MISE ma, malgrado gli impegni operativi ad alto rischio in Iraq e Afghanistan, i fondi di esercizio sono stati dimezzati. A carico delle forze armate resta il bilancio previdenziale del settore, con troppi dipendenti civili, e t migliaia di sottufficiali non operativi. Per questo l'operatività di Francia e G.B. risulta distante.

Anche sul fronte dell'Intelligence, in verità il reparto più rilevante ai fini della difesa contro il terrorismo jihadista, l'Italia risulta indietro rispetto alle altre nazioni europee.

Sono riservate le spese di AISI e AISE, le due costole esterna e interna dei servizi italiani, tuttavia vi è una stima intorno agli 8-900 milioni di euro, quando il Cancellerie dello Scacchiere George Osborne ha annunciato un aumento della dotazione annuale di MI5 e MI6 pari a 1,9 miliardi di sterline con 1900 nuovi addetti, mentre per la sicurezza tecnologica affidata al GCHQ, l’equivalente della NSA americana che dai satelliti ai computer sorveglia le comunicazioni mondiali, il Regno Unito spende circa 4 miliardi di sterline. [5]


Fonti

http://it.finance.yahoo.com/notizie/sprechi-pubblici-due-prefetti-per-ogni-provincia-122449654.html

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/02/prefetto-e-per-sempre-casta-in-crescita-che-beffa-spending-review/399038/

http://www.repubblica.it/politica/2012/08/15/news/prefetture_ecco_le_pi_spendaccione_isernia_costa_14_volte_pi_di_milano-40969493/

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/02/prefetto-e-per-sempre-casta-in-crescita-che-beffa-spending-review/399038/

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/02/casta-dei-prefetti-mai-rimossi-sempre-promossi-anche-dopo-scandali/399080/

http://www.corriere.it/politica/13_dicembre_28/nel-paese-prefetti-meta-non-serve-b322d1ec-6f8a-11e3-9ff7-0d2561b96aeb.shtml

http://www.ilduemila.com/prefetture-ma-quanto-ci-costate/

http://it.wikipedia.org/wiki/Prefettura_italiana

http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/10/Retribuzioni-prefetti-2012.pdf?adf349

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/02/prefetto-e-per-sempre-casta-in-crescita-che-beffa-spending-review/399038/

http://www.repubblica.it/politica/2012/08/15/news/prefetture_ecco_le_pi_spendaccione_isernia_costa_14_volte_pi_di_milano-40969493/

http://www.corrieredicomo.it/stessi-abitanti-e-spese-doppie-la-classifica-delle-prefetture/

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2015-09-10/il-viminale-taglia-23-prefetture-insorgono-sindacati-cosi-stato-arretra-174419.shtml?uuid=ACyifav

http://www.lastampa.it/2015/12/05/italia/cronache/contrordine-niente-taglio-per-prefetture-VZ47jShl12nskjXh5fpuWJ/pagina.html

http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2015/12/05/alfano-niente-tagli-per-23-prefetture_a9203b06-7e21-4ce9-9b4b-75ef331c0844.html

http://www.leoniblog.it/2015/11/19/sicurezza-falso-che-spendiamo-poco-vero-che-spendiamo-male/

http://www.nonsprecare.it/sprechi-pubblici-un-bagno-in-prefettura-da-100mila-euro