Portale Italia.it

Da WikiSpesa.
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Storia di uno spreco clamoroso

Italia.it è un sito istituzionale “nato per promuovere l’offerta turistica via internet e il patrimonio culturale, ambientale e agroalimentare italiani” Il progetto si è però rilevato fallimentare e dispendioso, sempre più in quanto protratto negli anni, che possono essere suddivisi in alcune fasi rilevati.

2003-2006, terzo governo Berlusconi

Con la legge n.3 art.27 del 16 gennaio 2003, viene assegnato a Lucio Stanca, ex amministratore delegato di IBM Italia divenuto ministro per l’Innovazione, il compito di sostenere progetti “di rilevanza strategica e di preminente interesse nazionale”. Per raggiungere questo obiettivo, viene creato il “Fondo di finanziamento per i progetti strategici nel settore informatico”. La somma di denaro a disposizione del fondo è notevole: nel biennio 2002-2004, vengono stanziati quasi 155 milioni di euro, per il 2004-2006 altri 181 milioni di euro. E’ proprio in occasione di tali provvedimenti che si definisce l’idea di un sito istituzionale per la promozione del turismo nazionale. Così, il 16 marzo 2004, compare sul sito del ministero per l’Innovazione un comunicato [1] nel quale si legge che il Comitato dei Ministri per la Società dell’Informazione ha deciso uno stanziamento di ben 140 milioni di euro per la creazione di un portale denominato provvisoriamente “Scegli Italia”.

Di fronte alla portata della spesa, sorgono le prime perplessità, così il 28 maggio 2004 la cifra viene ridimensionata da un decreto del Consiglio dei Ministri, che porta lo stanziamento a 90 milioni di euro. Di questi, 45 milioni sono subito finanziati in tre anni: 20 per la piattaforma del sito e 25 per i relativi contenuti, una cifra comunque esorbitante se confrontata agli investimenti delle start up private turistiche di maggior successo.

Il 28 febbraio 2005, “Innovazione Italia” S.p.A pubblica il bando di gara per la realizzazione del sito Italia.it, nuova denominazione dell’originario progetto “Scegli Italia”. “Innovazione Italia” è una società statale che si occupa di gestire i 20 milioni stanziati per la realizzazione della piattaforma del portale.

L’appalto viene assegnato il 16 settembre seguente ad un consorzio formato da IBM Italia (della quale il Ministro dell'Innovazione era allora Amministratore Delegato), ITS e Tiscover. Il bando prevede una clausola: ovvero la messa online del sito entro tre mesi – ovvero entro dicembre – dall’assegnazione dell’appalto e la sua gestione fino alla metà del 2007. Nel frattempo, a maggio, vengono stanziati dal Ministero dell’Ambiente ulteriori 9 milioni di euro per il portale, più altri 4,1 milioni per promozione e cofinanziamento delle Regioni. Il budget complessivo risulta così pari a 58,1 milioni di euro, per un sito internet.

Nel mese di gennaio 2006, le famiglie italiane ricevono per posta un libretto di circa 50 pagine a firma Lucio Stanca, accompagnato da una lettera dell'allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. L’obiettivo è informare i cittadini della disponibilità di una serie di "nuovi strumenti tecnologici", tra i quali Italia.it, “un portale nato per promuovere l’offerta turistica via internet e il patrimonio culturale, ambientale e agroalimentare italiani”. Il sito non risulta però accessibile, nessun contenuto è online all’indirizzo Italia.it. Il portale non è stato infatti messo online e non è stata rispettata la clausola prevista dal bando.

Nel frattempo, sono stati costituiti il “Comitato nazionale per il turismo” e il “Comitato per il portale Italia.it”. L’11 aprile termina la legislatura e vengono indette nuove elezioni. Italia.it rimane inattivo.

2006-2008, secondo governo Prodi

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La coalizione di centrosinistra vince le elezioni ed “eredita” Italia.it, dovendo dapprima far fronte a una sentenza della Corte Costituzionale che dichiara illegittima la creazione del “Comitato nazionale per il turismo”, accogliendo così il ricorso di alcune Regioni che rivendicavano l’esclusiva competenza nel settore in base all’art.117 della Costituzione. Il nuovo governo istituisce quindi il “Comitato delle politiche turistiche” composto da rappresentanti delle Regioni e delle associazioni di categoria.

Il 22 febbraio 2007 il ministro per i Beni Culturali, Francesco Rutelli, presenta finalmente il portale Italia.it alla BIT, Borsa Internazionale per il Turismo con un nuovo logo costato 100 mila euro, ed il progetto viene messo online per la prima volta: grafica scadente, navigabilità lenta, mancanza di assistenza collegata, omissioni ed errori nei contenuti, bug continui , e mancato rispetto dei criteri di accessibilità per i disabili. Assente anche la prevista ed obbligatoria piattaforma di booking: non un dettaglio in ambito turistico.

Le critiche sono pressoché unanimi sia sulla carta stampata, sia online: blogger, giornalisti e web designer esprimono il proprio disappunto definendolo uno scandaloso spreco pubblico per un prodotto inutile e gestito con incompetenza. Così il giorno stesso nasce il blog Scandalo Italiano, che inizia a raccogliere informazioni sulla genesi di Italia.it, menzionate in questa stessa voce enciclopedica. [2] Quella che avrebbe dovuto rappresentare una sorta di “vetrina” dell’Italia diventa simbolo dell’incompetenza e dello spreco di denaro pubblico. L’assessore al turismo del Veneto chiede al Ministro Rutelli di oscurare le pagine relative alla regione per ridurre il danno di immagine e Striscia la Notizia, il 10 marzo, dedica un servizio al caso che diviene molto noto.

Una delle critiche più dure proviene da un ex collaboratore al progetto, Marco Ottolini, uno dei project director di Italia.it, che si dimette il 16 marzo e sul suo blog personale scrive: “La storia di Italia.it non è una semplice questione di magna magna, ma è lo specchio dell’Italia menefreghista, incompetente ed arrivista. Avevano a disposizione 45 milioni di euro, avrebbero potuto fare un prodotto eccellente per promuovere l’Italia all’estero, non ci sono riusciti, ma se ne sono fregati. Hanno presentato lo stesso il portale senza considerare le conseguenze negative che avrebbe potuto avere per il Paese, pensando solamente al proprio interesse personale“. Successivamente, Ottolini aderisce al barcamp “rItalia” organizzato all’Università Bicocca per riunire persone competenti, senza scopo di lucro, e riprogettare liberamente il portale.

In segno di protesta si attivano anche i cittadini, non solo gli specialisti del settore. 1300 persone firmano una lettera, inviata dal blog Scandalo Italiano al Presidente del Consiglio Romano Prodi, per chiedere trasparenza in merito ai costi e alla gestione del progetto. La risposta del governo giunge cinquanta giorni dopo, in una forma del tutto incoerente con la richiesta di chiarezza dei cittadini: “… la giurisprudenza maggioritaria e l’opinione ormai stabilizzata dalla stessa Commissione si sono consolidati nel senso che il diritto di accesso, riconosciuto dall’art.22 L.241/90 non configura una sorta di azione popolare diretta a consentire un generalizzato controllo dell’attività della Pubblica Amministrazione, ma deve correlarsi ad un interesse qualificato che giustifichi la cognizione di determinati documenti. Nel caso di specie, non si è rilevato un interesse diretto, concreto, attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata ai documenti ai quali è chiesto l’accesso, così come previsto dal nuovo art.22 della L.241/1990, novellato dalla L. n.15/2005“.

Sommerso dalle polemiche e dalle contestazioni, il 24 ottobre il Ministro del Turismo annuncia una retromarcia. In un’audizione alla X Commissione Attività Produttive della Camera, il ministro chiede la chiusura del sito, e domanda alla Corte dei Conti di accertare eventuali inadempienze. Alle 8:30 del 18 gennaio 2008 Italia.it è definitivamente offline. Dopo qualche mese cade il governo Prodi.

2008-2011, quarto governo Berlusconi

Renato Brunetta, Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione, prende in gestione il “fondo per l’innovazione” stanziato da Lucio Stanca anni prima, e lo ridimensiona a 34 milioni di euro (comunque un’enormità), così ripartito: 18 milioni per le amministrazioni centrali, 16 milioni per le Regioni. Sarà poi il sottosegretario al Turismo, Michela Brambilla, il 17 ottobre 2008, ad annunciare la rinascita del progetto Italia.it: “molto diverso da quello precedente. E metteremo tutto online perché ogni cittadino conosca i costi del progetto, con chi lo realizzeremo, il suo scopo. Anche questa iniziativa rappresenterà un modo per cambiare finalmente registro in questo settore“.

Il 15 gennaio 2009 i ministri Brunetta e Brambilla firmano un protocollo d’intesa che prevede il trasferimento al dipartimento del Turismo di 10 milioni di euro per la realizzazione di Italia.it.

Il portale torna online in versione beta il 15 luglio 2009, ma la reazione del pubblico è molto critica anche questa volta: stessi difetti della versione precedente, nonostante celebrazioni e proclami parlassero di un progetto "rivoluzionario e moderno". La versione definitiva debutta il seguente 8 novembre, continuando a presentare le medesime criticità già rilevate negli anni precedenti. Il progetto già fallimentare peggiora con l'aggiunta di altre iniziative mediatiche collegate. È il caso della versione cinese di Italia.it – Yidalinihao.com – lanciata in occasione dell’Expo di Shanghai del 2010, e subito bersaglio di ilarità e critiche. In merito, il blog Magic Italy - oltre ad evidenziarne i difetti "patetici"– ha calcolato il costo di Yidalinihao.com in 320 mila euro.

“Magic Italy Tour” – dal quale prende beffardamente nome il blog sopra citato – è invece costato più di 3 milioni di euro: un altro inutile sito, chiuso a fine 2011, che stando alle parole di Nadia Baldi, esperta della “Struttura di missione per il rilancio dell’immagine dell’Italia”, avrebbe dovuto essere “un vero e proprio ciclone che scuoterà i media dei paesi interessati e coinvolgerà tutte le attività commerciali italiane, che faranno festa esponendo il tricolore e offrendo menù tipici a prezzi scontati“.

2012: mancata trasparenza e spese fuori controllo

Giunti al 2012, quanti soldi sono stati spesi per ottenere un risultato così scadente? Non vi è certezza su una cifra ufficiale, deducibile da dichiarazioni parziali ed estemporanee. Ad esempio, Michela Brambilla – che, come citato, aveva affermato di voler mettere tutti i costi online, fatto mai verificatosi in seguito – affermò nel corso di un’audizione parlamentare che erano stati spesi circa 10 milioni di euro dal 2009 al 2012, ma senza precisare le cifre precedenti. Uno breve comunicato del ministero della Funzione Pubblica nel 2007 sosteneva che i milioni spesi erano solo 7.

Gian Antonio Stella, in un articolo [3] pubblicato sul Corriere, ha calcolato complessivamente lo spreco che ammonterebbe a circa 35 milioni di euro.

La risposta del ministro Gnudi [4] fornisce un chiarimento in merito al contenzioso giuridico, iniziato nel 2010 e terminato a marzo di quest’anno, fra “Promuovi Italia” S.p.A e le aziende appaltatrici. Promuovi Italia è l'ultima delle società pubbliche – creata dal dipartimento del Turismo guidato da Michela Brambilla – che bandì una gara per l’acquisizione e messa a disposizione dei servizi di implementazione e aggiornamento dei contenuti del portale. In conclusione, tre esecutivi e tre ministri si sono succeduti nella gestione di Italia.it, e nessuno è stato in grado di trasformarlo in un progetto, se non "rivoluzionario" e "vincente" come annunciato, almeno funzionante. Il “governo dei tecnici” presieduto da Mario Monti non ha a sua volta fornito risposte precise in merito, non avendolo gestito e dovendo affrontare priorità rese tale dall'emergenza finanziaria per la quale ha ricevuto l'incarico dal Presidente della Repubblica.


Le dimissioni del direttore

Il 20 ottobre 2014 Arturo Di Corinto, direttore del portale, si è dimesso ritenendo «poco dignitoso», che lui e i pochi dipendenti rimasti lavorassero da mesi senza essere pagati.

Nella lettera di dimissione, inviata anche al primo ministro Matteo Renzi e al M inistri dario Franceschini, Di Corinto spiega che il declino del progetto è dovuto alla mancanza di fondi, al contenzioso su uno degli appalti, alle non-decisioni della politica, al ballottamento di competenze tra società coinvolte, risse interne finite con scambi di querele (accenna addirittura a «fatti delinquenziali») stilando infine una lista di errori così lunga da riempire settanta pagine: dagli strafalcioni nelle traduzioni fatte con translate.google. it per risparmiare sugli interpreti alle foto sbagliate, dalle citazioni errate ai link che portavano a siti che nulla aveva a che fare.

La redazione della società «Unicity», inizialmente composta da giornalisti, social media manager, traduttori, storici dell’arte, fotografi e videomaker si è così ridotta dalle venti unità del progetto iniziale a quattro.

Il sito, nonostante sia stato necessario chiudere il portale in cinese per poter tornare in Rete cercando di recuperare reputazione, spiega nella sua lettera a Matteo Renzi e a Dario Franceschini Arturo Di Corinto (subito convocato al ministero nel tentativo di porre immediato rimedio allo scandalo), si compone di 259 mila pagine web, che se non aggiornate sono destinate ad essere sempre meno indicizzate dai motori di ricerca quindi sempre meno visitate.


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Fonti

http://www.wallstreetitalia.com/article/1755805/internet/grande-flop-per-italia-it-uno-spreco-di-20-milioni-e-un-sito-che-ha-fatto-ridere-il-pianeta.aspx

http://www.corriere.it/cronache/14_ottobre_21/italiait-un-occasione-persa-costata-venti-milioni-euro-ba2a08b8-58e4-11e4-aac9-759f094570d5.shtml

http://thefielder.net/22/10/2012/italia-it-uno-spreco-senza-fine/

https://magicitaly.wordpress.com/2011/03/

https://it.wikipedia.org/wiki/Italia.it

http://www.corriere.it/cronache/14_ottobre_21/italiait-un-occasione-persa-costata-venti-milioni-euro-ba2a08b8-58e4-11e4-aac9-759f094570d5.shtml

http://www.italia.it/it/home.html