Ospedale San Pio, San Bartolomeo in Galdo (Benevento)

Da WikiSpesa.
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Avviata nel 1958, è ritenuta l'opera incompiuta più antica d'Italia, localizzata in Val Fortore nella provincia di Benevento, costata 24 milioni di euro.

Il progetto

L'ospedale sarebbe dovuto diventare il punto di riferimento sanitario per 32.000 abitanti che fino ad allora (1958, anno dell'avvio della costruzione), anche per i casi di emergenza, si trovavano ad una distanza di circa un'ora di macchina o in alternativa di due ore di autobus dai più vicini centri serviti di Foggia, Benevento o Campobasso, trovandosi infatti San Bartolomeo in Galdo nel mezzo delle tre città.

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Nel primo progetto, che risale al 1954, erano previsti reparti di Cardiologia, Emodialisi, Riabilitazione, Ostetricia, Pediatria, Ortopedia, Rianimazione, Day Hospital, Terapia intensiva, Radiologia. La struttura, di 2000mila metri quadrati su cinque piani, prevedeva 133 posti letto, diventati 90, poi 49, infine 20, sulla carta in quanto non venne mai ricoverato alcun paziente.

Nel 2014 l'ospedale risulta attrezzato di apparecchiature, infatti l'azienda sanitaria locale ha proseguito nella spesa per adeguare la struttura ai cambiamenti delle normative, per sostituire gli impianti che con il tempo, nel corso dei più di cinquant'anni trascorsi, si sono deteriorati o divenuti non più omologati.

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La struttura fu conclusa alla metà degli anni Settanta, ma tardava ad entrare in funzione, provocando le prime proteste dei cittadini.

Alla metà degli anni Novanta arrivò la garanzia dalla Regione Campania sotto la presidenza di Antonio Rastrelli che l’ospedale avrebbe presto ospitato un pronto soccorso attivo. Ma poi, racconta al Giornale un ex sindaco, Erminio Pacifico, «la giunta Bassolino ha declassato l’ospedale a centro di riabilitazione per anziani gestito da privati, senza struttura di emergenza. Neanche l’ospizio è comunque entrato in funzione, e molti dei macchinari sono stati buttati o «portati in altre strutture».

Costo

Allo stanziamento iniziale di 7 milioni di euro sono stati aggiunti altri 19 milioni per le modifiche, le ristrutturazioni e gli adeguamenti infrastrutturali che si sono succeduti negli anni. L’ultimo stanziamento da 3,5 milioni di euro è stato approvato nel 2007 ed è stato finanziato grazie agli accordi transattivi con le ditte vincitrici degli appalti. Senza i quali ci sarebbe stato un aggravio per le finanze pubbliche pari a oltre un milione di euro l’anno (ridotto a circa centomila euro l’anno).


Assunzioni

Se l'opera non è stata utilizzata come servizio sanitario, è comunque stata sfruttata per promuovere la carriera nel settore di 3 primari, 1 aiuto di medicina generale, 4 assistenti, 2 biologi, 3 tecnici di laboratorio, 3 animatori di comunità, 20 ausiliari specializzati, 2 assistenti sociali e un assistente per il Sert e ben 52 infermieri professionali, assunti a metà degli anni novanta, per essere successivamente trasferiti in altri ospedali campani.

Nel 2001 è stato l’allora direttore generale dell’Asl di Benevento Mario Scarinzi ad annunciare «l’attivazione di una serie di concorsi per circa 150 posti… e della messa in atto delle procedure per le gare di appalto relative alla fornitura di attrezzature e di arredamenti», inserendo l'ospedale nella Carta dei servizi sanitari.

Mario Scarinzi è il fratello di Anna Maria Scarinzi, moglie di Ciriaco De Mita. Scarinzi venne in seguito arrestato con Ruggiero Cataldi (presidente della Commissione per assunzioni all’Asl) nello scandalo assunzioni all’Arpac che riguardorono principalmente il partito Udeur presieduto da Clemente Mastella.

Scarinzi che Cataldi vennero scagionati da ogni accusa. A difendere Scarinzi in giudizio è stato Umberto Del Basso De Caro, attuale sottosegretario alle Infrastrutture, e vice proprio di Scarinzi nel Comitato di Gestione Usl (anche se nel curriculum pubblicato sul sito della Camera dei Deputati, De Caro compare come «presidente dell’Usl Benevento dal 1987 al 1992». Dai documenti dell’Asl risulta vice presidente).


Il caso in parlamento

Gli abitanti della zona del Fortore hanno organizzato numerose proteste a partire dal 1980 quando il "comitato di agitazione permanente" inviò mille cartoline all'allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini.

All'episodio seguì un corteo partecipato anche da forze politiche che però non ebbe seguito fino al 1985 quando il sindaco di San Bartolomeo in Galdo, Raffaele Sepe, ricevette un telegramma dal parlamentare Clemente Mastella che si complimentava che il Ministero per il Mezzogiorno avesse appena firmato un decreto per il trasferimento di 3,5 miliardi a favore della struttura.

L'ospedale è stato oggetto di attenzione da parte della politica locale e nazionale in prossimità di numerose tornate elettorali tanto da essere considerato un "serbatoio di voti", in cambio di promesse ad abitanti, lavoratori e portatori di interesse per la realizzazione dell'opera.

L'ultima attenzione parlamentare risale al 16 settembre 2008 quando il caso dell’ospedale Padre Pio è stato presentato alla Camera dalla deputata Nunzia De Girolamo in un’interrogazione al ministro del Welfare e della Salute per richiedere che intervenisse presso la conferenza Stato Regioni al fine di attivare «una copertura territoriale minima» per le prestazioni di pronto soccorso, che però al 2014 non risultano ancora attivate.


Revisioni progettuali

Da ospedale per la cura delle acuzie si passò a un progetto di presidio ospedaliero territoriale per la cura delle cronicità. Vista l’impossibilità di procedere all’ultimazione dei lavori si ipotizzò di trasformarlo in ospedale sperimentale o di sperimentazione gestionale. Sopraggiunse quindi anche l’idea di un centro per la emodialisi, presto sostituita da un progetto di struttura polifunzionale per la salute.

Il nosocomio è stato sottoposto a tre revisioni progettuali ufficiali in base a quelli che sono stati gli orientamenti di politica sanitaria regionale - conferma Roberto De Toma, direttore dei lavori dal 1995 ad oggi (2015).

«Ogni volta introducevano caratteristiche nuove o non compatibili con il progetto iniziale per cui negli anni c’è stata una vera e propria rincorsa alla normativa. Fatto sta che quando sono arrivato io quell’ospedale non poteva aprire, non aveva proprio le caratteristiche per una struttura sanitaria».

Così passava il tempo e ciò che veniva realizzato in precedenza non risultava più conforme alle varie normative entrate nel frattempo in vigore. Ad esempio cambiò la normativa antincendio, la climatizzazione, la sicurezza. La centrale termica costruita per funzionare a gasolio venne, inutilmente, convertita al gas metano.


2013: apre il Psaup

Al 2014 l'unico spazio aperto della megastruttura è un Psaup, un centro di primo soccorso, con un medico, un infermiere e un autista, inaugurato all'inizio del 2013 e costato 2,5 milioni di euro in strumenti e impianti. Un Psaup non copre però i servizi di Pronto Soccorso, quindi anche per i codici rossi è necessario raggiungere Benevento, ad un'ora e trenta di auto di distanza, "come mezzo secolo fa" lamentano gli abitanti del luogo, quando venne avviata l'opera incompiuta più antica d'Italia (erroneamente considerata l'autostrada Salerno - Reggio Calabria, che risale al 1964).


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Fonti

http://www.repubblica.it/salute/2013/09/11/news/aspettando_il_miracolo_dell_ospedale_l_incompiuta_pi_antica_d_italia-66327162/

https://www.youtube.com/watch?v=qd7YsC9bVdA

http://www.incompiutosiciliano.org/italia/campania/benevento/ospedale-s-bartolomeo-in-galdo

http://www.ilduemila.com/mezzo-secolo-per-non-costruire-un-ospedale/

http://www.valfortore.it/news/index.php?option=com_content&view=article&id=193%3Asan-bartolomeo-in-galdo-attende-il-suo-ospedale-dal-1956&Itemid=68

http://archivio.denaro.it/VisArticolo.aspx/VisArticolo.aspx?IdArt=293741&KeyW=irpini

http://video.corriere.it/opera-incompiuta-piu-vecchia-d-italia-l-ospedale-lasciato-meta-58-anni/cf7f5166-2f6f-11e5-882b-b3496f35c4c0