Ospedale Alba Bra, Verduno (Cuneo)

Da WikiSpesa.
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Ospedale in costruzione, situato sulle colline in prossimità della strada statale Alba-Bra, fra vigne e noccioleti, casali e castelli, nel territorio di Langhe e Roero, area d’elezione del tartufo bianco e terra dei vini nobili piemontesi.

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Storia


Il progetto ricevette i primi finanziamenti nel 1996, venne avviato nel 2006, risulta interrotto e incompiuto nel 2014, previsto il completamento con nuova scadenza a fine 2016. I lavori sono fermi dal 2012 e dell'ospedale è terminato solo l’imponente scheletro in cemento armato, alcuni rivestimenti in vetro e metallo, alcune parti interne come le tecnologiche cellule-bagno parzialmente all’addiaccio.

«Rispetteremo i tempi», affermava il presidente della regione Piemonte Roberto Cota in visita nel settembre 2010 insieme a Gianna Gancia, presidente della Provincia di Cuneo. Ma la Regione, in arretrato di 16 milioni e mezzo, non saldava i debiti all'impresa costruttrice, così a settembre 2011, l’impresa fermò i lavori. A maggio 2012 vennero stanziati 8 milioni però si trattò di una breve ripartenza, nel mese di settembre Renato Balduzzi ministro della Salute in visita assicurava: «La costruzione sarà completata a giugno 2014" ma dopo appena qualche giorno i lavori si fermarono nuovamente. La situazione è sembrata sbloccarsi nuovamente quando la Regione ha saldato il debito con la ditta costruttrice con rinnovate previsioni di entrata in funzione a fine 2016, vent’anni dopo i primi stanziamenti della Regione, e dieci anni dopo la posa della prima pietra, in un punto però critico.


La scelta del terreno non edificabile


«La sua conformazione geologica è ben nota: marne argillose inclini a scivolamenti e uno strato gessoso carsico, frane attive e quiescenti»», spiega Riccardo Torri, geologo intervistato da L'Espresso[1] «Nel piano regolatore la zona era classificata “non edificabile, salvo opere di interesse pubblico non diversamente ubicabili”», conferma il sindaco di Verduno, Alfonso Brero. Venne incaricato di certificare la condizione del suolo il geologo Orlando Costagli: «Mi rifiutai. Posso forse cambiare le carte dell’Autorità di Bacino, dove l’area è segnata in dissesto?». Se ne occupò però la Regione ,spiega, «e d’improvviso, sulle carte ufficiali, le frane scompaiono».

Rimaneva però da comprendere la scelta di una simile operazione: perché lì, su una collina franosa e scomoda da raggiungere, quando in tutta la piana vi erano diversi terreni liberi solo poi occupati da centri commerciali? «Il primo lotto di terreno lo comprammo noi, Comune di Alba, e fatta un’accurata perizia geologica lo donammo alla Asl. Era a mezza strada e costava un tozzo di pane. Non fosse andato bene, potevano sempre rivenderlo», racconta Enzo De Maria, ingegnere, sindaco Dc di Alba per tutti gli anni Novanta, amareggiato perché «è diventata come la Salerno-Reggio Calabria, tempi folli e soldi al vento». Per la scelta del sito ci fu un accordo con la Diocesi di Alba, alla quale apparteneva il lotto più grande, 9 giornate, un decimo del totale: «Ma noi neanche volevamo vendere», racconta don Angelo Franco, parroco di Verduno e presidente dell’Ufficio sostentamento del clero; «la Asl offriva poco, fu il vescovo a sentenziare: dateglielo, non si dica che la Chiesa boicotta l’ospedale». Così il lotto venne ceduto nel 1998 per 122 milioni e 480 mila lire.


Costi


Complessivamente l’acquisizione dei 300 mila metri quadri di terreno è costata 2 milioni 570 mila euro, quasi 4 milioni comprese Iva e spese.

Per l'appalto del progetto venne indetta una gara internazionale che vinse lo studio Aymeric Zublena di Parigi, progetto preliminare nel ‘99, esecutivo nel 2004. Per la fase invece di costruzione, prevista una spesa 114 milioni, la Regione, non potendone stanziare più di 97, procedette aprendo al project financing. «Nessun vantaggio», secondo il Responsabile Unico del Procedimento Ferruccio Bianco: «la sua quota del 15 per cento il privato la metterà solo nell’ultima fase dei lavori, poi gestirà i 500 metri quadri di spazi commerciali interni, la manutenzione ordinaria e straordinaria, le forniture di acqua, luce e gas: introito annuo concordato, 7 milioni 280 mila euro più Iva al 22 per cento, per vent’anni».

Il bando per la costruzione venne vinto a settembre 2005 dalla Mgr Verduno 2005, gruppo Maire Tecnimont, che appaltò i lavori di costruzione a una ati, associazione temporanea, fra l’impresa Matarrese di Bari e, per l’impiantistica, la Olicar di Bra. «Una delle pochissime gare in cui non c’è stato neppure un ricorso», vanta Morabito, il dg della Asl.

I guai cominciano però l’anno successivo, dopo la bonifica e messa in sicurezza della collina, gli scavi iniziarono a far franare il terreno. Si procedette così a spostare progressivamente gli scavi fino a che l’edificio risultava 200 metri più in alto verso ovest. Affinché il terreno reggesse furono necessari 900 pali in cemento larghi 1,80 metri profondi 30, e una diga in cemento armato lunga 260 metri, larga 7,3 e profonda 6 per un costo di 15 milioni di euro, 4 in più del previsto.

I lavori si fermarono. «Fermati i lavori, le richieste del concessionario erano spropositate: 60 milioni in più. Con un accordo bonario, gliene abbiamo riconosciuti 12. Il che porta il costo nudo a 125 milioni» spiega il Rup Ferruccio Bianco. Includendo l'iva, l'acquisizione dei terreni, le spese tecniche e di gare il costo complessivo dell'opera risulta 156 milioni, di cui 29 a carico del concessionario.

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Qualora l'ospedale dovesse essere terminato, si presenterebbe un'ulteriore problematica, relativa alla posizione. La struttura si trova infatti su un versante collinare esposto a nord dove, con neve e ghiaccio, è stato ipotizzato il riscaldamento del manto con una serpentina a pannelli solari. Sarà poi necessario procedere all'allargamento della strada provinciale 7 e del ponte sul Tanaro per infine raccordarla con la strada statale, quindi scavalcare l’autostrada Asti-Cuneo anch'essa in costruzione. Una variante del progetto sarebbe dovuta costare 4 milioni di euro, l’ultima ipotizzata oltre 20 milioni, che per 1700 metri significa a 12 euro al millimetro, "roba che neanche il tartufo", fanno notare e commentano Silvio Veglio e Franco Bartocci dell'Osservatorio per la tutela del paesaggio di Langhe e Roero che raccoglie una ventina di associazioni, "ora pare si torni al tragitto originario, ma di deciso non c’è un fico secco".

«I primi a sentirci drammaticamente presi in giro siamo noi», lamenta invece Luciano Scalise, direttore della Fondazione Nuovo Ospedale Alba-Bra, nata nel 2008 con un primo contributo di un milione e mezzo di Franco Miroglio industriale tessile e 100 mila euro ciascuno degli undici soci fondatori, Oscar Farinetti di Eataly, Bruno Ceretto (vini) ed altri imprenditori e maggiorenti della zona: «Siamo l’unico esempio in Italia di onlus privata che sostiene un ospedale pubblico. Abbiamo raccolto 11,8 milioni e l’obbiettivo è 15. Ne studiamo una più del diavolo, dai punti fedeltà nei supermercati, alle bottiglie della vigna del Camillo Cavour. E ci troviamo una Regione Piemonte e un’impresa costruttrice che non rispettano gli impegni presi».


La protesta dei medici


In 470 tra medici, tecnici, infermieri e amministrativi hanno costituito un il movimento Salviamo gli ospedali di Alba e Bra (attualmente due): «Per la spending review e mentre tutti aspettano Verduno», elenca Giovanni Asteggiano, primario di Neurologia, uno dei promotori, «a Bra hanno tolto il punto nascita, chiusi Ostetricia e Pediatria, il Pronto Soccorso è destinato a sparire. Alba ha ridotto le prestazioni e allungato le liste d’attesa. Le attrezzature sono obsolete. Quattro medici specialisti a contratto precario se ne sono già andati via in un mese, e altri dovranno lasciare prima di Natale».


Fonti

http://espresso.repubblica.it/attualita/2013/11/19/news/verduno-il-mostro-della-collina-un-maxi-ospedale-nella-terra-del-tartufo-1.141541

http://www.gazzettadalba.it/2014/02/grandi-opere-incompiute-ditalia-ce-anche-lospedale-di-verduno/

http://www.regione.piemonte.it/oopp/osservatorio/dwd/Elenco_anagrafe_opere_incompiute_piemonte_2013.pdf

http://www.repubblica.it/cronaca/2014/02/27/news/seicento_opere_incompiute_quei_quattro_miliardi_sprecati_per_costruire_l_italia_a_met-79736849/