Mondiali Italia '90. Sprechi, opere incompiute, mutui accesi al 2014

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L'organizzazione

Era il 1984 quando la FIFA (Fédération Internationale de Football Association) assegnò all'Italia l'organizzazione del campionato mondiale di calcio del 1990. Due anni dopo, nel 1986 venne avviata da Franco Carraro, presidente del CONI (Comitato Olimpico Nazionale Italiano), la progettazione e costruzione delle infrastrutture per ospitare l'evento. A febbraio 2006, con la presentazione della mascotte ufficiale, il famoso omino con il corpo ricoperto di bandiera italiana e al testa a forma di pallone da calcio, venne ufficializzata anche la nomina di Luca Cordero di Montezemolo come presidente del Comitato Organizzativo dei Mondiali di Calcio. Il presidente, in occasione della sua prima conferenza stampa riferì di voler realizzare “un sogno per fare del mondiale 1990 una vetrina dell’Italia tecnologica e industriale proiettata verso il Duemila”.


Costo complessivo

7.230 miliardi di lire (più di 6.000 provenienti dalle casse statali), in euro 3,74 miliardi, che con la rivalutazione Istat del 2014 corrisponderebbero a quasi 7 miliardi e mezzo. Spesa superiore a quella sostenuta in Sudafrica per i mondiali del 2010 e prossima a quelle registrate in Germania e in Corea-Giappone. Costo nettamente superiore invece a quello dell'organizzazione statunitense, che disponeva di stadi e infrastrutture adeguate preesistenti.

Lo Stato italiano spese invece per la realizzazione di nuovi stadi 1.248 miliardi di lire, molto di più di quanto preventivato: l’incremento dei costi rispetto al preventivo è stato calcolato nell‘84 per cento.


Opere incompiute e demolite

Quando l'Italia si aggiudicò la gara per ospitare i mondiali disponeva di stadi antiquati inadatti alle competizioni internazionali, se non fatiscenti. Per tanto si rese necessaria la ristrutturazione delle strutture e in alcuni casi la totale ricostruzione.

Vennero così costruiti ex novo gli stadi San Nicola di Bari e il Delle Alpi di Torino.

Le dodici città che ospitarono le gare furono oltre a Bari e Torino, Bologna, Cagliari, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Udine e Roma.

La spesa necessaria per le infrastrutture sportive fu di 1 miliardo e 250 milioni di lire, anche se circolano stime anche molto più alte, smentite ma in alcuni casi difficilmente verificabili.

Venne speso l'85 % in più rispetto al budget preventivato, giustificato dagli organizzatori come conseguenza della ristrettezza dei tempi per completare i lavori entro le scadenze, condizione che avrebbe anche impedito di indire gare d'appalto per l'affidamento dei lavori. Così si verificarono sovrapprezzi conseguenti a fenomeni di speculazione edilizia.


Lo stadio delle Alpi di Torino

Costato 226 miliardi di lire il Delle Alpi sarebbe dovuto essere uno stadio avveniristico, eppure venne chiuso nel 2006 e demolito nel 2009. Lo stadio, da 69.041 posti a sedere, tre anelli e una pista di atletica, presentava infatti un'eccessiva distanza del pubblico dal campo di gioco limitante per lo spettacolo delle partite; il costo di manutenzione risultava inoltre molto elevato e l'impianto d'irrigazione era stato progettato male e provocava allagamenti del manto erboso. Al Delle Alpi di Torino vennero dispute cinque partite di Italia '90.

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Al suo posto è stato costruito il nuovo stadio di proprietà della Juventus (41mila posti, senza pista di atletica), progettato su misura per le esigenze della società, che lo gestisce privatamente.


Stadio San Paolo di Napoli

Lo stadio non è stato demolito e ospita le partite del Napoli Calcio, tuttavia accusa notevoli problemi strutturali che hanno costretto la chiusura al pubblico del terzo anello, realizzato proprio in occasione dei mondiali del '90. La ragione della chiusura del settore più alto dello stadio, apparentemente bizzarra ma preoccuoante, è stata la generazione di onde sismiche pericolose per gli edifici circostanti conseguenti ai festeggiamenti dei tifosi che occupavano il terzo anello. Effettivamente la costruzione in ferro del settore è direttamente collegata ai piloni che reggono la copertura dello stadio.


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Stadio San Nicola di Bari

Dall'aspetto futuristico, lo stadio venne realizzato appositamente per i mondiali del '90 e venne progettato da Renzo Piano, il quale ribattezzò la struttura "Astronave" per via della forma avveniristica che ricorda quella delle astronavi dei film. La copertura in Teflon dell'impianto ha provocato numerosi problemi a causa della scarsa resistenza agli agenti atmosferici in particolare al vento che l'ha sradicata. Anche i costi di manutenzione richiedono un'elevata spesa.


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Lo spreco di risorse in opere pubbliche non ha riguardato solo gli stadi ma anche altre infrastrutture collegate, come i maxi parcheggi di Palermo aperti a mondiale terminato e sotto-utilizzati, e opere funzionali alla mobilità e turistiche, come il caso dell'imponente hotel a Ponte Lambro, Milano, iniziato e mai terminato, ecomostro demolito nel 2002, costato 10 miliardi di lire.


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La stazione ferroviaria romana di Farneto, costruita in via dei Monti della Farnesina a Roma, venne invece terminata, ma utilizzata solo quattro giorni, per il transito di 12 convogli. Chiusa a ottobre dello stesso 1990, è costata 15 miliardi di lire. Dall'aprile del 2008 è occupata dell'associazione Casapound.


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Ancora a Roma venne costruito l'Air Terminal Ostiense (costo 350 miliardi lire, 180 milioni di euro) , progettato come snodo che avrebbe fornito alla città anche dopo i mondiali un'infrastruttura importante per collegare la città all'aeroporto di Fiumicino; tuttavia rimase in funzione solo alcune settimane e chiuso definitivamente nel 2003 a causa della scomodità per raggiungere lo scalo Leonardo Da Vinci rispetto alla Stazione Termini.

Nel 2012 è stato recuperato dalla fatiscenza dall'imprenditore Oscar Farinetti per la realizzazione di uno store della catena di cibi di qualità “Eataly” e successivamente utilizzato anche come stazione di partenza dei treni veloci del Consorzio Italo.


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A Napoli, tre ponti a Fuorigrotta, realizzati per i mondiali del 90', sono stati demoliti nel 2012 in quanto mai utilizzati e il ferro recuperato dalla demolizione è almeno servito per ammortizzare i costi della stessa demolizione.


Mutui

Nel bilancio di previsione di Palazzo Chigi del 2014 risulta ancora una voce che fa riferimento ai mutui accesi con una legge 65 del 1987 per costruire gli stadi del Mondiale Italia '90.

Il conto è di 61 milioni e 200 mila euro, pagati anche nel 2013 e nel 2012, nel 2011 erano 55 milioni e 60 nel 2010.

Non è escluso che con analogo riferimento non diretto alle opere Italia 90' vi siano ulteriori residui di mutui accessi proprio in occasione dell'organizzazione dei mondiali del '90.


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Indagini e commissioni d'inchiesta parlamentare

Il disastroso bilancio economico dei mondiali del 1990 ha provocato l’apertura di numerose indagini, prevalentemente senza esito. Ad essere seguite due proposte di commissioni di inchiesta parlamentare, la prima al Senato nel maggio 1992, a scandalo ancora recente, proposta dal deputato Raffaele Costa, e un’altra nel maggio 1999 promossa dal senatore Athos De Luca, anch'esse senza esiti: «Un’inchiesta della magistratura romana sugli sprechi di Italia ’90 – si legge nella relazione dell’onorevole De Luca – conclusasi con l’archiviazione di accuse di corruzione e abuso d’ufficio, lascia aperto il nodo delle responsabilità politiche e amministrative per tanti monumenti allo spreco e alla dissipazione del denaro di contribuenti».


Grandi eventi, grandi sprechi

I mondiali Italia '90 non sono stati l'unico caso di evento gestito in modo dispendioso per le casse pubbliche, piuttosto, da allora, si sono verificati in modo sistematico sprechi pubblici in corrispondenza dei cosiddetti "grandi eventi".

Nel 2006 le Olimpiadi invernali di Torino costarono più di un miliardo di euro in appalti e molte delle infrastrutture costruite risultano inutilizzate e con alti costi di manutenzione, come la pista olimpica di Cesana Pariol, tracciato per bob, costata 110 milioni di € (preventivo di 60 milioni) e ne servirebbero 15 per il ripristino dei luoghi in sede pre olimpica.

Le olimpiadi invernali di Torino costarono complessivamente più di 3 miliardi e le entrate direttamente legate alla manifestazione (diritti tv, vendita dei biglietti, ecc) hanno portato ricavi per circa un miliardo.

A Roma, lo spreco più ingente relativo all'organizzazione dei mondiali di nuoto del 2009, è la Città dello Sport di Tor Vergata, opera incompiuta che si sarebbe dovuta comporre di un palasport con 8mila posti, un edificio palanuoto con 4mila posti, una piscina olimpionica esterna con tribune fisse per 3mila posti e una pista di atletica.

Anche in questo caso l'epilogo conferma la sistematicità degli sprechi: rispetto al progetto redatto inizialmente dal SIIT (Servizi Integrati Infrastrutture e Trasporti) del Lazio che prevedeva 120 milioni di euro di spesa, quello successivamente approvato nel 2006 costava il doppio, 240 milioni di euro. Dopo l’approvazione (settembre 2006) il Comune di Roma chiese a Calatrava un’ulteriore stesura del progetto, per rendere candidabile la capitale alle Olimpiadi del 2016, col fine quindi di adeguarlo agli standard olimpici. La stesura definitiva venne passata al Comitato Tecnico e Amministrativo del Provveditorato alle Opere Pubbliche il 5 febbraio del 2007 con il risultato che la spesa aumentò raggiungendo i 323 milioni di euro, di cui circa 239 per lavori. Il progetto definitivo venne autorizzato il 25 febbraio del 2009 con dei cambiamenti rispetto al progetto iniziale (due edifici vengono alzati a 76 metri e il palazzetto dello sport ingrandito per ospitare 15mila spettatori, ossia 7mila in più) e l’importo definitivo del prospetto raggiunge i 607.983.772 euro.

Nel 2009 si svolse anche la sedicesima edizione dei Giochi del Mediterraneo a Pescara: risultarono 37 milioni di euro di buco nel bilancio dei Giochi, mentre venne nominato un Comitato organizzatore composto da 78 membri, quando per le Olimpiadi di Atene ne bastarono 18.

La storica e sistematica ricorrenza degli sprechi pubblici conseguenti all'organizzazione dei grandi eventi in Italia (ma si sono verificati numerosi casi analoghi in altre nazioni), non ha però fermato la propensione irrinunciabile della politica nazionale e locale ad esaltare le candidature per i grandi eventi specialmente sportivi, per ultimo la candidatura di Roma per le olimpiadi 2020, stoppata dalla decisione del governo Monti nel febbraio 2012 di non firmare la lettera di garanzia valida per la candidatura.


Fonti

http://iltirreno.gelocal.it/speciale/mondiali-2014/2014/04/05/news/inchiesta-il-grande-sperpero-di-italia-90-e-il-conto-lo-stiamo-ancora-pagando-1.8988558

http://www.nonsprecare.it/paghiamo-ancora-paghiamo-il-conto-dei-mondiali-90-e-il-buco-delle-olimpiadi-della-neve-del-2006

http://www.mondiali.it/linchiesta-sugli-sprechi-di-italia-90/

http://www.infiltrato.it/inchieste/italia/montezemolo-storia-di-un-grande-buco-nero-il-crack-di-italia-90-e-i-danni-nel-2013

http://www.liberoquotidiano.it/news/italia/934117/Dai-Mondiali--90-a-quelli.html

http://www.polisblog.it/post/4883/da-italia-90-allexpo-2015-grandi-eventi-e-sprechi-miliardari

http://iltirreno.gelocal.it/livorno/cronaca/2013/12/09/news/spreco-e-degrado-da-carrara-all-elba-l-oscura-eredita-di-italia-90-1.8268232

http://www.staditalia.com/contenuti/57-italia-90-una-voragine-tutta-italiana.html

http://www.staditalia.com/contenuti/56-italia-90-errori-sprechi-ed-opere-incompiute.html

http://www.lanazione.it/cronaca/2014/01/21/1013337-palafitta-opera-incompiuta-spreco.shtml

http://www.inu.it/11005/notizie-inu/lultima-vergogna-di-italia-90-cade-a-pezzi-lo-stadio-di-piano/