INPS: costi per immobili

Da WikiSpesa.
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Il sistema pensionistico italiano viene frequentemente considerato nel suo complesso come uno dei costi strutturali (oltre che fonte di iniquità generazionale) sempre meno sostenibili dalle finanze pubbliche. Un costo molto elevato strutturale, dunque, per lo Stato, che inizia dai costi infrastrutturali dell'ente previdenziale nazionale, l'Inps.

Patrimonio immobiliare da 3,2 miliardi

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L’Istituto previdenziale è uno dei più grandi proprietari immobiliari italiani con un patrimonio che viene valutato complessivamente di 3,2 miliardi: 800 milioni è il valore delle circa 700 sedi proprie, i restanti 2,4 miliardi invece quello di 25.440 unità immobiliari (palazzi, appartamenti, negozi ) destinate alla vendita o alla locazione.

Secondo il rapporto consegnato al Parlamento nel novembre 2013 dal dg Nori gli immobili comprendono 15.100 unità ex Inpdap, 9.500 ex Inpdai, 750 dell’Inps, 90 ex Ipost, ossia gli affluenti dai quali il governo Monti nel 2012 ha creato l’attuale SuperInps.


Costi di gestione per 250 milioni annui

Nonostante un simile patrimonio immobiliare l'Inps ha accumulato 655 milioni di buco di bilancio dal 2008 al 2013, con perdite crescenti. Nel 2012, infatti, il governo Monti estese il pagamento dell’Imu anche all’Istituto andando a gravare per circa 220 milioni l’anno, costo si è aggiunto alle perdite strutturali sul patrimonio, vale a dire una cifra che ha oscillato tra i 30 e i 50 milioni l’anno dal 2008, anno primo dell'inizio della gestione Mastrapasqua terminata nel 2014.

Si tratta quindi di un passivo di 250 milioni ogni dodici mesi. Come sia possibile, nonostante sia sorprendente considerando il valore del patrimonio immobiliare, si spiega col fatto che, anche al netto dell’Imu, gli affitti non coprono le spese di gestione. Spese di gestione peraltro elevate in quanto, nonostante l'Inps impieghi numerose professionalità al proprio interno qualificate per occuparsene, l’ente affida ai privati la gestione. Dal 2010 sono le imprese Prelios e il gruppo Romeo a gestire i palazzi dell'Inps con costi crescenti, quasi duplicati dal 2010: l’ultima gara valeva oltre 41 milioni in un triennio, più eventuali costi variabili, mentre nel 2010 l’assegno fu di 23 milioni di euro.


Costi per affitti

A render ancor più sorprendente la gestione immobiliare dell'ente sono i costi per gli affitti: nonostante un patrimonio immobiliare dal valore di 3,2 miliardi (che non produce utili ma perdite di cui sopra) l'Inps spende 120 milioni in affitti. Con la Finanziaria del 2005 fu disposto che gli enti previdenziali conferissero alcuni loro palazzi al Fondo immobili pubblici, che ha la particolarità di essere privato, in quanto gestito dalla Immobiliare Finnat della famiglia Nattino. Tra Inps, Inpdap e Inail vennero conferiti 396 immobili di pregio valutati all’epoca 3,7 miliardi e pagati al Tesoro 3,3 miliardi. Trattandosi nella maggior parte dei casi di sedi proprie, Fip provvide a fare un contratto d’affitto della durata massima di 18 anni, l’Inps si impegnò a traslocare, ma il trasloco non avvenne mai. Così, gli uffici rimangono affittati e rivalutati ogni anno, una situazione più volte rilevata dalla Corte dei conti.


Piano di dismissioni bloccato

Il 23 dicembre 2014, un giorno prima della indicazione di Tito Boeri a presidente dell’Istituto, su proposta dell’ex direttore generale Mauro Nori, il commissario Tiziano Treu ha firmato una delibera che rilanciava il piano di vendita dei palazzi dell’ente in tre passaggi: il conferimento di immobili al Fondo Gamma di Idea Fimit, una società controllata dal gruppo De Agostini di cui Inps possiede circa il 30%; un’operazione di dismissione fatta con Invimit sgr, il fondo creato dal governo proprio per vendere gli edifici pubblici (con l'"intenzione di assicurare il buon esito della vendita entro il 2014); infine la possibilità di vendere le “unità residenziali di pregio” agli inquilini ai prezzi che l’Agenzia del Territorio decise nel 2003 (a condizione di porre fine a un contenzioso legale che si trascina da un decennio).

La proposta è stata bocciata da una delibera del Consiglio di indirizzo e vigilanza (Civ) dell’ente datata 17 febbraio 2015 nella quale ha sollecitato a non procedere ad alcuna dismissione, senza che un piano vero e proprio di gestione degli immobili venga prima approvato: “Il Consiglio ha già emanato i propri indirizzi in materia di patrimonio mobiliare e immobiliare e non ha ancora ricevuto, nonostante le numerose richieste, il piano degli investimenti e disinvestimenti dell’Inps”.

I casi di Siena e Firenze

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Il 30 giugno 2014 FP CGIL Toscana ha pubblicato un "dossier che scova dove si annidano gli sprechi degli immobili territoriali di Stato, Parastato e agenzie fiscali", tra i quali emerge il caso dell'Inps che, proprio in Toscana, sarebbe responsabile di un ingente spreco di risorse, o comunque di spazi. [1]


L’Inps provinciale di Firenze paga infatti per la sua sede oltre un milione di euro annui di affitto (più le manutenzioni) a fronte di nove immobili di proprietà presenti in città e liberi. La sede occupa 8.295 mq: si tratta di immobile F.i.p., con canone di locazione di € 1.300.000 annui a cui si aggiunge la manutenzione ordinaria e straordinaria, nonostante disponga di 9 immobili di proprietà che potrebbero ospitare la sede a canone zero:

Viale Matteotti 48 (ex sede Inpdap) mq.3580

Via Masaccio 124 (ex sede Inpdap) mq.2467

Via A. del Castagno 3/3 (ex sede Urbanistica Firenze)

Via Modigliani 93-109 (ex Ludoteca Comunale) mq.922

Via Modigliani 127-129 (ex Uffici Comune Firenze)

Viale Volta 171/173/177 (ex sede I.S.P.O.)

Via Solferino 20 (ex sede Enpals) mq.240

Via L. Giordano 7 (ex Uffici Mayer)

Via Panciatichi 56 (ex CNR)

A Siena, invece, l'Inps paga l'affitto 890mila euro annui per due sedi a fronte di un immobile di proprietà inutilizzato.

Una situazione comune anche ad altri comuni toscani, si legge infatti nel rapporto che "I lavori necessari a integrare uffici e personale vengono fatti anche in immobili non di proprietà, col risultato che i vertici dell’Istituto in alcune realtà territoriali hanno indicato la direzione teoricamente coerente all’obiettivo di risparmio, col passaggio dall’immobile in locazione passiva a quello di proprietà (Grosseto, Prato, Lucca, Massa); in altre invece si sono attestati su posizioni opposte, indicando lo spostamento di uffici e personale dall’immobile di proprietà verso quello in locazione passiva (Firenze, Siena); infine nelle città, in cui gli immobili Inps e Inpdap erano tutti di proprietà, quelli lasciati vuoti non sono ancora stati valorizzati (Pisa, Arezzo, Livorno, Lucca).


Fonti

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/03/15/inps-mattone-proprieta-divora-250-milioni-euro-allanno/1503131/

http://www.aletheiaonline.it/2014/06/30/toscana-ecco-le-sedi-dello-stato-vuote-mentre-milioni-se-ne-vanno-in-affittil-la-lista-degli-sprechi/

http://www.tempostretto.it/news/nessuno-interviene-spreco-villa-faro-ieri-centro-vacanze-oggi-abbandonata-all-incuria.html

http://www.affaritaliani.it/economia/mastrapasqua-inps151113.html

http://www.mondoallarovescia.com/gli-sprechi-dellinps-continuano/

http://www.ilmessaggero.it/DILLOALMESSAGGERO/inps_spreco_energia_via_lenin/notizie/779168.shtml

http://genova.repubblica.it/cronaca/2013/04/10/news/inps_il_palazzo_degli_sprechi-56334034/

http://www.lavocedellaquilareale.altervista.org/conti-dellinps-gli-sprechi-la-corruzione-levasione-fiscale/

http://www.blitzquotidiano.it/rassegna-stampa/mauro-nori-ne-sprechi-ne-inefficienze-inps-esempio-europa-1787085/

http://www.aletheiaonline.it/2014/07/03/cgil-risponde-allinps-serve-un-coordinamento-tra-amministrazioni-e-potere/

http://www.aletheiaonline.it/2014/07/01/affitti-pubblici-e-sprechi-linps-paghiamo-tanto-ma-e-piu-conveniente-che-comprare/