ICE (Istituto Nazionale per il Commercio Estero)

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Storia: soppresso e ricostituito in 4 mesi

L'ICE venne istituito nel 1926 con il regio decreto n. 800 con il nome di INE (Istituto nazionale per le esportazioni) con il compito principale di "promuovere lo sviluppo delle esportazioni dei prodotti del suolo e dell'industria italiana". Nel 1935 l'Istituto acquisisce competenze specifiche anche nel campo delle importazioni cambiando la denominazione in "Istituto nazionale per gli scambi con l'estero", per assumere nel 1945 la denominazione "ICE - Istituto nazionale per il commercio estero", mantenuta fino al 2011.

Nel luglio 2011 l'ICE viene soppresso in quanto considerato inefficiente e inutile, ma poco dopo nel dicembre 2011 viene ricostituito come "ICE - Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane/ Italian trade Agency" dalla legge 22 dicembre 2011 n. 214 come ente dotato di personalità giuridica di diritto pubblico, sottoposto ai poteri di indirizzo e vigilanza del Ministero dello sviluppo economico che li esercita sentiti, per le materie di rispettiva competenza, il Ministero degli affari esteri ed il Ministero dell'economia e delle finanze.

A partire dal 1º gennaio 2013 l'Agenzia conta 60 uffici nel mondo, in collaborazione con la rete diplomatico-consolare e con le Camere di Commercio Italiane all'estero. Presidente e direttore generale attuali dell'Agenzia sono Riccardo Maria Monti e Roberto Luongo.


Ente inutile?

L'Agenzia ha il compito di sviluppare, agevolare e promuovere i rapporti economici e commerciali italiani con l'estero, con particolare attenzione alle esigenze delle piccole e medie imprese, dei loro consorzi e raggruppamenti. L'ente si propone quindi di sviluppare l'internazionalizzazione delle imprese italiane, nonché la commercializzazione dei beni e servizi italiani nei mercati internazionali, e di promuovere l'immagine del prodotto italiano nel mondo. I servizi offerti sono di informazione, assistenza e consulenza alle imprese italiane che operano nel commercio internazionale e la cooperazione nei settori industriale, agricolo e agro-alimentare, della distribuzione e del terziario.

L'Agenzia opera in raccordo con le regioni, le camere di commercio e le organizzazioni imprenditoriali, "ai sensi di linee guida e di indirizzo strategico in materia di promozione ed internazionalizzazione delle imprese che verranno assunte da una Cabina di regia istituzionale".

L'utilità di tale "cabina di regia istituzionale" e l'efficienza delle sue attività è stata più volte messa in discussione per i suoi costi e per l'insoddisfazione di imprese che ne hanno criticato l'attività.

Anche la Banca d'Italia ha commissionato uno studio [1] che ha rilevato un sistema complessivamente inadeguato nelle modalità e nell'efficacia del supporto istituzionale all'internazionalizzazione: «Il Sistema Italia si presenta frammentato in una pluralità di agenzie e soggetti sia all’estero sia in Italia (Ice, Sace, Simest, Camere di Commercio, Ambasciate, Regioni, Enit)», scrivono Filippo Vergara Caffarelli e Giovanni Veronese nello studio della Banca d’Italia "Il Sistema Paese a supporto dell’internazionalizzazione": «Soprattutto sui mercati più dinamici (Cina, India, Brasile, Russia e Turchia), scontiamo un notevole ritardo rispetto ai nostri partner, ben più aggressivi e con un mandato istituzionale preciso».


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L’eccesso di decisori è reso evidente dalle diverse sigle. La Sace (689 dipendenti nel 2011, di cui appena sette all’estero) si occupa dell’assicurazione del credito, il Simest del finanziamento dell’export (ma a volte sostiene pure le delocalizzazioni, come nel caso della Montefibre di Porto Marghera). Lo Stato italiano spende, così, quasi 450 milioni all’anno – contro i 320 della Francia – e stipendi oltre 2 mila addetti , disperdendo risorse teoricamente destinate alla promozione del made in Italy.

Se le istituzioni italiane operassero con la stessa efficienza di quelle tedesche – sostiene lo studio – si potrebbero ottenere gli stessi risultati col 66% di costi in meno.

Già ridotta per legge a 450 unità (attualmente 438 ), l’Italian Trade Agency occupa la maggior parte dei dipendenti in Italia con età media superiore ai 50 anni, mentre nelle sedi estere lavorano un capo missione e complessivamente 413 trade analist madrelingua assunti con contratti esteri. I costi istituzionali (spese di funzionamento più esborsi obbligatori) ammontano a 77,1 milioni di euro, solo uno in meno del valore complessivo del programma di promozione: 78 milioni.


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"La privatizzazione può essere la soluzione"

«A volte il via libera per la pubblicazione del rapporto sul mercato di un certo Paese deve per forza passare da Roma con tempi lunghi», ricorda Fabrizio Onida, amministratore straordinario e presidente dell’Ice tra il 1995 e il 2001, «il vero problema è che l’Istituto non può sottrarsi a dei compiti istituzionali. Così se un ente locale chiama e dice: “Vogliamo mandare una delegazione a Kuala Lumpur”, si finisce per perdere tempo per organizzare incontri con i rappresentanti locali di personaggi che sono lì spesso per fare turismo economico e magari non parlano nemmeno inglese. Per aiutare l’ICE bisognerebbe “privatizzarla”, nel senso di trasformarla in un ente giuridico economico o in una spa, come la Sace che gode di maggiore libertà d’azione». «Quello che l’Ice sa fare al meglio», secondo Onida, professore emerito di International Economics alla Bocconi, «è la promozione, mentre ha pochi mezzi per fare quella che in gergo si chiama “assistenza tecnica”. Anche perché ormai dopo essere entrata in contatto con un mercato, se un’azienda decide di aggredirlo si rivolge a consulenti privati. In Cina, ad esempio, ce ne sono numerosi. Mentre l’ente pubblico può rivelarsi utile su piazze più piccole e meno battute».


Verso i modelli dei Paesi concorrenti

«Stiamo lavorando sempre di più sullo one-to-one», spiega il presidente Riccardo Maria Monti, ma le pmi che non possono permettersi grosse spese per penetrare in un Paese sono le più svantaggiate. «In realtà sono proprio le piccole aziende il nostro mercato di riferimento, ma ci manca una rete territoriale per seguirle da vicino», dischiara Monti , «ci stiamo provando con un roadshow, ma servirebbe un’integrazione con le camere di commercio come avviene nel modello tedesco. Lì le camere fanno da rete nazionale e German Trade and Invest (Gtai) sfrutta la massa critica sul piano internazionale».

Critici anche i rapporti con le ambasciate: «Ai miei tempi avevamo difficoltà persino a far accreditare i responsabili degli uffici all’estero come personale diplomatico, alcuni dovevano richiedere il permesso di soggiorno», è la testimonianza dell’ex numero uno Onida, «peraltro le ambasciate invidiavano l’Ice perché poteva assumere personale locale». «Il nuovo corso dell’Ice è improntato ai modelli più moderni di trade promotion agency», conclude il presidente della rinascita Monti, «non più solo fiere, ma anche accordi con la gdo, investimenti inecommerce (sono nate da poco le piattaforme Italydock e Storytalia, ndr) e sempre più iniziative di incoming per far scoprire i nostri prodotti in loco. Ripartiamo da queste quattro linee di modernità insieme con una quinta appena partita: la promozione di occasioni di investimento».

Anche in questo caso però l'Italia ha accumulato un ritardo rispetto ai competitor stranieri. L’Italia attira 20-25 miliardi all’anno a fronte di 389 miliardi di export di beni e servizi nel 2013 e mentre si cerca di coordinare Ice, Sace e Simest sotto il cappello della Cdp, in Germania l’attuale struttura unificata del Gtai esiste dal 2009. Nel Regno Unito, invece, la Trade Partners Uk e la Invest Uk si sono fuse nel 1999 per formare la Uk Trade and Investment.


Finanziamento pubblico

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I ricavi e i contributi privati non arrivano a coprire la metà dei costi della struttura. L'ente ha ricevuto in 100 milioni di euro l’anno fino al 2014, cifra aumentata a 130 milioni per il 2015 da un emendamento alla Legge di Stabilità [2]. Previsti dallo stesso emendamento anche i finanziamenti per il 2016, (50 milioni) e 2017 (40) milioni.

Tanto o poco?

Dall’ultimo bilancio dell’Icex [3] , il corrispettivo iberico dell’Ice, emerge una situazione simile: 200 milioni di euro concessi nel 2010, di cui 47 destinati al mantenimento dell’agenzia, composta da circa 600 dipendenti spalmati su 100 uffici esteri e ben 31 nazionali. A giudicare dal Plan integrado de refuerzo de las exportactiones y de las inversiones extranjeras di fine dicembre 2011, che conferisce all’Icex altri 100 milioni di euro, i risultati sono stati al di sotto delle attese. Una fonte giornalistica iberica racconta al quotidiano online Linkiesta che fino a poco tempo fa, soltanto a San Paolo le Comunità autonome spagnole avevano 11 uffici, mentre ora la Regione di Valencia è stata la prima a tagliare i propri per integrarli all’istituto nazionale, che dipende dal ministero dell’Economia.

La transalpina Ubifrance nel 2011 ha ricevuto, come previsto dall’Assemblea nazionale, 104 milioni di euro (+14,2% sul 2010), fondi necessari a mantenere 80 uffici in 60 Paesi e 1.400 dipendenti. L’agenzia ha seguito 20mila imprese, ha partecipato a 813 eventi promozionali collettivi accompagnando 13.800 aziende, e ha realizzato 3.400 missioni individuali promozionali. Ha inoltre impegnato 7mila stagisti attraverso il Vie (Volontariat internazional en enterprise). Ubifrance ha siglato un Programma 2012-2014che prevede un aumento delle consulenze a quota 60mila imprese e l’obiettivo della conclusione di almeno un contratto su tre società seguite dall’agenzia.

C'è una differenza rilevante con l'agenzia francese: il rapporto sull’attività 2011, rivela che è proprio da Vie che arriva la maggior parte delle entrate, ossia 177 milioni di euro pagati dalle imprese per ingaggiare una persona all’estero da 6 a 24 mesi per creare una struttura o ampliare il proprio business. Il modello francese ha permesso di chiudere il 2011 in utile per 262mila euro.


Fonti

http://www.ice.gov.it/

http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/qef/2013-0196/index.html

http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/qef/2013-0196/QEF_196.pdf

http://it.wikipedia.org/wiki/Istituto_nazionale_per_il_commercio_estero

http://www.linkiesta.it/istituto-commercio-estero-ice-ente-inutile-soppressione

http://www.iltempo.it/economia/2014/11/22/il-governo-trova-i-soldi-per-l-ice-che-doveva-chiudere-per-sprechi-1.1348015

http://www.lettera43.it/economia/affari/29945/frattini-e-romani-si-accordano-su-ice.htm

http://www.lettera43.it/economia/macro/enti-inutili-a-carico-dei-contribuenti_43675120329.htm

http://www.capiredavverolacrisi.com/se-anche-lexport-diventa-un-business-per-burocrati-statali/

http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2011-07-04/soppresso-liquidati-enti-dissesto-233336.shtml?uuid=Aa0svLlD

http://businesspeople.it/Business/Economia/L-Ice-che-non-c-e_73174