Eventi sportivi e Olimpiadi: sprechi e strutture abbandonate

Da WikiSpesa.
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Grandi eventi, grandi sprechi

I cosiddetti grandi eventi sportivi in Italia sono stati storicamente gestiti in modo dispendioso per le casse pubbliche.

Il bilancio di previsione di Palazzo Chigi del 2014 presentava ancora una voce che faceva riferimento ai mutui accesi con la legge 65 del 1987 per la costruzione degli stadi. Il conto è di 61 milioni e 200 mila euro, pagati anche nel 2013 e nel 2012, nel 2011 erano 55 milioni e 60 nel 2010. Ma sono solo i residui di un costo che complessivamente aveva raggiunto i 3,74 miliardi di euro, corrispondenti con la rivalutazione Istat del 2014 a quasi 7 miliardi e mezzo. Lo Stato italiano spese per le infrastrutture l‘84 per cento in più del budget preventivato, opere oggi inutilizzate, abbandonate o persino demolite.

Nel 2006 le Olimpiadi invernali di Torino costarono più di un miliardo di euro in appalti e molte delle infrastrutture costruite risultano inutilizzate e con alti costi di manutenzione, come la pista olimpica di Cesana Pariol, tracciato per bob, costata 110 milioni di € (preventivo di 60 milioni) e ne servirebbero 15 per il ripristino dei luoghi in sede preolimpica.

Le olimpiadi di Torino hanno comportato costi per più di 3 miliardi e le entrate direttamente legate alla manifestazione (diritti tv, vendita dei biglietti, ecc) hanno portato ricavi per circa un miliardo.

A Roma, lo spreco più ingente relativo all'organizzazione dei mondiali di nuoto del 2009, è la Città dello Sport di Tor Vergata, opera incompiuta che si sarebbe dovuta comporre di un palasport con 8mila posti, un edificio palanuoto con 4mila posti, una piscina olimpionica esterna con tribune fisse per 3mila posti e una pista di atletica.

Anche in questo caso l'epilogo conferma la sistematicità degli sprechi: rispetto al progetto redatto inizialmente dal SIIT (Servizi Integrati Infrastrutture e Trasporti) del Lazio che prevedeva 120 milioni di euro di spesa, quello successivamente approvato nel 2006 costava il doppio, 240 milioni di euro. Dopo l’approvazione (settembre 2006) il Comune di Roma chiese a Calatrava un’ulteriore stesura del progetto, per rendere candidabile la capitale alle Olimpiadi del 2016, col fine quindi di adeguarlo agli standard olimpici. La stesura definitiva venne passata al Comitato Tecnico e Amministrativo del Provveditorato alle Opere Pubbliche il 5 febbraio del 2007 con il risultato che la spesa aumentò raggiungendo i 323 milioni di euro, di cui circa 239 per lavori. Il progetto definitivo venne autorizzato il 25 febbraio del 2009 con dei cambiamenti rispetto al progetto iniziale (due edifici vengono alzati a 76 metri e il palazzetto dello sport ingrandito per ospitare 15mila spettatori, ossia 7mila in più) e l’importo definitivo del prospetto raggiunge i 607.983.772 euro.

Infine, nel 2009, si svolse la sedicesima edizione dei Giochi del Mediterraneo a Pescara: risultarono 37 milioni di euro di buco nel bilancio dei Giochi, mentre venne nominato un Comitato organizzatore composto da 78 membri, quando per le Olimpiadi di Atene ne bastarono 18.


Italia '90

Quando l'Italia si aggiudicò la gara per ospitare i mondiali disponeva di stadi antiquati inadatti alle competizioni internazionali, se non fatiscenti. Per tanto si rese necessaria la ristrutturazione delle strutture e in alcuni casi la totale ricostruzione.

Vennero così costruiti ex novo gli stadi San Nicola di Bari e il Delle Alpi di Torino.

Le dodici città che ospitarono le gare furono oltre a Bari e Torino, Bologna, Cagliari, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Udine e Roma.

La spesa necessaria per le infrastrutture sportive fu di 1 miliardo e 250 milioni di lire, anche se circolano stime anche molto più alte, smentite ma in alcuni casi difficilmente verificabili.

Venne speso l'85 % in più rispetto al budget preventivato, giustificato dagli organizzatori come conseguenza della ristrettezza dei tempi per completare i lavori entro le scadenze, condizione che avrebbe anche impedito di indire gare d'appalto per l'affidamento dei lavori. Così si verificarono sovrapprezzi conseguenti a fenomeni di speculazione edilizia.


Lo stadio delle Alpi di Torino

Costato 226 miliardi di lire il Delle Alpi sarebbe dovuto essere uno stadio avveniristico, eppure venne chiuso nel 2006 e demolito nel 2009. Lo stadio, da 69.041 posti a sedere, tre anelli e una pista di atletica, presentava infatti un'eccessiva distanza del pubblico dal campo di gioco limitante per lo spettacolo delle partite; il costo di manutenzione risultava inoltre molto elevato e l'impianto d'irrigazione era stato progettato male e provocava allagamenti del manto erboso. Al Delle Alpi di Torino vennero dispute cinque partite di Italia '90.

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Al suo posto è stato costruito il nuovo stadio di proprietà della Juventus (41mila posti, senza pista di atletica), progettato su misura per le esigenze della società, che lo gestisce privatamente.


Stadio San Paolo di Napoli

Lo stadio non è stato demolito e ospita le partite del Napoli Calcio, tuttavia accusa notevoli problemi strutturali che hanno costretto la chiusura al pubblico del terzo anello, realizzato proprio in occasione dei mondiali del '90. La ragione della chiusura del settore più alto dello stadio, apparentemente bizzarra ma preoccuoante, è stata la generazione di onde sismiche pericolose per gli edifici circostanti conseguenti ai festeggiamenti dei tifosi che occupavano il terzo anello. Effettivamente la costruzione in ferro del settore è direttamente collegata ai piloni che reggono la copertura dello stadio.


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Stadio San Nicola di Bari

Dall'aspetto futuristico, lo stadio venne realizzato appositamente per i mondiali del '90 e venne progettato da Renzo Piano, il quale ribattezzò la struttura "Astronave" per via della forma avveniristica che ricorda quella delle astronavi dei film. La copertura in Teflon dell'impianto ha provocato numerosi problemi a causa della scarsa resistenza agli agenti atmosferici in particolare al vento che l'ha sradicata. Anche i costi di manutenzione richiedono un'elevata spesa.


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Lo spreco di risorse in opere pubbliche non ha riguardato solo gli stadi ma anche altre infrastrutture collegate, come i maxi parcheggi di Palermo aperti a mondiale terminato e sotto-utilizzati, e opere funzionali alla mobilità e turistiche, come il caso dell'imponente hotel a Ponte Lambro, Milano, iniziato e mai terminato, ecomostro demolito nel 2002, costato 10 miliardi di lire.


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La stazione ferroviaria romana di Farneto, costruita in via dei Monti della Farnesina a Roma, venne invece terminata, ma utilizzata solo quattro giorni, per il transito di 12 convogli. Chiusa a ottobre dello stesso 1990, è costata 15 miliardi di lire. Dall'aprile del 2008 è occupata dell'associazione Casapound.


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Ancora a Roma venne costruito l'Air Terminal Ostiense (costo 350 miliardi lire, 180 milioni di euro) , progettato come snodo che avrebbe fornito alla città anche dopo i mondiali un'infrastruttura importante per collegare la città all'aeroporto di Fiumicino; tuttavia rimase in funzione solo alcune settimane e chiuso definitivamente nel 2003 a causa della scomodità per raggiungere lo scalo Leonardo Da Vinci rispetto alla Stazione Termini.

Nel 2012 è stato recuperato dalla fatiscenza dall'imprenditore Oscar Farinetti per la realizzazione di uno store della catena di cibi di qualità “Eataly” e successivamente utilizzato anche come stazione di partenza dei treni veloci del Consorzio Italo.


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A Napoli, tre ponti a Fuorigrotta, realizzati per i mondiali del 90', sono stati demoliti nel 2012 in quanto mai utilizzati e il ferro recuperato dalla demolizione è almeno servito per ammortizzare i costi della stessa demolizione.


Torino 2006: la pista di Cesana Pariol

Nel 2006 le Olimpiadi invernali di Torino costarono più di un miliardo di euro in appalti e molte delle infrastrutture costruite risultano inutilizzate e con alti costi di manutenzione, come la pista olimpica di Cesana Pariol, tracciato per bob, costata 110 milioni di € (preventivo di 60 milioni) e ne servirebbero 15 per il ripristino dei luoghi in sede pre olimpica.

Le olimpiadi invernali di Torino costarono complessivamente più di 3 miliardi ottenendo entrate direttamente legate alla manifestazione (diritti tv, vendita dei biglietti, ecc) che hanno portato ricavi per circa un miliardo.

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Tra i casi più significativi di spreco, quello riguardante la pista olimpica di Cesana Pariol, un tracciato per bob, slittino e skeleton che si trova a Cesana Torinese, in provincia di Torino. Costruita nel 2005, ha ospitato i XX Giochi olimpici invernali, la Coppa del Mondo di bob 2009 e 2011 i Campionati mondiali di slittino 2011, da allora inutilizzata e in stato di abbandono.


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110 milioni di € è stato il costo a consuntivo della pista (preventivo di 60 milioni).

L’impianto è in perdita per 450 mila euro l’anno; un bacino di utenza troppo ristretto non garantisce infatti entrate rilevanti. L’ultima volta che la pista è stata ghiacciata è stata in occasione dei mondiali di slittino del 2011 e sono stati contati circa cento spettatori [1].

Ad oggi, considerato l'inutilizzo della struttura, è stato preventivato il ripristino dei luoghi in sede preolimpica, per un costo di 15 milioni di €.

Prima di decidere la costruzione della pista a Cesana, era stato ipotizzato di servirsi dell’impianto di La Plagne, costruito nel 1992 in occasione dei Giochi olimpici invernali di Albertville (Francia). Valentino Castellani, sindaco di Torino fino al 2001 e poi presidente del comitato organizzatore dei Giochi olimpici (Toroc), ha spiegato in un'intervista nel 2010[2] che la provincia di Torino, alcuni sindaci della Val di Susa e il CONI si opposero a questa ipotesi e fecero pressione per la costruzione della nuova pista piemontese.


Roma 2024?

La storica e sistematica ricorrenza degli sprechi pubblici conseguenti all'organizzazione dei grandi eventi in Italia (ma si sono verificati numerosi casi analoghi in altre nazioni), non ha fermato la propensione irrinunciabile della politica nazionale e locale ad esaltare le candidature per i grandi eventi specialmente sportivi. La storia recente ha visto il ritiro della candidatura di Roma per le olimpiadi 2020, stoppata nel febbraio 2012 dal governo tecnico presieduto da Mario Monti, che non firmò la lettera di garanzia valida per la candidatura.

Nel 2014 si è riproposta l'occasione, prontamente colta dall'esecutivo Renzi, di candidare l'Italia a Paese ospitante delle Olimpiadi 2024: "Il 15 dicembre annunceremo un sogno" ha dichiarato il presidente del consiglio.

Alla luce però degli sprechi dei grandi eventi sportivi passati, ancora evidenti nelle opere incompiute e nelle strutture abbandonate, la decisione è stata accolta in parte con scetticismo.

Il rischio è infatti che il governo disperda attenzione e risorse verso iniziative non prioritarie perdendo così di vista le necessità più impellenti, tra le quali rendere efficienti le funzioni essenziali dello Stato: per farlo il governo si era infatti proposto di ridurre, tramite la spending review, il costo delle funzioni che essenziali non lo sono. Ma il presidente del consiglio si è detto molto ottimista: "Se riusciamo a rimettere in moto il fisco e la Pubblica amministrazione, che paura volete che facciano le Olimpiadi? Organizzarle sarà più facile".


Fonti

http://www.ilgiornale.it/news/olimpiadi-pericolo-scampatosprechi-e-progetti-mai-finiti.html

http://www.libreidee.org/2010/01/torino-2006-gia-in-disarmo-gli-impianti-olimpionici/

http://www.lospiffero.com/buco-della-serratura/inchiestale-olimpiadi-un-magna-magna-3118.html

http://inchieste.repubblica.it/static/rep-locali/inchieste/includes/inchieste-nav.html?iframeUrl=http%3A%2F%2Fespresso.repubblica.it%2Fdettaglio%2Fe%2Dtorino%2Drottama%2Dgli%2Dimpianti%2F2173823&inchiesta=%2Fit%2Fespresso%2F2012%2F02%2F10%2Fnews%2Flo_spreco_olimpico%2D29644899%2F

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/11/18/olimpiadi-low-cost-nuova-idea-cio-cosi-roma-2024-possibile/1219168/

http://www.nonsprecare.it/paghiamo-ancora-paghiamo-il-conto-dei-mondiali-90-e-il-buco-delle-olimpiadi-della-neve-del-2006

http://wikispesa.costodellostato.it/Mondiali_Italia_'90._Sprechi,_opere_incompiute,_mutui_accesi_al_2014