Diplomazia italiana

Da WikiSpesa.
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In Italia la carriera diplomatica, nella quale sono inquadrati gli agenti diplomatici e consolari, costituisce una carriera speciale nell'ambito della pubblica amministrazione, alla quale si accede per concorso. Si diviene diplomatici prevalentemente attraverso il distacco come funzionari del Ministero degli esteri ed anche degli altri ministeri, per passare a svolgere la funzione di consiglieri diplomatici, operando nelle relazioni internazionali connesse alle istituzioni e alle aziende pubbliche.


Stipendi


La tabella seguente riporta le remunerazioni mensili nette da tasse degli ambasciatori italiani e di ciascuna delle capitali dei tre paesi più ricchi di ogni continente, più i rappresentanti all’Onu di Ginevra e New York.

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“A”: Ambasciatore; “MP”: Ministro Plenipotenziario; “C”: Consigliere
2: “ISE”: “Indennità di Servizio all’Estero”


I dati rivelano che le remunerazioni nette italiane sono mediamente triple rispetto all'Europa e all'America del Nord e due volte e mezzo rispetto a quelle tedesche (colonna 6). Sia in Germania, sia in Italia, la remunerazione totale di un ambasciatore si compone di uno stipendio metropolitano e di una indennità di servizio all’estero (“Ise” in Italia). Quest’ ultima varia secondo il costo della vita e la pericolosità della sede.

Gli ambasciatori di entrambi i paesi hanno inoltre diritto all’abitazione, anche se nel caso italiano sono stati registrati privilegi dal costo ingente. Uno dei casi che ha destato maggior clamore è stato riportato da Wall Street Italia che riferisce che il rappresentante italiano alle Nazioni Unite di Ginevra, che già percepisce uno stipendio netto pari a quasi due volte e mezzo il suo collega tedesco, risiede in una villa con 12 bagni da 22 mila euro di affitto mensili.


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Gli ambasciatori italiani hanno diritto anche a un’ indennità per le spese di rappresentanza (non riportata in tabella, perché sottoposta a rendicontazione), che varia dai 4 mila euro mensili a Pretoria ai 22 mila euro previsti a Tokyo. La sproporzionalità della remunerazione prevista in Italia risulta evidente soprattutto dal confronto fra gli stipendi del primo ministro tedesco e l'ambasciatore italiano a Berlino: la cancelliera tedesca Angela Merkel riceve dallo Stato tedesco 9.072,43 netti mensili per ricoprire la più alta carica governativa in una nazione con 80 milioni di cittadini, mentre l'ambasciatore italiano a Berlino percepisce 20 mila euro netti mensili e governa una sede diplomatica di 58 persone.


Mancata spending review


Nonostante i privilegi che contraddistinguono l'organizzazione diplomatica italiana, il parlamento italiano non ha decretato tagli di spesa relativi al personale nemmeno in concomitanza di provvedimenti di revisione di spesa, ma ne è stata piuttosto dichiarata la presunta impossibilità, se non a scapito della garanzia delle fondamentali attività diplomatiche.

Nella primavera del 2012, la commissione incaricata di fare proposte per la razionalizzazione della spesa del Ministero degli Esteri in vista della spending review del governo Monti, scriveva: “Va ricordato che il bilancio del MAE è composto per l’83,3 per cento da voci non rimodulabili (retribuzioni del personale) oppure rimodulabili solo parzialmente e comunque previa modifica di norme legislative (contributi obbligatori e Ise)[…]. L’obiettivo che la Commissione si è posto non è quello di creare ulteriore risparmio netto, dal momento che le risorse della Farnesina, anche sulla base dei citati confronti internazionali, non paiono ulteriormente comprimibili se non a prezzo di un drastico ridimensionamento della proiezione internazionale del Paese“. Il bilancio della Farnesina è di circa 1,837 miliardi di euro. Di questa somma circa 430 milioni sono impegnati per la voce dei costi dell'Ise, ossia l’Indennizzo di sede all'estero del personale diplomatico, consolare e amministrativo del Ministero.

L'unica riduzione di spesa della rete consolare, eppure, è stata la chiusura di sedi e sportelli (in Albania, Australia, Croazia, Egitto, Francia, Germania, Paesi Bassi, Slovenia, Svizzera, Stati Uniti e Romania) per un risparmio di 5 milioni che non risolve l'inefficienza complessiva. l'Italia ha 325 sedi estere, più dei cinquanta Stati Uniti d'America sommati (271), di cui 126 ambasciate, 97 uffici consolari, 92 istituti di cultura, 9 rappresentanze permanenti e una delegazione diplomatica speciale.


La spesa per il personale: un'anomalia italiana


E' la spesa destinata al personale la più influente sul bilancio complessivo: lo Stato stipendia 906 diplomatici (di cui 522 all’estero e 387 in sede), 41 dirigenti, 3.457 addetti alle aree funzionali, 2.583 come personale di ruolo e 971 di ruolo presso altre amministrazioni. Si aggiungono inoltre specificità italiane riguardanti privilegi ingiustificati tali per cui, per esempio, quando il personale di ruolo – diplomatico e non – è all’estero, incassa regolarmente sia la retribuzione per la missione, sia lo stipendio “metropolitano”, trattamento che vale per tutti i 4.752 dipendenti di ruolo (di cui 2.853 in missione all’estero, 1.989 nella sede centrale a Roma).

Alle dipendenze dello Stato vi sono poi 2.400 impiegati assunti a contratto, di cui 800 a contratto italiano ed il resto con contratto stipulato secondo la legge e le tariffe del Paese di accoglienza. L’anomalia italiana deriva dal fatto che più della metà di tutto il personale in servizio all’estero viene mandato dall’Italia, circa il 60 per cento, mentre il restante 40 per cento viene assunto e pagato con contratti e tariffe locali. Lo stesso rapporto rapporto risulta invertito negli altri Paesi, che, al contrario, con punte fino all’80 per cento, privilegiano l’utilizzo di personale locale presso le proprie strutture estere. L'organizzazione italiana produce così il doppio risultato di far accrescere i costi del personale e creare situazioni paradossali, spesso difficili da giustificare e gestire: ci sono lavoratori che svolgono la stessa mansione nello stesso posto ma uno guadagna meno del 10 per cento dell’altro. E' il caso dell’ambasciata di New Delhi dove gli stipendi lordi corrisposti a un impiegato a contratto con mansioni esecutive di cittadinanza indiana è di 6mila euro lordi l’anno, contro i 54mila lordi percepiti per la stessa mansione dall’impiegato di nazionalità italiana assunto localmente e gli 80.000 euro (esentasse) del funzionario mandato in missione da Roma.


Fonti

http://www.lavoce.info/costi-della-politica-privilegi-diplomazia-ambasciatori/

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/10/casta-esportazione-diplomatici-italiani-guadagnano-merkel-sarkozy/176495/

http://www.wallstreetitalia.com/article/1658006/sprechi/sprechi-farnesina-a-ginevra-villa-da-264-mila-euro-l-anno.aspx

http://www.lacritica.org/politica-2/i-numerosi-sprechi-clientele-ed-inefficenze-del-ministero-degli-esteri/

http://www.esteri.it/MAE/IT/Ministero/Trasparenza_Comunicazioni_Legali/Personale/Informazioni_Dirigenti/Retribuzioni_dirigenziali_MAE.htm

http://it.wikipedia.org/wiki/Carriera_diplomatica_(Italia)

http://www.bundesfinanzministerium.de/bundeshaushalt2012/pdf/2011/epl05.pdf


http://oeffentlicher-dienst.info/beamte/bund/