Depuratore di Molfetta (Bari)

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Struttura mai entrata in funzione

La realizzazione dell'impianto di affinamento delle acque reflue, nell'ambito del programma operativo Puglia 1991-1993, era stata affidata al Consorzio di Bonifica Terre d'Apulia nel 1994 e avrebbe dovuto risolvere il problema dei reflui, che, affinati, sarebbero stati impiegati per fini irrigui, e che, invece, dopo i trattamenti continuano a finire in mare. E' stata allora avviata la costruzione di una condotta sottomarina per quantomeno portare i reflui più al largo.

Dalla Procura di Trani che avviato un'indagine è stato accertato "l'attuale e persistente stato di degrado ed abbandono dell'impianto di depurazione di Molfetta che, di fatto, non riesce a garantire il trattamento delle acque reflue ricevute, sicché vi è una sostanziale identità tra le acque in entrata nel processo depurativo e quelle scaricate in mare. Tale situazione determina un perdurante inquinamento delle acque marine del litorale molfettese.


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"Tutto ciò - spiegano dalla Procura - a fronte del pagamento alla società conduttrice, da parte dell'amministrazione comunale, di un canone annuo di circa 170.000 euro e l'erogazione di ingenti risorse pubbliche (oltre 2 milioni e 700.000 euro) finalizzate alla realizzazione delle necessarie opere di adeguamento ed ammodernamento le quali, tuttavia, non sono mai state portate a termine e non risultano mai essere state collaudate".


Sequestro

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Sarebbe dovuto essere messo a norma, è stato più volte annunciato. E' stato sempre infatti non funzionante il trattamento delle acque reflue, che così come entravano venivano poi scaricate in mare, con fanghi di scarto che finivano nei campi e gas in atmosfera. Così, a seguito del decreto di sequestro emesso dal gip del tribunale di Trani, su richiesta del sostituto procuratore Antonio Savasta. sono stati posti i sigilli al depuratore di Molfetta.

La facoltà d'uso è autorizzata a condizione che si proceda all'immediata attuazione di una serie di prescrizioni. L'impianto, che scarica nell'oasi naturale di Torre Calderina tra Bisceglie e Molfetta, "deturpa le bellezze naturali" e viene definito "obsoleto, praticamente abbandonato, non più in condizioni di operare efficacemente" .

Numerose erano effettivamente state le denunce fatte da privati cittadini e associazioni ambientaliste.

Secondo l'accusa, sarebbero state scaricate in mare acque reflue e non depurate con valori chimici superiori a quelli limite, e depositati senza autorizzazioni i fanghi prodotti dall'impianto.

Secondo la Guardia Costiera, sull'impianto, gestito dalla società in liquidazione "Eurodepuratori", i controlli della pubblica amministrazione sono stati "inefficaci" e le modalità di appalto per il suo adeguamento "discutibili".

L'area interessata, è scritto nei verbali, "sembrava una fogna a cielo aperto". Nei verbali il gip si sofferma sul fatto che per il potenziamento dell'impianto "sono stati spesi fior di milioni di euro, senza alcun risultato concreto".

Inoltre, secondo quanto si legge nelle carte dell'inchiesta "non si è riusciti neppure a collaudare, in tanti anni, quelle minime opere appaltate e (sembra) realizzate, mai comunque entrate in funzione. Non si è riusciti ancora ad operare il trapasso dalla conduzione dell'impianto da una società da anni in liquidazione ormai praticamente disinteressata a quella conduzione, all'Acquedotto pugliese, l'unico ente in condizioni da poter garantire allo stato una efficiente gestione".

Risultano otto gli indagati. Tra questi due ex dirigenti del comune di Molfetta Vincenzo Balducci e Rocco Altomare, il rappresentante legale di Eurodepuratori Fulvio D'Attanasio, il presidente Gennaro Pisano, la dirigente del servizio tutela acque della Regione Puglia Maria Antonia Iannarelli, il presidente dell'autorità idrica pugliese, Paolo Perrone, il direttore generale Vito Colucci e la funzionaria tecnica Cecilia Passeri.

Il sindaco di Molfetta, Paola Natalicchio, in una nota ha spiegato che aveva "già denunciato la gravità della situazione ereditata" dalla sua amministrazione sul "malfunzionamento grave e oggettivo" del depuratore sequestrato dalla magistratura tranese. Il sindaco ha espresso "piena collaborazione con le attività degli inquirenti". "Sono certa - ha dichiarato il sindaco - che anche in piena ottemperanza al provvedimento di sequestro della Procura di Trani, che ha concesso la facoltà d'uso dell'impianto, i lavori di manutenzione straordinaria concordati non si fermeranno. Le nostre finalità sono le stesse degli inquirenti: la tutela dell'ambiente, della salute dei cittadini e la sicurezza del nostro mare. Il nostro impegno a vigilare e governare questa complessa situazione dopo anni di inerzia sarà costante ora più che mai". [1]


Non l'unico caso in Puglia

Nell'ambito della stessa indagine, sono stati ingaggiati anche degli operatori subacquei della Guardia costiera che hanno proceduto a ispezionare oltre ai fondali prospicienti lo scarico di Molfetta, quelli relativi ad altri impianti depurativi del litorale nord-barese, allo scopo di accertare e documentare gli effetti di eventuali fonti inquinanti. Le risultanze degli accertamenti sono state quindi sottoposte al vaglio dell'Autorità giudiziaria inquirente.

Così, i sigilli sono stati apposti non solo al depuratore di Molfetta ma anche a quelli di Andria, di Bisceglie e di Trani.

A Trani Il sequestro è stato eseguito, su ordine del magistrato Antonio Savasta, dal nucleo di polizia giudiziaria della guardia costiera di Bari.

Le indagini, come nel caso di Molfetta, hanno evidenziato il mancato completamento della condotta da parte della ditta appaltatrice dei lavori e dell'amministrazione comunale, nonostante gli inviti a provvedere formulati dalla regione Puglia e dalla commissione di collaudo. Il sospetto degli investigatori è che ci sia un inadempimento contrattuale e anche la non idoneità allo stato per un collegamento all'impianto di depurazione. Di fatto l'opera potrebbe risultare inutile nonostante in parte già pagata.

Due funzionari dell'amministrazione comunale al tempo in carica risultano indagati. Per l'accusa non avrebbero fatto nulla per consentire il completamento dei lavori dell'opera.

Secondo l'accusa il depuratore di Trani veniva "impiegato nella assoluta illegalità attentando quotidianamente alla salute pubblica". L'impianto cittadino, a detta degli investigatori, occupa illegittimamente parte del demanio marittimo in quanto il comune, proprietario dell'impianto, non è titolare di alcun titolo che ne legittimi l'occupazione. Così scarico dei reflui dunque avviene senza autorizzazione.


Fonti

https://www.youtube.com/watch?v=Yn-voyVEkYM

https://www.youtube.com/watch?v=9GeRgIEjPS8

http://www.molfettaviva.it/notizie/l-impianto-di-affinamento-dei-reflui-un-monumento-allo-spreco-di-denaro/

http://www.molfettaviva.it/notizie/l-impianto-di-affinamento-dei-reflui-un-monumento-allo-spreco-di-denaro/

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2014/07/18/depuratore-trani-sigilli-alla-condotta-opera-finanziata-mai-in-funzioneBari13.html

HYPERLINK http://www.molfettaviva.it/notizie/l-impianto-di-affinamento-dei-reflui-un-monumento-allo-sprec