Autoporto di Roseto degli Abruzzi

Da WikiSpesa.
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L’autoporto di Roseto degli Abruzzi è stato collaudato nel 2002, ma non è mai entrato in funzione.

La struttura

Nel 1996 il Comune iniziò a lavorare per far nascere un’area produttiva nei pressi dell'uscita autostradale di Roseto degli Abruzzi sulla A14 in località S. Lucia. Nel 2002 veniva così collaudato un autoporto che offriva aree e servizi di sosta e parcheggio, un edificio diurno, uno per controllare gli accessi e un piano di carico. La struttura è collegata con la A14, la SS 16, la Statale Provinciale Villa - Vomano - Roseto ed il raccordo A24 direzione Roma; inoltre sorge non distante dal porto di Giulianova e dall'autoporto di S. Salvo [1]. Non ci sono cifre ufficiali riguardo al costo totale dei lavori: alcune indicano 13 [2], altri 15 [3] miliardi di lire.

L’inattività

L’autoporto pur se completato risulta inattivo e esposto all’abbandono e all’incuria. Nel 2005 Confesercenti lo presentava come uno dei 100 casi di sprechi eclatanti della spesa pubblica, ricordando di come in principio fosse stato indicato come "strumento strategico per la mobilità delle merci in Abruzzo” e “progettato a tamburo battente” [4]. Nel marzo 2012 il consigliere regionale del Pd, Claudio Ruffini, presentava al Consiglio regionale una interpellanza sulla gestione degli impianti logistici di Roseto degli Abruzzi e di San Salvo, entrambi abbandonati. "Il provvedimento – scriveva il consigliere del Pd – è stato necessario perché, da diversi anni, sono stati realizzati, e quindi collaudati, i lavori degli autoporti di Roseto e San Salvo, ma, come è noto, ad oggi, non è stata formalizzata nessuna forma di gestione per tali strutture, con la conseguenza che gli stessi sono soggetti ad avaria ed esposti persino ad atti di vandalismo" [5].

La zona artigianale

Oltre alla realizzazione dell’autoporto, l’Amministrazione comunale aveva convinto diverse aziende a impiantarsi nell’area adiacente all’autoporto con la promessa che quel distretto sarebbe diventato “il cuore pulsante dell'economia rosetana”. Per realizzare l’autoporto e l’adiacente zona artigianale, il Comune di Roseto degli Abruzzi procedette così ad espropriare alcuni terreni privati. Nel febbraio 2001 ai proprietari dei terreni veniva notificato l’esproprio e riconosciuta un’indennità; ma questa non venne considerata adeguata e si aprì così una controversia con il Comune. Successivamente, nel 2004, l’Amministrazione comunale stipulava le convenzioni con le imprese assegnatarie per la cessione in proprietà delle aree produttive, alle quali garantiva di aver rimosso qualsiasi ostacolo burocratico e giudiziario. A distanza di 8 anni le stesse imprese ricevevano una richiesta di pagamento “a titolo di conguaglio per i maggiori oneri derivanti dall’indennità di esproprio richiesto dai proprietari dei terreni di quasi 6 milioni di euro”.[6] Un rischioso inconveniente per delle aziende che già scontano la mancata messa in funzione dell’autoporto di Roseto.

I tre autoporti fantasma

Ma la struttura di Roseto non è l’unico autoporto fantasma in Abruzzo: anche l’autoporto di San Salvo, di dimensioni simili, non è mai stato aperto, pur essendo stato inaugurato. Una simile sorte è spettato al più grande “Centro di smistamento delle merci della Marsica”. In totale questi tre autoporti occupano oltre 466 ettari di superficie complessiva, offrono circa 119mila metri quadrati di aree coperte se si considerano, oltre ai servizi già ultimati, anche quelli progettati, come una multisala cinematografica all’interno del Centro di smistamento merci della Marsica). Eppure oggi per aprire questi tre autoporti, molti dei quali danneggiati dall’incuria, occorrerebbero altri soldi pubblici oltre ai circa 83,5 milioni di euro già spesi finora [7].