"Pensioni d'oro": spesa per trattamenti pensionistici privilegiati

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Trattamenti pensionistici pubblici e beneficiari

Secondo l'indagine effettuata da Istat (dati relativi al 2011 ad eccezione della spesa complessiva aggiornata al 2013) [1] la spesa complessiva per prestazioni pensionistiche è pari a 265.976 miliardi di euro, in costante aumento, così come la sua incidenza sul Pil, equivalente a circa il 17% del prodotto interno lordo.

Le pensioni di vecchiaia assorbono il 71,6% della spesa pensionistica totale, quelle ai superstiti il 14,7%, quelle di invalidità il 4,2%, mentre le pensioni assistenziali pesano per il 7,9% e le indennitarie per l'1,7%.

Il 47,9% delle pensioni è erogato al Nord, il 20,5% nelle regioni del Centro e il restante 31,6% nel Mezzogiorno.

L'importo medio annuo delle pensioni è pari a 11.229 euro, 352 euro in più rispetto al 2010 (+3,2%).

I pensionati sono 16,7 milioni e in media ognuno di essi percepisce 15.957 euro all'anno.

Il 13,3% dei pensionati riceve meno di 500 euro al mese; il 30,8% tra i 500 e i 1.000 euro, il 23,1% tra i 1.000 e i 1.500 euro e il restante 32,8% percepisce un importo superiore ai 1.500 euro.


Le pensioni d'oro

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L'espressione "pensioni d'oro", ricorrente nel dibattito pubblico, è stata coniata per indicare un gruppo minoritario di pensionati ai quali è corrisposto un trattamento pensionistico iniquo e sproporzionato rispetto alla contribuzione versata.

Secondo il Legislatore, si deduce da proposte legislative e provvedimenti in merito, ricadono in tale novero le pensioni di importo superiore a quattordici volte il trattamento minimo.

Tendenzialmente vengono inclusi nella categoria privilegiata 188mila pensionati per una spesa complessiva annua di quasi 16 miliardi di euro sui circa 270 miliardi totali destinati alle pensioni. In base a questo calcolo la soglia per rientrare in quella che viene anche definita come una "casta" è di 4.800 euro lordi al mese (escluso il rateo della tredicesima).

Sulla base dei dati Inps, se si restringe il campo ai redditi da pensione oltre i 6.200 euro mensili, il gruppo si riduce invece a poco più di 32 mila pensionati (per una spesa totale di 6,8 miliardi di euro l'anno), mentre i più privilegiati che ricevono un assegno mensile superiore a 10 mila euro sono circa 11.600 per una spesa di 1,8 miliardi di euro. [2].


Spesa per il trattamento previdenziali degli ex-deputati e senatori

Sono specialmente i trattamenti pensionistici riservati agli ex politici a destare clamore e indignazione nell'opinione pubblica.

Nel 2013 la spesa per il trattamento previdenziale degli ex deputati è stata pari a 136.277.932 euro [3].


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La spesa pensionistica per gli ex-senatori ha registrato invece nel 2013 un aumento del 9,69%, passando da 73.748.667,90 euro a 80.893.600,57 euro [4].


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Le proposte di legge

Il taglio delle pensioni d’oro è un tema ricorrente del dibattito politico, con cadenza estiva.

Nell'estate del 2011 il Governo Berlusconi ha introdotto il cosiddetto “contributo di perequazione” sui trattamenti pensionistici corrisposti da enti gestori di forme di previdenza obbligatorie (art. 18, comma 22 bis, d.l. n. 98 del 2011), stabilendo che, dal 1° agosto 2011 al 31 dicembre 2014, le pensioni d’oro fossero assoggettate ad una decurtazione pari al 5%, 10% e 15% degli importi superiori, rispettivamente, a 90.000 euro, 150.000 euro e 200.000. Si prevedeva inoltre che, a seguito del prelievo, il trattamento pensionistico complessivo non potesse essere comunque inferiore a 90.000 euro lordi annui.

Con la sentenza n. 116 del 2013, la Corte Costituzionale ha dichiarato però l’illegittimità del contributo in quanto “irragionevole e discriminatorio ai danni di una sola categoria di cittadini”. Premessa di tale statuizione è stata la qualificazione del prelievo come tributo, giustificata – almeno secondo la giurisprudenza costituzionale – dal ricorrere di tre elementi caratteristici: la decurtazione è stata stabilita in via autoritativa, è stata applicata in relazione ad un “presupposto economicamente rilevante”, vale a dire la percezione di un reddito di lavoro dipendente ed è stata collegata alla pubblica spesa, perché le risorse resesi così disponibili sono state acquisite al bilancio dello Stato “per raggiungere, nei tempi previsti, gli obiettivi concordati in sede europea, cioè il pareggio di bilancio e, in particolare, la diminuzione del debito pubblico”.

Respinto dalla Consulta, il taglio delle pensioni d’oro è rientrato nel dibattito parlamentare per assumere una nuova forma: nella Legge di Stabilità 2014 (art. 1, comma 486, l. n. 147 del 2013) è stato previsto un prelievo da applicare alle pensioni nei trienni 2014-2016, pari al 6%, 12% e 18% degli importi superiori, rispettivamente, a 91.251,16 euro, 130.358,80 euro e 195.538,20 euro. Nomina sunt consequentia rerum: al cambiamento della denominazione – da “contributo di perequazione” a “contributo di solidarietà” – corrisponde un mutamento nella destinazione delle somme riscosse, non più versate al bilancio dello Stato ma “acquisite dalle competenti gestioni previdenziali obbligatorie, anche al fine di concorrere al finanziamento degli interventi” a sostegno degli esodati.

Applicando i criteri elaborati dalla Corte Costituzionale, ne consegue altresì lo spostamento del baricentro legislativo dall’ambito tributario a quello previdenziale. Trasferire la disciplina legislativa del prelievo da un settore all’altro dell’ordinamento giuridico non ha però posto il provvedimento al riparo dal rischio di una declaratoria d’illegittimità costituzionale: in entrambi i casi, infatti, il Legislatore deve modellare la normativa in maniera tale da trovare un equilibrio tra le esigenze di "solidarietà" tra i consociati (art. 2 Cost.), circoscrivendo le dimensioni quantitative e temporali del prelievo secondo canoni di ragionevolezza (art. 3 Cost.).

Dal novembre del 2013, sono inoltre all’esame in Commissione Lavoro della Camera alcune proposte di legge presentate da Fratelli d’Italia, Lega Nord, M5S, Pd, Scelta Civica e Sel. L’8 gennaio 2014 la Camera ha votato sulle mozioni presentate dalle stesse forze politiche (cui si è aggiunto il Pdl) al fine di promuovere l’introduzione di un prelievo straordinario sui redditi da pensione superiori ad un determinato importo.

L’unica mozione approvata è stata quella del Partito Democratico, nella quale si prevede l’istituzione di un contributo da applicare sulle pensioni di importo superiore a dodici volte il trattamento minimo (72.198,72 euro lordi annui) con un prelievo crescente al crescere del trattamento pensionistico, finalizzato al finanziamento di interventi a favore dei pensionati e dei lavoratori più deboli. L’introduzione di un contributo temporaneo sulle pensioni più elevate rientra inoltre tra gli interventi proposti da Carlo Cottarelli per la revisione della spesa pubblica prevista per l'autunno 2014.


Il piano Cottarelli

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Nel piano di revisione della spesa pubblica elaborato alla fine del 2013 dal commissario Carlo Cottarelli, è presente una voce che da sola vale circa 1,8 miliardi di euro ed è relativa al capitolo-pensioni, all'attenzione del dibattito politico ogni qualvolta si renda necessario il reperimento di risorse per far fronte al dissesto del bilancio statale italiano.

Il piano prevede un risparmio di 200 milioni di euro grazie alla revisione delle rendite previdenziali di guerra, che vengono liquidate agli eredi di chi ha subito menomazioni o è deceduto in un evento bellico. Altri 200 milioni, invece, arriveranno con una modifica dei requisiti contributivi per le lavoratici donne che prima, indipendentemente dall'età, potevano ritirarsi dal lavoro 12 mesi prima degli uomini, cioè con un'anzianità di carriera di 41 anni e mezzo, anziché con 42 anni e sei mesi.

Ma la voce più importante, che dovrebbe generare risparmi per 1,4 miliardi già nel 2014, è l'introduzione di un contributo di solidarietà “sugli assegni Inps più alti”. L'espressione è generica e in attesa di una precisazione, sulla quale il dibattito pubblico ha dapprima avanzato ipotesi.

Il commissario Cottarelli ha infatti anticipato che l'eventuale contributo potrebbe interessare non più del 15% degli assegni attualmente erogati dall'Istituto Nazionale della Previdenza e poiché oltre il 90% degli anziani a riposo prende una pensione al di sotto dei 2.500 euro lordi, molti giornali sono così giunti a una conclusione, ossia che la spending review rischierebbe di andare a toccare le rendite comprese tra 2mila e 2.400 euro lordi che, al netto delle tasse, corrispondono a un importo compreso tra 1.550 e poco meno di 1.800 euro al mese.

L'ipotesi ha provocato subito la reazione dei sindacati e in particolare della Cgil, che ha richiesto di alzare il tetto dei tagli. E' quindi arrivata la pronta smentita del primo ministro Renzi, che ha escluso un intervento sugli assegni inferiori a 3mila euro mensili, senza però a sua volta specificare se lordi o netti.

La misura risulta quindi problematica, in quanto la scelta della soglia coinvolge non solo gli interessi dei pensionati, ma anche delle forze di governo che a seconda dell'ampiezza dei tagli rischiano di perdite più o meno ampie di elettori.

Poiché una decurtazione delle pensioni più alte è già stata varata varata dal governo Letta, non si esclude che il governo decida di seguire opzioni alternative. Un'ipotesi che circola sui quotidiani è che i tagli vengano concentrati soltanto sugli assegni il cui ammontare risulta sproporzionato rispetto alla contribuzione versata durante la carriera, mentre un'altra soluzione possibile è che vi sia un blocco significativo della perequazione automatica, cioè dell'aumento previsto ogni anno per gli assegni Inps, che vengono rivalutati in base all'inflazione dei 12 mesi precedenti. In realtà la perequazione automatica è già stata congelata (in parte) negli anni precedenti, prima ad opera del governo Monti e poi, in forma più attenuata, sotto il governo Letta. Così, l'esecutivo guidato da Matteo Renzi potrebbe procedere in questa direzione, bloccando le rivalutazioni degli assegni che superano una determinata soglia. Si tratta però di una misura che avrebbe effetti non prima del 2015, poiché gli aumenti del 2014 sono già entrati a regime [5].


I possibili risparmi e il fattore Irpef

I dati dell'Istat rivelano i possibili risparmi ottenibili con il taglio dellle pensioni d'oro.

Un aspetto talvolta non considerato nel dibattito pubblico riguarda è che i beneficiari delle cosiddette pensioni d'oro pagano ogni anno l'irpef, l'imposta sui redditi personali, che consente allo stato di far rientrare nelle casse una somma consistente di denaro.

Su un assegno di 10mila euro lordi al mese, per esempio, un pensionato paga di Irpef una somma di quasi 4mila euro ogni 30 giorni, che fa scendere il reddito netto a circa 6mila euro al mese. Dunque, se venissero tagliate le rendite sopra un determinato importo, il calcolo sul risparmio deve tener conto che lo Stato incasserebbe delle imposte in meno. Nel caso in cui il governo ponesse per esempio un tetto per tutti gli assegni a 5mila euro netti mensili, che corrispondono a circa 107mila euro lordi all'anno, dovrebbe ridurre mediamente le pensioni più alte del 30%. Su 1,8 miliardi che oggi l'Inps spende annualmente per pagare le pensioni sopra i 10mila euro al mese, lo Stato ne risparmierebbe dunque quasi un terzo, per un totale di 540 milioni. Nello stesso tempo, però, il fisco incasserebbe oltre 232 milioni di tasse in meno, poiché l'irpef sugli scaglioni di reddito alti è molto elevata, cioè pari al 43%. Alla fine, dunque, il beneficio per lo Stato ottenuto introducendo un tetto alle pensioni fissato a 5mila euro netti sarebbe di circa 300milioni di euro.


Fonti

http://economia.panorama.it/lavoro/pensioni-oro-istat

http://www.quotidiano.net/pensioni-oro-argento-188mila-1.134166

http://www.ilsussidiario.net/News/Lavoro/2014/8/19/RIFORMA-PENSIONI-Esodati-flessibilita-prestito-e-pensioni-d-oro-ecco-gli-ostacoli-per-Poletti-e-Renzi/521219/

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/08/21/pensioni-doro-le-tartassiamo-razzistaisereno/1094862/

http://economia.panorama.it/lavoro/pensioni-oro-corte-costituazionale

http://www.repubblica.it/politica/2014/08/19/news/taglio_pensioni_d_oro_renzi_reazioni-94067456/

http://economia.panorama.it/lavoro/pensioni-oro-tagliate