SIAE (Società Italiana degli Autori ed Editori)

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L'ente

La Società Italiana degli Autori ed Editori (Siae) è un ente pubblico a base associativa, preposto alla protezione e all'esercizio dell'intermediazione dei diritti d'autore. Come prescritto dagli articoli 180-183 della legge sul diritto d'autore (art.180 della Legge del 22/0/1941, n.633), la Siae agisce come ente intermediario tra il pubblico e i detentori dei diritti, occupandosi di concedere licenze e autorizzazioni per lo sfruttamento economico di opere, per conto e nell'interesse degli aventi diritto, percepire i proventi derivanti dalle licenze/autorizzazioni e ripartire i proventi tra gli aventi diritto.

La Siae può inoltre esercitare altre funzioni connesse con la protezione delle opere dell'ingegno e può assumere, per conto dello Stato, di enti pubblici o privati, servizio di accertamento e di percezione di tasse, contributi, diritti.

In seguito alla legge 2 del 2008 la Società italiana degli autori ed editori è un «ente pubblico a base associativa» la cui attività «è disciplinata dalle norme di diritto privato». E' stato osservato che tale definizione presenta un'incoerenza che non esprime adeguatamente il carattere monopolistico-statale dell'ente [1].


Costi

A differenza di quanto avviene nella maggior parte dei paesi europei, in Italia la gestione collettiva dei diritti d’autore è affidata in via esclusiva a un ente pubblico, la Siae, cui è quindi riconosciuto un monopolio legale.

La minor efficienza della Siae rispetto agli organismi esteri equivalenti costa agli autori, ai discografici e ai fruitori di opere musicali protette complessivamente circa 13,5 milioni di euro annui. I bassi tassi di efficienza della SIAE si ripercuotono negativamente sull’industria culturale italiana e sulla capacità di diffusione delle nuove tecnologie dell’informazione.

Il monopolio legale risulta, pertanto, anacronistico, lesivo della concorrenza, quindi costoso sia per gli autori, sia per i consumatori.

Sui consumatori grava inoltre una forma di tassazione preventiva imposta dalla SIAE, che acquisisce un compenso (denominato equo compenso) sui dispositivi di memorizzazione venduti in Italia (pellicole fotografiche, musicassette, VHS, CD, DVD, HD DVD, Blu ray, masterizzatori, hard disk, pendrive, schede di memoria, personal computer, decoder, lettori MP3, telefoni cellulari, ecc.) che si basa sull'assunto a priori che su questi dispositivi l'acquirente registrerà una copia privata di materiale protetto dai diritti d'autore.

L'ammontare complessivo degli introiti da equo compenso viene stimato, da Confindustria e Assinform, in 300.000.000 euro all'anno.


Mercato europeo

La conservazione del regime di esclusiva in capo alla SIAE ha impedito per molto tempo la creazione in Italia di soluzioni più efficienti di tutela e gestione dei diritti d’autore e dei diritti connessi. Il principio dell'esclusiva nell'intermediazione è stato attenuato dall'introduzione delle norme comunitarie: permane il divieto di costituire nuove organizzazioni di intermediazione, ma l'autore, oltre la soluzione di autotutelare il proprio diritto, può scegliere di iscriversi ad associazioni di autori degli altri 26 paesi dell'Unione.

E' proprio il confronto con i modelli stranieri a rilevare l'inefficienza di quello italiano.

Lo UK è il benchmark europeo nel mercato dell'intermediazione dei diritti d'autore e l'analisi comparativa risulta rilevante specialmente nei settori della musica, dell’editoria e delle arti figurative per la maggiore disponibilità di dati e in quanto si tratta del mercato più prospero.

Nel 2008 la SIAE ha registrato in questo comparto incassi per 474,7 milioni di euro dall’area Musica, cui si sommano i 9,64 milioni introitati dall’area Lirica.

Nel Regno Unito, il soggetto che più si avvicina alla Siae per numeri e servizi offerti, nel settore della musica, è la PRS for Music, così denominato a seguito dell’alleanza stipulata nel 1997 tra la Performing Right Society e la MCPS (Mechanical Copyright-Protection Society). La PRS for Music conta circa 60 mila iscritti (tra cui 52 mila autori di canzoni e loro eredi) e nel 2008, attraverso le 350 mila licenze concesse ai fruitori di prodotti musicali, ha raccolto 608,2 milioni di sterline. Utilizzando il tasso di cambio di fine 2008, significa che la PRS for Music ha incassato nel 2008 620,6 milioni di euro. Il dato saliente per rilevare l’efficienza dell’intermediatore, è il rapporto tra i ricavi e i costi operativi: la società inglese presenta un ratio mediamente pari al 12%, contro il 14,8% registrato dalla Siae nel 2008, che sostenne nel medesimo esercizio costi operativi per 71,76 milioni di euro. Con un tasso pari quello della PRS for Music, 13,5 milioni di euro in più si sarebbero tradotti in risparmio per i consumatori italiani di musica, ovvero in maggiori compensi per gli autori.

Se il benchmark britannico evidenzia l’inefficienza del monopolio pubblico, la Siae risulta inefficiente anche se si restringe il campo di indagine ai monopoli legali o di fatto costituiti con il rilascio di una singola autorizzazione.

Nel caso della Svizzera è stato adottato un modello simile a quello italiano: la Suisa raccoglie, infatti, i proventi dai diritti d’autore nel mercato musicale in regime di esclusiva per tutti i 26000 iscritti e la legge svizzera prevede che “di norma, è accordata l’autorizzazione alla gestione collettiva dei diritti d’autore a una sola società per categoria di opere e a una sola società per i diritti di protezione affini” (art. 42, legge federale sui diritti d’autore e sui diritti di protezione affini), l'atto autorizzatorio ha durata quinquennale e può esser rinnovato alla scadenza per altri cinque anni. Nel 2008 la Suisa ha raccolto 152,2 milioni di franchi svizzeri (102,5 milioni di euro, considerando il tasso di cambio di fine 2008), distribuendone 112,9 (cui vanno aggiunti 6,4 milioni di franchi svizzeri per un fondo assicurativo per gli artisti e 2,2 milioni per la fondazione SUISA for music) e sostenendo costi per un ammontare pari al 13,9% degli introiti, al di sotto della miglior performance della Siae registrata nel settore musica, pari al 14,8%. Se il monopolista pubblico italiano fosse efficiente quanto l’analoga svizzera, sarebbe possibile un risparmio stimato di 4,4 milioni di euro, a favore dell’industria musicale italiana e dei consumatori, che vengono invece trattenuti dalle sezioni Musica e Lirica della Siae.

Se quindi il regime di libera concorrenza sembra condurre ad una maggiore efficienza nella gestione collettiva dei diritti d’autore, il sistema italiano risulta caratterizzato da problemi strutturali interni all'origine dell'inefficienza anche nel raffronto con i risultati ottenuti da analoghe CCS operanti anch’esse in regime di monopolio legale.


Problemi strutturali

Tra i fattori che più impediscono una maggiore efficienza vi è l'organizzazione del personale.

Nel bilancio del 2008, la Siae prendeva atto della necessità di contenere le spese di gestione, dopo anni di aumento delle risorse umane impiegate nell’ente stabilendo il blocco di nuove assunzioni con l'obiettivo, dopo molti anni di crescita ininterrotta del costo del personale (derivante essenzialmente da automatismi contrattuali ed adeguamenti inflattivi), di ottenere un concreto contenimento di tale spesa. Nello stesso bilancio si riscontra però la discontinuità tra i propositi e i fatti in quanto il costo del personale, che aveva raggiunto nel 2007 quota 91,2 milioni di euro, nel 2008 ha subito un ulteriore aumento, pari a 4,7 milioni di euro (+5,1%), solo in parte (2,1 milioni di euro) giustificabile con la risoluzione consensuale dei rapporti di lavoro. Ancor più forte, in termini percentuali, risultava l’aumento dei costi per gli organi sociali, cresciuti da 2,1 a 2,7 milioni di euro (+28,5%) nell’arco di dodici mesi.

La gravità della situazione è stata rimarcata anche nel corso dell’assemblea tenutasi nell’estate del 2009, in occasione dell’approvazione del bilancio e dell’elezione del nuovo presidente, circostanza nella quale buona parte dei soci hanno preferito abbandonare la riunione per protesta.

Oltre alla spesa per il personale, il bilancio 2010 rilevava un'ulteriore criticità: l'esercizio ha portato a un risultato operativo negativo per 27,2 milioni di euro, spiegato da Direttore Generale Baldini subentrato successivamente con il commissariamento dell'ente: «Il deficit di bilancio di Siae è in buona parte determinato dal Fondo pensioni, un fondo integrativo chiuso nel 1978 ma che pesa ancora fortemente nel bilancio della società». La Società autori ed editori è stata infatti per anni costretta a tappare i buchi di un fondo strutturalmente in perdita che aveva investito il suo patrimonio in immobili, versando negli anni oltre130 milioni.

Nel 2010, prima del commissariamento, la situazione ha raggiunto il paradosso: i ricavi da locazione sono stati pari a 2,3 milioni mentre per gestire gli immobili sono stati impiegati 3,3 milioni, con un rendimento del -1 per cento. «In quel periodo - chiosa il direttore generale - ci sono state spese ai limiti del surreale, come i circa 300mila euro usati per interventi di idraulica. Abbiamo stimato che fino alla chiusura del Fondo, prevista nel 2059, Siae avrebbe dovuto sopportare oneri per circa 194 milioni».

La gestione commissariale avviata nel 2011 ha permesso un riordino finanziario dell'ente tramite razionalizzazioni nell'organizzazione del personale e tramite un'operazione per sanare l'anomalia di un patrimonio del fondo tutto concentrato sul mattone. Sono stati così creati due fondi immobiliari, chiamati "Aida" e "Norma", gestiti dalla sgr Sorgente nei quali Siae ha posto due immobili per un valore di 91,5 milioni di euro, mentre il Fondo pensioni ha impiegato cinque immobili per un valore di 58,8 milioni, con il fine di gestire le proprietà e produrre plusvalenze entro il 2012.

Effettivamente la Siae ha approvato lo schema di bilancio 2012 chiuso con un avanzo di gestione di18,6 milioni di euro. Sono state ridotte le provvigioni relative al settore dell'emittenza dello 0,5% per l'esercizio 2013. Durante la gestione commissariale il peso a carico degli associati è dunque sceso dal 21% medio a meno del 17%, nonostante il significativo calo degli incassi. Parte dell'avanzo di gestione 2012 è stato destinato a riserva che potrà essere utilizzata dai nuovi organi per l'ulteriore riduzione delle provvigioni della società.


L' equo compenso "salva-bilancio"

Dal 2010 la Siae ha potuto inoltre fare affidamento a nuove entrate per un ammontare sufficientemente elevato da compensare gli effetti della crisi e i riflessi contabili delle inefficienze. L'ente ha infatti ricevuto un soccorso dall’aumento dei compensi per copia privata previsto dal decreto ministeriale 30 dicembre 2009, adottato in attuazione del decreto legislativo 9 aprile 2003, n. 68.

La prima disposizione molto discussa è stata è stata la determinazione del rapporto di proporzionalità tra il compenso e l’estensione della memoria del supporto di dispositivi elettronici. La principale critica sollevata muove dal riconoscimento che, sin dall’origine dell’informatica, una delle principali frontiere del progresso tecnologico è stata l’aumento della capacità di memoria contenibile in supporti di dimensioni sempre più ridotte. La crescita esponenziale della memoria infatti consente ed è il presupposto per la fruizione di prodotti multimediali di qualità via via migliore.

Stabilendo un compenso proporzionato alla memoria, la conseguenza è da un lato l'aumento dell’incidenza del corrispettivo sul prezzo finale, dall’altro un freno allo sviluppo e alla diffusione di supporti sempre più capienti e quindi di prodotti multimediali più elaborati e di qualità superiore che necessitano di memorie più estese.

Ha suscitato inoltre molte critiche l’estensione dell’ambito oggettivo delle norme sull’imposizione del corrispettivo, che è diventato inclusivo degli apparecchi, anche polifunzionali, idonei alla registrazione analogica o digitale, audio o video e i masterizzatori di supporti.


L'aumento dell'equo compenso

La Legge di Stabilità 2014 introduce, tramite un emendamento (167-bis) inserito senza l'avvio neppure del tavolo tecnico di discussione ipotizzato dallo stesso presidente della SIAE, l'estensione dell'equo compenso a smartphone, tablet e computer . E' stato invece ridotto l’equo compenso sui prodotti che ormai non hanno più mercato, come i registratori VHS e i vecchi telefonini, per procedere quindi all'aumentato del 500% sui prodotti sempre più preferiti dagli italiani. Secondo le prime stime, la cifra da pagare sull'acquisto di uno smartphone potrebbe passare da 90 centesimi a 5,20 euro, sui tablet da 1,90 a 5,20 euro, sui computer da 1,90 a 6 euro. I compensi ricavati dalla maggiorazione dell'equo compenso dovrebbero essere compresi tra i 130 e i 200 milioni di euro (un terzo del bilancio).

L'emendamento ha provocato uno scontro tra le associazioni di categoria, anzitutto Confindustria digitale, e la stessa SIAE. L’arringa della difesa SIAE verte sul convincimento che le maggiorazioni non verranno scaricate sui consumatori finali ma saranno assorbite dai produttori. Tuttavia la questione sollevata anche in prospettiva futura è se l’equo compenso abbia senso considerando come le nuove tecnologie hanno modificato le abitudini d’uso: se infatti la copia privata era in precedenza ottenibile registrando un VHS o spostando la musica da un CD a un altro vergine, al 2014 la musica è ascoltata in modo sempre più diffuso in streaming con programmi come Spotify e Deezer, alternative legali al fenomeno della pirateria musicale, grazie a un modello di business e di fruizione di contenuti musicali offerti gratuitamente o con pacchetti premium.


Direzione opposta alle direttive europee

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea il 14 aprile 2014 ha emesso una sentenza attinete anche al mercato italino del diritto d’autore [2].

La Corte ha stabilito che l’importo del prelievo dovuto per la realizzazione di copie private di un’opera protetta non può tener conto delle riproduzioni illegali. La sentenza ha infatti ad oggetto il pagamento della cosiddetta copia privata.

La copia privata è il compenso che si applica, tramite una royalty sui supporti vergini fonografici o audiovisivi in cambio della possibilità di effettuare registrazioni di opere protette dal diritto d’autore.

La legge italiana affida alla Siae il compito di riscuotere il compenso per copia privata e di ripartirlo ai beneficiari indicati dalla legge stessa, eventualmente anche tramite le loro associazioni di categoria. Per lo svolgimento di questo compito, la legge attribuisce alla Siae anche poteri di vigilanza su tutte le attività connesse con la fabbricazione, l’importazione e la distribuzione in territorio italiano di apparecchi di registrazione e di supporti vergini, nonché su tutte le attività di duplicazione e distribuzione di supporti pre-registrati.

In Italia un Decreto ministeriale del 2009 ha determinato l’entità del compenso, ma su pressione della Siae, la misura del compenso è aumentata.

Il fatto che non esista alcuna misura tecnologica applicabile per contrastare la realizzazione di copie private illegali non autorizza però a cambiamenti di tassazione così arbitrari. La Corte di Giustizia Europea ha infatti stabilito definitivamente che nella determinazione delle tariffe dell’equo compenso non è possibile tenere conto anche delle attività di copia c.d. “illegale” o comunque non realizzate a partire da una copia dell’opera legittimamente acquisita. La precisazione è importante perché consente di uscire dall’equivoco ingenerato dall’applicazione delle norme comunitarie e nazionali secondo la quale la norma non si può applicare come compensazione dei titolari del diritto d’autore per il downloading non autorizzato da internet.

Al contrario l’istituto dell’equo compenso è stato introdotto ai tempi delle musicassette, per consentire ai consumatori di effettuare copie dei propri dischi, legittimamente acquisiti, su cassetta, compensando al tempo stesso gli autori per la parziale perdita della propria esclusiva. La sentenza Europea , chiarendo l’ambito di applicazione della copia privata, dovrebbe quindi indirizzare verso una riduzione dell’entità del compenso e non verso un aumento.

L'aumentò è stato invece decretato dal Ministero dei beni culturali, sotto la direzione di dario Franceschini che aveva dapprima dichiarato "pronto ad apportare gli aumenti sull'equo compenso a costo di prendere i fischi".


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Apple e Samsung alzano i prezzi

I principali produttori dei dispositivi oggetto dell'adeguamento dell'equo compenso non hanno gradito il provvedimento del governo né accolto l'invito della Siae a farsi carico dell'aumento senza aggiungerlo ai prezzi per i consumatori.

Si sono così registrati dapprima rincari commisurati all'aumento della tassazione della Siae su smartphone, tablet e altri dispositivi da parte di Apple.

Samsung, facendo sapere pubblicamente di aver considerato che il rincaro dell’equo compenso sarebbe equivalso a una perdita nel margine di profitto di alcuni milioni di euro al mese per l’azienda coreana, ha seguito la scelta di Apple. Soltanto gli smartphone, Samsung vende 8 milioni di unità all’anno e l’equo compenso è stato rincarato dai 3 ai 5,20 euro su questi prodotti e quindi il divario sarebbe di 24-40 milioni di euro di profitti in meno ogni anno.

La Siae da subito commentato la decisione di Apple “con sconcerto della provocatoria iniziativa della Apple Italia che da oggi, pubblicizzandola come "tassa sul copyright", ha rincarato i prezzi dei propri dispositivi applicando un aumento esattamente pari alla rivalutazione della tariffa dovuta per Equo compenso, decisa dal Governo il 21 giugno scorso. Un'operazione - si legge nel comunicato della Siae - di pura mistificazione della realtà mirata a confondere i consumatori e a mantenere inalterati i propri ingenti profitti, spesso realizzati attraverso l'utilizzo di manodopera a basso costo".

Dello stesso tono le accuse del ministro della Cultura e del Turismo Dario Franceschini, che ha parlato di "un aumento puramente ritorsivo nei confronti dei loro clienti italiani".


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La provocazione della Siae

Per rispondere alla decisione dei produttori di alzare i prezzi in modo proporzionale alle nuove tasse, con un atto "dimostrativo" piuttosto controverso, la Società Italiana Autori ed Editori ha acquistato 22 iPhone a Nizza spendendo 16mila euro per regalarli ad alcuni rappresentanti di Croce Rossa, Telefono Azzurro, Centro Sperimentale di Cinematografia, Accademia Silvio D’Amico, Associazione don Gallo e Conservatorio di Santa Cecilia nel corso di un’affollata – secondo il comunicato stampa della Mn Italia, la società di comunicazione che assiste la Siae – conferenza svoltasi presso il museo teatrale del Burcardo.


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“Serviranno” – ha detto il Direttore Generale della Siae, Gaetano Blandini, dopo aver morso una mela in segno di sfida ad Apple – “per aiutarli nelle loro missioni”.

L'iniziativa aveva l'obiettivo di evidenziare come in Francia, dove l’equo compenso per copia privata sugli smartphone è più alto che in Italia, i telefonini della Apple costassero meno, suggerisce il comunicato stampa Siae.

A sostegno dell'iniziativa della Siae il Ministro Franceschini ha dichiarato: “rivendico il diritto di criticare la ritorsione della Apple. Che ha scelto arbitrariamente di alzare i prezzi dei suoi prodotti aggiungendo, quasi come se fosse una provocazione, persino l’Iva”.



Dicembre 2014: la Siae richiama all'ordine la Siae

“Spiace dover constatare che, proprio in concomitanza della prima campagna istituzionale mirata a valorizzare il ruolo che Siae riveste nella tutela del diritto d’autore e della cultura e ad accreditare l’immagine reale della nostra Società, che è ben diversa da quella dell’esattore, si verifichino episodi come quelli segnalati dalla stampa, che possono essere strumentalmente additati come frutto di una cultura intimidatoria nei confronti dell’utenza”.[3]

Inizia così la circolare che il Direttore Generale della Siae, Gaetano Blandini, ha inviato a tutta la rete territoriale della società a seguito delle denunce apparse sulla stampa nazionale delle e dell’interrogazione presentata dall’On. Boccadutri al Presidente del Consiglio, al ministro dei beni e delle attività culturali ed al ministro dell’economia, relative alle modalità con cui l'ente ha avanzato richieste di pagamento verso gli esercenti.


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Lo stesso DG della Siae ha definito le comunicazioni in questione di carattere “intimidatorio”, con le quali decine di rappresentanti sul territorio della Società italiana autori ed editori prospettavano a centinaia di gestori di esercizi commerciali conseguenze penali, in realtà inesistenti, per l’ipotesi in cui non avessero pagato non meglio precisati compensi alla stessa Siae a prescindere dalla circostanza che utilizzassero o meno musica appartenente al repertorio da quest’ultima amministrato.

“Sento quindi la necessità – scrive il Direttore Generale della Siae ai responsabili della sua rete territoriale – di rivolgermi a voi tutti per sottolineare che atteggiamenti come quelli evidenziati negli articoli di stampa non saranno più ammessi, così come verrà sanzionato l’uso personalizzato della carta intestata della Società ovvero la creazione di modulistica priva della autorizzazione della Divisione Servizi e Coordinamento Territoriale”.

La direzione generale della Siae ha così preso distanza dall’operato dei propri mandatari e rappresentanti di zona, prospettando sanzioni per coloro che non seguiranno la direttiva.

La stampa, in particolare Il Fatto Quotidiano che aveva avviato l'inchiesta, ha accolto con soddisfazione la puntuale e trasparente denuncia dell'amministrazione centrale, ma al tempo stesso ha constato la gravità che all'interno di una società come la Siae gli organi di gestione ed il management abbiano avuto bisogno di una denuncia pubblica su un quotidiano per scoprire ingiustificabili irregolarità compiute da rappresentanti della propria rete territoriale.


La sentenza del Tribunale di Milano: verso la fine del monopolio

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Siae sconfitta da Soundreef, è il verdetto della sentenza emessa dal Tribunale di Milano il 15 ottobre 2014.

La società italiana, basata a Londra e fondata tre anni fa da Davide D'Atri e Francesco Danieli ha sconfitto in sede legale l'ente di Viale della Letteratura.

La sentenza, destinata a fare da letteratura, afferma che "Non vi sono allo stato sufficienti elementi per ritenere che la diffusione di musica da parte di Soundreef nel territorio italiano sia illecita in forza della riserva concessa alla Siae dall'art. 180 L. Aut., né sembra infatti potersi affermare che la musica [...] gestita da Soundreef e da questa diffusa in Italia in centri commerciali della Gdo e simili, debba obbligatoriamente essere affidata all'intermediazione di Siae. Una simile pretesa entrerebbe in conflitto con i principi del libero mercato in ambito comunitario e con i fondamentali principi della libera concorrenza".

È quest'ultimo infatti uno dei passaggi chiave della decisione con la quale il Tribunale di Milano ha respinto le domande proposte da una cantautrice e da una radio In Store, la Ros & Ros, che avevano chiesto ai Giudici di inibire alla Soundreef la prosecuzione della propria attività in quanto a loro dire avrebbe rappresentato una violazione dell'esclusiva della Siae ed una condotta di concorrenza sleale.

Come si legge nella nota stampa firmata da Soundreef, in due occasioni nella prima e nella seconda fase cautelare il Tribunale di Milano ha respinto le contestazioni e censure mosse all'attività di Soundreef.

Il Tribunale ha inoltre escluso la possibilità di addebitare a Soundreef qualsiasi modalità di "comportamento scorretto" che "per le modalità attuative, per la violazione della legge o delle regole nazionali" sia idoneo a provocare a terzi un danno ingiusto.

I giudici hanno infine sottolineato che, dal momento che Soundreef è una collecting society inglese, "non può dirsi che ricorra un obbligo per le collecting society europee di operare in Italia solo tramite accordi dí reciprocità con la collecting society locale. Questa ipotesi si pone come facoltà rimessa alle parti, ma non come obbligo".

L'avvocato Guido Scorza, che ha assistito Soundreef nel procedimento, ha parlato di "decisione storica", sebbene delineata all'interno di un procedimento cautelare, e ha aggiunto: "Il Tribunale di Milano ha scritto una pagina importante nella storia della libertà dei titolari dei diritti, che possono scegliere a quale collecting society affidare la gestione dei propri diritti. L'idea che possa essere lo Stato, riconoscendo un'esclusiva, a sostituirsi all'autore in questa scelta è, per un verso, anacronistica e, per l'altro verso, insostenibile sulla base delle regole del mercato unico europeo".

Soddisfatto Francesco Danieli, ceo di Soundreef: "Siamo sempre stati convinti che la concorrenza, anche nel mercato dell'intermediazione dei diritti d'autore, sia legittima ed auspicabile perché produce effetti positivi soprattutto per i titolari dei diritti, spingendo le collecting society ad operare meglio ed in condizioni di maggiore efficienza. La decisione del Tribunale di Milano ci conforta in questa nostra convinzione".


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La decisione del Tribunale di Milano sancisce effettivamente un passaggio importante sul tema dell'intermediazione dei diritti in Italia: dopo la liberalizzazione ex lege nel mercato dei diritti connessi, un Tribunale riconosce che l'esclusiva della Siae nel mercato dei diritti d'autore è meno pervasiva e ampia di quanto, talvolta, si sia creduto e lasciato intendere. Il Tribunale ripropone così la necessità di un regime sempre più competitivo nelle collecting society, così da poter ridurre inefficienze e posizioni di vantaggio incrostate da tempo. [4]



Fonti

http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=11104

http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?ID=9459&level1=2166&codice=10

http://www.corriere.it/economia/13_dicembre_15/tassa-smartphone-siae-si-scrive-decreto-4a097224-655d-11e3-95f1-73e6b5fcc151.shtml

http://www.lastampa.it/2013/12/18/tecnologia/blitz-sullequo-compenso-esplodono-le-polemiche-fEq1lUBu9PKDJXq0pWaw9I/pagina.html

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/07/25/copia-privata-come-gestira-la-siae-gli-incassi-dellequo-compenso-il-ministro-risponda/1071846/

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/07/31/copia-privata-la-siae-gioca-a-babbo-natale-contro-la-apple/1077650/

http://www.ansa.it/sito/notizie/cultura/2014/07/30/-dirittor-autore-siae-contro-apple-regala-iphone-francesi_2a495765-b4d9-424a-a18e-f8add2f5a791.html

http://www.repubblica.it/tecnologia/2014/07/23/news/equo_compenso_allarme_rincari_su_smartphone_pc_e_tablet_siae_contro_apple_mistificano-92208603/

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/04/10/diritto-dautore-la-corte-di-giustizia-ue-avverte-siae-e-franceschini/946668/

http://www.wired.it/attualita/politica/2014/07/24/apple-lo-scontro-con-il-governo-la-siae-e-gli-iphone-prezzi-francesi/

http://www.agenparl.com/?p=134634

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/12/11/diritto-dautore-la-siae-richiama-allordine-la-siae/1264515/

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/12/09/diritto-dautore-minacce-firmate-siae-cambiare-musica/1258624/

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/12/06/siae-la-nuova-e-minacciosa-campagna-di-sensibilizzazione/1252995/

http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=15537