Regione Campania: dipendenti eccedenti dei consorzi di bacino

Da WikiSpesa.
Share/Save/Bookmark

Dipendentinapoli.png

La legge regionale di riorganizzazione del ciclo dei rifiuti pubblicata lunedì 27 gennaio 2014 sul Bollettino Ufficiale Regione Campania stabilisce che 1362 lavoratori in eccedenza dei consorzi di bacino dovranno essere assunti dai Comuni campani per «i compiti di vigilanza ambientale, di prevenzione del fenomeno di abbandono incontrollato dei rifiuti, di controllo della qualità del servizio e di gestione degli impianti a supporto del ciclo».

Costi


La legge precisa che i lavoratori eccedenti dovranno essere assunti con il contratto di Federambiente che prevede quattordici mensilità, quindi il costo medio di ogni lavoratore supererà i 30 mila euro all’anno che moltiplicato per il numero dei dipendenti che non hanno attività da svolgere, fa superare i 35 milioni.

Attualmente il personale in servizio del consorzio Napoli-Caserta costa 3 milioni e mezzo al mese. Dal governo è previsto un trasferimento di 32 milioni di euro per la riqualificazione del personale. Al 2014 la cifra è ancora ipotetica ed è stata ridotta dall'iniziale richiesta di 48 milioni, contrattata in incontri successivi anche con la partecipazione dei sindacati. Era stata ipotizzata una norma ad hoc nel decreto per la Terra dei Fuochi, che non ha poi avuto seguito. Il Parlamento ha approvato un emendamento presentato da Massimiliano Manfredi e Arturo Scotto per inserire tra i soggetti attuatori degli interventi di bonifica anche le società partecipate della Regione. Pertanto, le società Astir e Arpac Multiservizi saranno impiegate con ulteriori 712 lavoratori nel ciclo dei rifiuti, in questo caso pagati dalla Regione Campania attingendo dai fondi dei piani "Azione e coesione". I consorzi di bacino, invece, saranno pagati direttamente dai contribuenti campani attraverso la tassazione per la raccolta e smaltimento rifiuti, mentre i Comuni non potranno fare nuove assunzioni fino al completo riassorbimento del personale in eccedenza.

All'origine della situazione vi è soprattutto una crescita degli organici dei consorzi in modo dissociato da logiche produttive, "gonfiati", come sostengono i magistrati che sul tema hanno avviato una serie di inchieste giudiziarie, da decine di assunzioni clientelari.


L'assunzione imposta per legge regionale


La legge regionale prevede inoltre penalità per i Comuni che non procederanno alle assunzioni. Al comma 4 dell’articolo 13 si specifica: «È condizione per la concessione di contributi o di finanziamenti regionali per il ciclo di gestione dei rifiuti, a qualunque titolo anche a valere sui fondi strutturali, l'assegnazione e il trasferimento agli affidatari o ai gestori del servizio integrato o delle singole fasi di cui esso si compone, del personale dipendente dal Consorzio unico di bacino delle province di Napoli e Caserta». Inoltre, al comma 6 si specifica che i Comuni dovranno assumere anche i dipendenti dei consorzi che rifiutarono il passaggio alle società provinciali, anche se la magistratura del lavoro aveva rigettato i loro ricorsi. Una vittoria, quest'ultima, del Sindacato Azzurri, come sottolinea il portavoce Vincenzo Guidotti: «Noi avevamo sempre sostenuto che i lavoratori dovevano essere assunti dagli enti locali con il contratto Federambiente. E la Regione ci ha dato ragione».

Sindacatoazzurro.png

Il Comune di Napoli, era già stato precedentemente obbligato da una norma del 2008 ad assorbire le 355 unità del consorzio Napoli 5 e formerà quindi un Ato (ambito territoriale ottimale che gestirà gli impianti e l’intero ciclo) con i Comuni di Acerra, Afragola, Caivano, Cardito, Casalnuovo, Casoria, Crispano, Frattaminore, facendosi carico di una nuova quota di lavoratori. La norma regionale, d’altra parte, non tiene conto della pianta organica approvata da Guido Bertolaso che prevedeva 424 esuberi.


Proteste dei lavoratori


A Napoli si sono succeduti diversi episodi di protesta dei lavoratori dei consorzi . La prima manifestazione di protesta venne organizzata davanti alla sede dell’amministrazione provinciale, alla quale è seguito l’assedio al termovalorizzatore di Acerra con i camion bloccati all’ingresso ripresi per giorni dai media nazionali. La mancanza di risorse finanziarie aveva avuto come conseguenza che circa 2mila dipendenti dei consorzi non ricevettero lo stipendio da cinque mesi: i consorzi non pagano perché, a loro volta, non riuscivano ad incassare soldi dai comuni, in un circolo vizioso conseguente a un’intricata architettura di strutture e società gestite in modo inefficiente.


Condanna della Corte dei Conti


La Corte dei Conti sezione giurisdizionale Campania il 15 febbraio 2013 ha emesso la sentenza N. 222/2013 [2] di condanna nei confronti degli ex sindaci Antonio Bassolino, Rosa Russo Jervolino, Riccardo Marone, dell’ex assessore Massimo Paolucci e altri ex amministratori e dirigenti del Comune di Napoli, a risa rcire il Comune per responsabilità connesse all'inoperatività del 'Ente Bacino Napoli 5 e al conseguente spreco di risorse pubbliche.

La Corte ha evidenziato che ai soggetti “che si sono succeduti nei ruoli di Sindaco e Assessore al ramo della nettezza urbana (nonché commissari ad acta) nel periodo successivo all’introduzione della legge regionale 10/93 e sino al 2007 risulta infatti imputabile il censurabile disinteresse per le sorti di un Ente dalla dotazione numerica così consistente e dal ruolo potenzialmente strategico nel segmento della raccolta differenziata, essendo mancata l’adesione di scelte di fondo in grado di garantire il pieno coinvolgimento del medesimo ente (e dei lavoratori assegnati) nell’attività della raccolta differenziata”. È mancata ogni attività di programmazione, volta ad evitare la diseconomica sovrapposizione tra le funzioni di A.S.I.A. e l’Ente di Bacino e anche incresciosi episodi di contrapposizione anche fisica tra gli addetti delle prime e dell’Ente”.

Le tesi difensive dei convenuti hanno cercato di dimostrare che la gestione dei lavoratori non sarebbe stata di competenza dell’organo di vertice politico ma di soggetti esterni all’Amministrazione (CISPEL e TERGA) sulla base delle convenzioni, tuttavia il Collegio ha rimarcato la responsabilità amministrativa sul mancato compimento di "scelte di fondo" finalizzate a valorizzare il ruolo dell’Ente Bacino NA5 individuato anche dal Programma di gestione dei rifiuti solidi ed urbani approvato dalla Giunta regionale il 3.08.04 come ente avente un ruolo centrale nella raccolta differenziata.

Dalle condotte omissive degli amministratori “è derivato in termini di nesso di causalità, un sicuro danno erariale, rappresentato dagli stipendi inutilmente erogati ad una cospicua parte dei lavoratori assegnati all’Ente Bacino NA 5”.

La quantificazione del danno patrimoniale diretto viene configurato nell’importo complessivo di euro 28.241.697,10 pari agli stipendi inutilmente erogati a n. 212 lavoratori nel predetto arco temporale. Il pregiudizio a carico dei conventi a titolo di danno patrimoniale diretto è di complessivi 5.608.935,35. 25% Euro 1.402.233,83 cadauno a Di Mezza Ferdinando e Mola Gennaro, il restante 50% - 2.804.467,67 - attribuito in parti uguali a Bassolino Antonio, Marone Riccardo, Balzamo Ferdinando, Iervolino Rosa e Paolucci Massimo per un importo di euro 560.893,53 ciascuno.[1]

Campania.png


Fonti

http://www.ilmattino.it/NAPOLI/CRONACA/lavoro-consorzi-napoli/notizie/483502.shtml

http://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=spreco

http://www.nonsprecare.it/i-finti-lavoratori-che-non-raccolgono-rifiuti

http://www.giustizia-amministrativa.it/rassegna_web/110215/xhclh.pdf

http://wikispesa.costodellostato.it/Ente_Bacino_Napoli_5