Ponte sullo Stretto di Messina: costi dal 1870 al 2015

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Progetti, studi, consulenze, test. Dal 1870

In realtà l'idea di collegare la Sicilia alla penisola italiana risale ad ancor prima del 1870 (data del primo progetto concreto), all’epoca dei Romani che avevano pensato, e secondo alcune fonti realizzato, un ponte su barche e botti. Una soluzione poi abbandonata perché di impedimento al transito delle navi nello stretto. Questo primo progetto è narrato da Plinio il Vecchio che racconta della costruzione, voluta dal console Lucio Cecilio Metello nel 251 a.C., del ponte per trasportare dalla Sicilia 140 elefanti catturati ai Cartaginesi nella battaglia di Palermo.


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Nel 1866, durante il governo Ricasoli, si iniziò a parlare del ponte in termini di un'infrastruttura più moderna, ed è del 1870 un primo progetto concreto, che prevedeva la costruzione di un tunnel.

Nel 1981, sotto i governi Forlani e Spadolini, lo Stato inizia spendere l'opera più discussa in Italia, con la costituzione della Stretto di Messina spa. La costituzione della società viene ritenuta l'inizio degli sprechi che si sono susseguiti da lì in poi in studi, consulenze, progetti e test con un'inconcludenza che è costato molto alle casse pubbliche.

Nel 1909 fu pubblicato uno studio geologico della zona, ripreso considerando la costruzione di una galleria sottomarina solo nel 1921, quando l’ingegner Emerico Vismara, al Congresso geografico di Firenze, presentò lo studio per un tunnel. Un altro tentativo risale nell’immediata vigilia dell’ultimo conflitto mondiale, ma le ricerche ebbero esiti negativi per proseguire.

Nel 1934 il generale del genio navale, Antonino Calabretta, presentò un progetto di ponte tra Punta Faro e Punta Pezzo; l’anno successivo il comandante Filippo Corridoni suggerì invece la posa di un enorme tubo d’acciaio sottomarino per il transito ferroviario e veicolare. Entrambi progetti non ebbero seguito.

Dopo vari studi che si susseguono nel dopoguerra, il tema torno di attulità durante la campagna elettorale del 2001, quando i due principali candidati alla guida del governo, Silvio Berlusconi e Francesco Rutelli, annunciarono durante la campagna per le elezioni legislative il loro sostegno alla proposta di costruzione del ponte.

Nel 2003 venne ulteriormente modificato il progetto preliminare, esito finale di oltre vent’anni di studi e di ricerche specifiche condotte dalla Stretto di Messina S.p.A.

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Costi sostenuti

Non vi è una stima precisa delle spese sostenute per i "lavori" preliminari, in molti hanno provato a conteggiarlo e la stima ritenuta più attendibile è di circa 600 milioni di euro.

Secondo un rapporto della Corte dei Conti nell'arco temporale limitato al solo periodo compreso tra 1982 al 2005, sono stati sostenuti i seguenti costi per un totale di € 128.597.000:

Materie di consumo: € 646.000.

Prestazioni di servizi: € 76.719.000.

Costi del personale: € 30.607.000.

Ammortamenti: € 1.873.000.

Costi diversi: € 8.481.000.

Oneri finanziari € 10.989.000.

Riclassifiche: € 718.000.


L'ultimo preventivo

Ma quanto costerebbe l’opera (realizzata)? Secondo il piano economico, approvato dal consiglio d’amministrazione della Stretto di Messina Spa il 29 luglio 2011, il costo complessivo dell’opera sarebbe di 8,5 miliardi di euro.

La somma preventivata non tiene però conto della decisione della Commissione europea di escludere il Ponte sullo Stretto dalle linee strategiche sui corridoi transeuropei, il che comporterebbe una spesa unicamente sostenuta dallo Stato italiano. Solo tali opere, infatti, possono godere del co-finanziamento comunitario.

ll progetto relativo al preventivo sopracitato prevedrebbe una struttura lunga 3.666 metri (3.300 metri la campata centrale), alta 382,60 metri (le torri di sostegno) e larga 60,4 metri (larghezza dell’impalcato) con 5.300 metri di cavi, formati da 44.352 fili d’acciaio a sorreggere 6 corsie stradali, 3 per ciascun senso di marcia, per una portata teorica di 6.000 veicoli/ora.


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Stretto di Messina spa

Stretto di Messina S.p.A. è la società concessionaria costituita nel 1981 in attuazione della Legge 1158/71 (Collegamento Viario e Ferroviario fra la Sicilia ed il continente) per la "progettazione, la realizzazione e l'esercizio dell'attraversamento stabile stradale e ferroviario tra la Sicilia e il Continente".

Inizialmente le quote del capitale sociale erano ripartite con il 51 % di Italstat (dal 1991 Iritecna) e IRI insieme e Ferrovie dello Stato Italiane, ANAS, Regione Siciliana e Regione Calabria con una percentuale del 12,25% ciascuno. Nel 2002 Fintecna diventa maggior azionista con il 55,5%, Rete Ferroviaria Italiana, Regione Calabria, Regione Siciliana rimangono al 12,25% e ANAS con il 7,70%. L'1 ottobre 2007 con la scissione del ramo di azienda Infrastrutture di Fintecna, ANAS rileva la quota Fintecna e si porta all'81,848%. Pertanto le quote sono divise come segue: ANAS: 81,8 %; RFI: 13%; Regione Siciliana; 2,58%; Regione Calabria: 2,576%.

Oltre alle spese risultate inutili per gli studi relativi alla realizzazione del ponte la società (comprese quelle per l'ufficio a Termini dal costo di 600 mila euro annui) è stata oggetto di critiche anche per le attività, ritenute ingiustificate, fuori dai confini nazionali. Effettivamente la Legge 286/06 autorizza la società a svolgere all'estero "attività di individuazione, progettazione, promozione, realizzazione e gestione di infrastrutture trasportistiche e di opere connesse" che di fatto si sono tradotte in investimenti in opere in altre di nazioni.

Con la Legge 221/12 viene disposto che Stretto di Messina S.p.A. ed Eurolink ( la società vincitrice dell'appalto per la realizzazione dell'opera) avrebbero dovuto stipulare un atto aggiuntivo al contratto vigente, alla luce della corrente situazione economico finanziaria italiana.

Tale accordo, doveva essere sottoscritto entro il 1º marzo 2013, pena la caducazione di tutti i rapporti di concessione, le convenzioni ed ogni altro rapporto contrattuale stipulato da SdM e la messa in liquidazione della società stessa. Con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, il 15 aprile 2013, Stretto di Messina S.p.A. viene posta in liquidazione.

Sempre per effetto della Legge 229/12, la società è tenuta ad indennizzare Eurolink tramite il pagamento delle prestazioni contrattualmente previste ed già eseguite più una somma pari al 10% dell'importo di cui prima, per una somma complessiva di 45 milioni di euro.

Al 2015 la Stretto di Messina Spa è in liquidazione, affidata, commissario liquidatore Vincenzo Fortunato, ma continua a costituire un costo in quanto, pur non avendo dipendenti, sono affidate in distacco 14 persone che provengono dalla stessa controllante (Anas - http://www.wikispesa.it/ANAS_Spa ) e dall’Agenzia delle Dogane.


La chiusura (ma non definitiva) da parte del governo Monti

Un ultimo - ma non in realtà definitivo - stop al progetto risale al 2012, quando il governo Monti, approvò un decreto legge che fissava un ulteriore termine di due anni per fare la verifica tecnica in sede Cipe del progetto definitivo e dare mandato alla società Stretto di Messina Spa di riscontrare se e a quali condizioni i mercati finanziari internazionali sarebbero disponibili a finanziare l’opera.

In quell'occasione il governo spiegò che che il rinvio evitava che si pagassero ulteriori penali nell’immediato e poneva le basi per un eventuale disimpegno dal progetto qualora non emergessero risorse private capaci di sostenere l’opera.


Settembre 2015: la mozione di Ncd

A Montecitorio durante la discussione delle mozioni relative alla Salerno-Reggio Calabria, tutte le mozioni meno quella di Forza Italia e di Ncd-Ap contengono una parte che chiede di interrompere ogni opera relativa al ponte e destinarla ad altre opere infrastrutturali, a cominciare dalla Salerno-Reggio. Forza Italia e Ncd propongono invece di proseguire il progetto per riprogettarlo come infrastruttura ferroviaria, sostenuti da un esponente del governo, il sottosegretario alle Infrastrutture, Umberto Del Basso De Caro, intervenuto in aula alla Camera suggerendo una riformulazione della mozione di Ap-Ncd sulla Salerno-Reggio Calabria. Nel testo consigliato dal sottosegretario c'è l'impegno a "valutare l'opportunità di una riconsiderazione del progetto del ponte sullo stretto come infrastruttura ferroviaria previa valutazione e analisi rigorosa del rapporto costi-benefici, come possibile elemento di una strategia di riammagliatura del sistema infrastrutturale del Mezzogiorno".

La mozione viene approvata con 289 voti a favore e solo 98 contrari. Le mozioni dei gruppi contrari al ponte vengono invece bocciate.


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Anche secondo i moderati di Arare Popolare (Ap), per voce di Vincenzo Garofalo, vicepresidente della commissione Trasporti alla Camera: "E' tempo che si torni a parlare del ponte sullo stretto, con un approccio nuovo e maggiormente costruttivo, senza demonizzazioni inutili e dannose. Un segnale positivo - quello del governo - che si muove nella direzione giusta, ovvero quella di riconsiderare finalmente questa opera infrastrutturale come strategica per il mezzogiorno". Secondo il deputato si tratta di "un'opera importante, necessaria ed utile per il Mezzogiorno e la sua crescita ed è per questo - annuncia - che Area Popolare andrà avanti con la sua proposta di legge al riguardo, quello che chiediamo è che si vada avanti sul merito e non sul pregiudizio, sciogliendo ogni nodo possibile, costi ed impatto, ricordandoci però tutti che esiste uno studio e un progetto che ha già affrontato e risolti tali nodi".

"Non si tratta di una riapertura dei giochi - ha voluto chiarire, in parte smentendo il sottosegretario dello stesso ministero, il ministro per le Infrastrutture e i Trasporti, Graziano Delrio . Il sottosegretario Del Basso De Caro ha semplicemente accolto l'invito fatto al governo di valutare, se lo vorremo, l'opportunità di riguardare i costi e benefici di quel progetto. Dovremo valutare ma in questo momento il dossier non è sul mio tavolo, abbiamo dossier più urgenti. Noi non abbiamo il dossier sul tavolo in questo momento - ha proseguito - se una forza politica o il parlamento ci invita a valutare se un domani potremo riaprirlo, noi non diciamo di no. Non abbiamo pregiudizi - ha concluso - la valutazione si fa sempre".


Il contenzioso da 700 milioni di euro

Nel frattempo, secondo l’ultimo bilancio approvato del 2014, la società è riuscita a farsi liquidare dall’Agenzia delle entrate rimborsi fiscali per 9 milioni e 600 mila euro (Ires 2010 e Iva 2011) e risulta ancora aperto il contenzioso da 700 milioni di euro chiesti a titolo di risarcimento dal consorzio che aveva vinto l’appalto per la costruzione del Ponte, ossia Eurolink, composto da Impregilo, Condotte, dalla coop Cmc, da Argo costruzioni infrastrutture, dalla spagnola Sacyr e dalla giapponese Ishikawaijma-Harima Heavy Industries.

La Stretto di Messina Spa si è opposta alla esorbitante richiesta e ha presentato domanda riconvenzionale nei confronti di Eurolink, facendo valere una serie di inadempimenti, tuttavia la stessa società ha chiamato in giudizio “il ministero dei trasporti e la presidenza del consiglio per essere tenuta indenne e manlevata dalle conseguenze pregiudizievoli derivanti dall’eventuale accoglimento delle ragioni” del consorzio.

Lo stesso metodo era stato adottato per un altro contenzioso, quello con l’americana Parsons, all’epoca reclutata per attività di project management. In questo caso la domanda di risarcimento della società americana è di 90 milioni di euro, con ministero e palazzo Chigi ugualmente chiamati in causa. La Stretto di Messina ha inoltre da tempo chiesto al Ministero dei trasporti e a quello dell’economia un risarcimento da 325 milioni di euro, in seguito al venir meno del rapporto di concessione. Il bilancio della società riporta che nel febbraio del 2014 nel passaggio di consegne tra il Governo di Enrico Letta a quello di Matteo Renzi, i ministeri in questione hanno contestato le rivendicazioni della società, ritenendo che la “Stretto di Messina debba essere ritenuta esclusa da qualunque pretesa indennizzatoria”. La società ha allora assunto la posizione per cui “risulta corretto e doveroso adottare tutte le iniziative, anche giudiziarie, a tutela del patrimonio della stessa Stretto di Messina” ed è “corretto sul piano delle rappresentazioni bilancistiche considerare interamente recuperabile il valore di carico degli investimenti nel progetto”.


Fonti

http://www.corriere.it/cronache/cards/ponte-stretto-messina-telenovela-che-dura-150-anni/se-ne-parla-dall-epoca-risorgimento_principale.shtml

http://www.fanpage.it/il-ponte-sullo-stretto-di-messina-tra-incertezze-e-sprechi-di-denaro-pubblico/

http://www.corriere.it/politica/15_settembre_29/ponte-messina-scontro-governo-ap-si-nostra-mozione-sull-opera-bfbc2412-66aa-11e5-ba5a-ab3e662cdc07.shtml

http://www.repubblica.it/politica/2015/09/29/news/governo_valuta_ponte_sullo_stretto_di_messina_come_ferrovia-123920667/

http://www.blitzquotidiano.it/rassegna-stampa/renzi-ponte-stretto-di-messina-prime-pagine-30-settembre-2287445/

http://www.nextquotidiano.it/renzi-e-il-ponte-sullo-stretto-di-messina/

http://www.lanotiziagiornale.it/mentre-si-torna-a-vagheggiare-il-ponte-la-stretto-di-messina-spa-trascina-in-giudizio-palazzo-chigi-e-ministero-dei-trasporti/

http://archiviostorico.corriere.it/2013/marzo/03/Chiude_Stretto_Messina_Spa_Allo_co_0_20130303_9c9d5e42-83cc-11e2-9940-bbde2044eada.shtml