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RAI: inefficienze strutturali, perdite, sprechi
Uno degli aspetti che ha generato maggiori polemiche della pubblicazione degli stipendi dei dirigenti Rai è stato il superamento del “tetto” previsto per le aziende pubbliche dalla legge n. 89 del 2014.

Dopo l’approvazione di quella legge l’allora direttore generale e altri dirigenti Rai adeguarono al ribasso il proprio compenso ma solo per pochi giorni: da lì a breve la Rai avviò il collocamento di bond per 350 milioni di euro, escludendosi formalmente dai criteri per rientrare nel provvedimento del governo. Ciò è potuto accedere in quanto tutte le norme che si sono succedute dal governo Monti in poi in materia di stipendi pubblici hanno escluso le aziende controllate dallo Stato che emettono titoli di debito quotati. Inoltre l’”esonero” della Rai dal “tetto stipendi” è stato giustificato come un tentativo di limitare le criticità peculiari di un’azienda che sta sia sul mercato pur essendo di proprietà pubblica (la RAI è controllata quasi interamente dal ministero dell’Economia e delle Finanze) e deve quindi essere competitiva con i privati.

Ma lo è? I costi strutturali della Rai rivelano una situazione di inefficienza che diviene ancora più evidente se confrontata con i corrispettivi operatori stranieri.


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Gestione dei beni confiscati
Sono stati censiti dall’Agenzia per i beni confiscati 11.238 immobili e 1.708 aziende.

Si tratta di beni che dovrebbero permettere una rendita oppure un guadagno dalla dismissione. In molti casi invece sono inutilizzati e il costo-opportunità è alto: sono 3995 i beni ancora non destinati dall’Agenzia Nazionale di cui più di 1500 bloccati dalle ipoteche bancarie, mentre altri immobili risultano ancora occupati, inagibili e da ristrutturare. La causa principale è la burocrazia, che ritarda la collocazione sul mercato o i tempi per la nuova assegnazione, e che ha portato a situazioni come quella della villa sull’Appia antica, a Roma, confiscata per due terzi ma indivisibile e così la moglie del boss è rimasta ad abitarci a spese dell’Agenzia per gli immobili confiscati, quindi dei contribuenti.

Paradossale è anche la gestione immobiliare della stessa Agenzia, che paga per i propri uffici romani circa 25 mila euro al mese, 295.000 all’anno, proprio nella città che conta un terzo di beni confiscati e vuoti.


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Pubblica Amministrazione - Fatturazione elettronica
«Da oggi la fatturazione elettronica è obbligatoria per tutta la Pubblica amministrazione e questo cambiamento epocale porterà grandi risparmi di tempo e denaro non solo per lo Stato, ma anche per le aziende: un rapporto più semplice e più trasparente, con il controllo della spesa da parte dello Stato e con la certezza dei tempi di pagamento per le aziende». È trascorso un anno dall’introduzione della fatturazione elettronica e non si può dire che la previsione del Presidente del consiglio si sia tradotta in realtà, anzi: la Banca d’Italia ha svolto un’indagine campionaria che ha rilevato che la Pa, al 31 dicembre 2015, è debitrice verso i fornitori per 65 miliardi di euro. Si tratta di una stima, precisano i ricercatori di Bankitalia, caratterizzata da un grado di incertezza non trascurabile: lo Stato non ha una mappatura certa dei propri debiti nonostante sia obbligatorio per legge comunicare attraverso la piattaforma elettronica lo stock maturato alla fine di ogni anno entro il 30 aprile successivo. L’Italia resta così il Paese membro con il più alto debito per acquisti di beni e servizi.


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Comune di Napoli - "Affittopoli" (gestione del patrimonio immobiliare)
A Napoli, come a Roma, la futura giunta dovrà occuparsi del caso "affittopoli": fitti passivi, immobili di proprietà comunale concessi a prezzi irrisori fuori mercato e una morosità che ha raggiunto gli 88 milioni di euro.

La rete di affitti di favore è trasversale estendendosi dal centro alla periferia, da abitazioni di lusso (170 euro al mese a Posillipo) a case di edilizia popolare, da negozi (da 240 euro al mese) a garage, ma numerosi sono i casi in cui il canone nemmeno viene pagato: solo il 44 per cento dei 33 milioni di affitti che il Comune dovrebbe incassare viene effettivamente pagato.

Il nuovo software da 100mila euro per scovare i morosi funzionerà?


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