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Gestione dei beni confiscati
Sono stati censiti dall’Agenzia per i beni confiscati 11.238 immobili e 1.708 aziende.

Si tratta di beni che dovrebbero permettere una rendita oppure un guadagno dalla dismissione. In molti casi invece sono inutilizzati e il costo-opportunità è alto: sono 3995 i beni ancora non destinati dall’Agenzia Nazionale di cui più di 1500 bloccati dalle ipoteche bancarie, mentre altri immobili risultano ancora occupati, inagibili e da ristrutturare. La causa principale è la burocrazia, che ritarda la collocazione sul mercato o i tempi per la nuova assegnazione, e che ha portato a situazioni come quella della villa sull’Appia antica, a Roma, confiscata per due terzi ma indivisibile e così la moglie del boss è rimasta ad abitarci a spese dell’Agenzia per gli immobili confiscati, quindi dei contribuenti.

Paradossale è anche la gestione immobiliare della stessa Agenzia, che paga per i propri uffici romani circa 25 mila euro al mese, 295.000 all’anno, proprio nella città che conta un terzo di beni confiscati e vuoti.


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Pubblica Amministrazione - Fatturazione elettronica
«Da oggi la fatturazione elettronica è obbligatoria per tutta la Pubblica amministrazione e questo cambiamento epocale porterà grandi risparmi di tempo e denaro non solo per lo Stato, ma anche per le aziende: un rapporto più semplice e più trasparente, con il controllo della spesa da parte dello Stato e con la certezza dei tempi di pagamento per le aziende». È trascorso un anno dall’introduzione della fatturazione elettronica e non si può dire che la previsione del Presidente del consiglio si sia tradotta in realtà, anzi: la Banca d’Italia ha svolto un’indagine campionaria che ha rilevato che la Pa, al 31 dicembre 2015, è debitrice verso i fornitori per 65 miliardi di euro. Si tratta di una stima, precisano i ricercatori di Bankitalia, caratterizzata da un grado di incertezza non trascurabile: lo Stato non ha una mappatura certa dei propri debiti nonostante sia obbligatorio per legge comunicare attraverso la piattaforma elettronica lo stock maturato alla fine di ogni anno entro il 30 aprile successivo. L’Italia resta così il Paese membro con il più alto debito per acquisti di beni e servizi.


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Comune di Napoli - "Affittopoli" (gestione del patrimonio immobiliare)
A Napoli, come a Roma, la futura giunta dovrà occuparsi del caso "affittopoli": fitti passivi, immobili di proprietà comunale concessi a prezzi irrisori fuori mercato e una morosità che ha raggiunto gli 88 milioni di euro.

La rete di affitti di favore è trasversale estendendosi dal centro alla periferia, da abitazioni di lusso (170 euro al mese a Posillipo) a case di edilizia popolare, da negozi (da 240 euro al mese) a garage, ma numerosi sono i casi in cui il canone nemmeno viene pagato: solo il 44 per cento dei 33 milioni di affitti che il Comune dovrebbe incassare viene effettivamente pagato.

Il nuovo software da 100mila euro per scovare i morosi funzionerà?


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Acea (Azienda Comunale Energia e Ambiente) - Roma
Le municipalizzate non hanno fatto parte dei programmi e delle dichiarazioni dei candidati sindaci delle principali città italiane, ad eccezione di Virginia Raggi, in vantaggio a Roma, che ha annunciato che in caso di elezione sostituirà i vertici di Acea. Il crollo del titolo della partecipata romana appena successivo proprio all’ufficializzazione dei risultati del primo turno è quindi l’occasione per riportare l’attenzione su una questione cruciale per la futura sostenibilità dei bilanci comunali da Nord a Sud. Fermandoci in questo caso a Roma, Acea è una delle 10 principali municipalizzate che complessivamente gravano sulle casse del Comune con circa 4 miliardi di debiti. Secondo l’ultimo documento contabile pubblicato da Acea - il Resoconto Intermedio di Gestione datato 31 marzo 2016 - l’indebitamento netto è in aumento di 34,3 milioni di Euro rispetto al 31 marzo del 2015 e di 163,8 milioni di Euro rispetto al dato di fine 2015.


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