Gestione dei beni confiscati

Da WikiSpesa.
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Dalla mafia alla burocrazia

L'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (ANBSC) [1] ha censito 11.238 immobili e 1.708 aziende. Si tratta di abitazioni, terreni, palazzi e aziende che, passate in gestione allo Stato, rappresentano un patrimonio collettivo. Ma possono anche costituire un costo-opportunità se inutilizzati, come in molti casi: sono 3995 i beni ancora non destinati dall’Agenzia Nazionale di cui più di 1500 bloccati dalle ipoteche bancarie, mentre altri immobili risultano ancora occupati, inagibili e da ristrutturare.

Nell’ 80% dei casi gli immobili sono gravati da ipoteca che blocca la destinazione per uso sociale del bene confiscato. Durante la fase processuale, inoltre, accade spesso che nessuno paghi i mutui accesi dai mafiosi con la conseguenza che con il tempo crescono gli interessi di mora per il mancato pagamento delle rate. Quando la sentenza passa in giudicato il bene diviene di proprietà dello Stato, che si ritrova debitore nei confronti della Banca e quindi deve risolvere il mutuo.

Parte degli immobili sequestrati e confiscati non vengono assegnati per problemi di natura giuridico amministrativa e finiscono abbandonati al loro stato di degrado.

La causa principale è la burocrazia, che ritarda la collocazione sul mercato o i tempi tra la confisca e l’assegnazione: il lasso di tempo intercorrente dal sequestro alla assegnazione può anche essere di 12 anni. [2]

La legge non aiuta, specialmente per quanto riguarda la dismissione: la legge lo consente solo per le aziende, mentre gli altri beni i pareri sono discordanti e favore dell’immobilità. «In pieno centro a Napoli, ho un piccolo magazzino confiscato all’interno di un ristorante di persone perbene. Il Comune non sa cosa farsene, il ristoratore lo pagherebbe a peso d’oro perché gli serve, ma io non posso vendere al privato e noi teniamo un bene che mi fa statistica e che non ho ancora destinato», dichiara Giuseppe Caruso, direttore dell’Agenzia Nazionale. [3].


A Palermo 530 immobili in attesa di assegnazione

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Nel marzo 2016 sono stati consegnati al sindaco di Palermo e ai carabinieri 530 immobili confiscati ai clan mafiosi. Da subito, capo dell’antimafia Franco Roberti ha paventato il pericolo dello spreco di tempo e denaro, previsto proprio a causa dei complicati procedimenti burocratici che ne regolano l’assegnazione e la gestione. Roberti ha sottolineato l’importanza di non annaspare nella burocrazia sprecando così l’occasione di riutilizzare i beni sottratti alla criminalità organizzata.


Genova: 115 immobili inutilizzati

«Senza fondi la legge Antimafia è una scatola vuota e rischiamo di rimanere bloccati come nel caso degli appartamenti e immobili confiscati ai mafiosi a Genova: a due anni dalla confisca definitiva si è mosso pochissimo».

Stefano Busi, referente regionale (Liguria) dell’associazione Libera, si è così espresso al “Tavolo della legalità” convocato dall’assessore regionale Sonia Viale, presso il teatro della Gioventù.

A Genova i beni confiscati sono 115 immobili, quasi tutti nel centro storico: in gran parte derivano dalla maxi-confisca ai danni della famiglia Canfarotta, avvenuta in via definitiva il 26 febbraio 2014 con l’operazione “Terra di Nessuno”, la più rilevante confisca mai avvenuta nel Nord Italia per numero di beni e consistenza.

Altri immobili sono stati sequestrati anche a Coronata e Cornigliano, dove erano utilizzati per giri di prostituzione.

A due anni dalla confisca definitiva e quasi sette dal sequestro, la maggior parte si trova in stato di inutilizzo e abbandono. [4]

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La villa sull’Appia antica, Roma

Non sono solo i costi-opportunità degli immobili non ancora assegnati a gravare sulla fiscalità, ma sono anche i costi di gestioni i immobili come la villa sull’Appia antica, a Roma, confiscata a un esponente della Banda della Marranella (erede della Magliana). Il bene è stato confiscato solo per due terzi ed è indivisibile, così la moglie è rimasta ad abitarci. Il è inutilizzabile e tutte le spese della villa, comprese quelle di gestione straordinaria, sono a carico dell’Agenzia, quindi dei contribuenti.

Si sono verificati anche errori giudiziari che impediscono l’utilizzo di beni confiscati, o meglio che sarebbero dovuti esserlo, come nel caso della villa di Piddu Madonia sul litorale di Santa Croce Camerina, a Ragusa, dove la famiglia del boss continuava a trascorrere le vacanze perché nella misura di prevenzione il bene confiscato per errore era un altro: il giudice ha annotato un’altra particella catastale e sequestrato il bene sbagliato.


4° rapporto Agromafie: costo-opportunità per 25 miliardi

Secondo il 4° rapporto Agromafie elaborato da Coldiretti, Eurispes e Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare, lo spreco causato dal mancato utilizzo dei beni confiscati alle mafie è compreso tra i 20 e i 25 miliardi di euro.

A 20 anni dall'approvazione della legge 109/96 per l'uso sociale dei beni sottratti alle mafie, si contano circa 26 mila i beni ancora nelle mani di soggetti condannati in via definitiva per reati di mafia, anche per la lunghezza dei procedimenti di sequestro, confisca e destinazione dei beni e stima che 1 immobile su 5 confiscato sia nel settore agroalimentare. [5]

Il rapporto descrive un giro d’affari delle agromafie di oltre 16 miliardi di euro nel 2015: 26.200 terreni risultano di proprietà di persone condannate in via definitiva per vari reati, compresi l’associazione mafiosa e la contraffazione. Il fatto che l’iter di sequestro, confisca e destinazione dei beni di provenienza mafiosa “si presenta lungo e confuso” è indicata come ragione principale all’origine della situazione.

Lo studio rivela anche un legame tra beni confiscati alla criminalità ed economia agroalimentare molto forte: si stima che circa un immobile su cinque confiscato alla criminalità organizzata operi nel settore. Il 53,5% si concentra in Sicilia, il resto in Calabria (17,6%), Puglia (9,5%) e Campania (8%). Seguono con percentuali più contenute la Sardegna (2,3%), la Lombardia (1,6%), la Basilicata (1,5%) e il Piemonte (1,3%), mentre le altre regioni si attestano sotto l’1%.[6]


Il paradosso della gestione immobiliare dell'ANBSC

L’ANBSC è stata creata nel 2010 ed ha sede a Reggio Calabria. La sede calabrese è in realtà più simbolica che operativa in quanto è scomoda da raggiungere.Il consiglio direttivo si riunisce infatti prevalentemente a Roma, dove l’Agenzia paga per gli affitti degli uffici quasi 25.000 euro d’affitto al mese, 295.000 all’anno. La situazione risulta ancora paradossale se considera che proprio Roma è la città che conta un terzo di beni confiscati e vuoti.

Fonti

http://espresso.repubblica.it/attualita/2016/07/13/news/21-milioni-per-censire-i-beni-confiscati-ma-e-ancora-caos-sui-numeri-1.277234

http://www.benisequestraticonfiscati.it/Joomla/

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/02/17/agromafie-affari-per-16-miliardi-beni-confiscati-sprechi-per-25-miliardi/2472934/

http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2016/02/21/ASZTqAgB-confiscati_locali_burocrazia.shtml

http://www.ilmattino.it/primopiano/cronaca/antimafia_beni_confiscati_falliti-334815.html

http://www.nonsprecare.it/riutilizzo-beni-confiscati-mafie-video

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/ContentItem-da7a08b5-0125-4413-85d7-435a91c2f85c.html

http://www.nonsprecare.it/confisca-beni-mafia-italia-spreco

http://www.siciliainformazioni.com/fonso-genchi/280346/scandaloso-5-500-beni-confiscati-alle-mafie-sono-bloccati-o-non-destinati

http://www.nonsprecare.it/riutilizzo-beni-confiscati-mafie-video

http://www.linkiesta.it/it/article/2013/09/30/beni-confiscati-la-burocrazia-e-peggio-della-mafia/16668/