Contributi pubblici alle imprese

Da WikiSpesa.
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A quanto ammontano i contributi pubblici alle imprese italiane? Ecco come Francesco Giavazzi sintetizza i risultati della sua ricerca commissionata per la c.d. spending review.

"I trasferimenti a imprese riportati nel conto consolidato di cassa del settore pubblico ammontavano, nel 2011, a 36,322 miliardi di euro. Amministrazioni centrali e locali erogano una quantità di contributi più o meno simile. Queste cifre comprendono voci molto eterogenee. I dati pubblicati nella relazione del Ministero per lo Sviluppo Economico (MiSE) riguardano invece un sottoinsieme più ristretto, inquadrabile nella disciplina degli aiuti di Stato: circa 6 miliardi nel 2010. Nessuna di queste cifre comprende l’erosione fiscale dovuta a varie agevolazioni concesse alle imprese. La Commissione Ceriani ha stimato che nel 2011 l’erosione ammontasse a oltre 30 miliardi di euro."

L’economista Giavazzi indica 10 miliardi quali contributi pubblici che potrebbero essere tagliati immediatamente poichè non giustificabili da un punto di vista di analisi economica. "Data l’incompletezza dei dati di cui disponiamo, è impossibile giungere a una stima precisa dell’ammontare dei contributi eliminabili. Un esercizio di stima basato su una serie di ipotesti (talvolta eroiche) consente di giungere ad un valore non lontano da 10 miliardi di euro all’anno. Un esercizio simile in corso presso la Ragioneria Generale dello Stato, svolto in modo indipendente, basato su informazioni molto più dettagliate e con criteri in parte diversi da quelli qui usati, giunge ad una cifra analoga, poco meno di 10 miliardi." [1]

Un altro tentativo di descrivere l'estensione e il fenomeno dei contributi pubblici alle imprese è stato condotto dal giornalista Marco Cobianchi nel libro “Mani bucate”[2]. Secondo questa ricerca sarebbero 38.070 i procedimenti aperti dalla Ue contro l’Italia per aiuti ritenuti potenzialmente illegali negli ultimi 10 anni. "Quel numero si riferisce a tutti i dossier che l’Europa ha aperto sull’Italia. È un numero spaventoso, ma purtroppo non è significativo. Ad esempio, nel 2007 siamo il Paese che ha utilizzato di più la possibilità di non notificare alla Ue i cosiddetti “aiuti de minimis” cioè inferiori a 200mila euro in 3 anni. E ne abbiamo dati a pioggia. Un dato che mi ha impressionato riguarda il finanziamento delle sale cinematografiche che proiettano film in 3D: le abbiamo pagate tutte noi, attraverso, appunto, questi contributi non notificati." [3]

Tra le varie critiche rivolte ai contributi pubblici alle imprese, è esemplare quella di Mario Draghi in un convegno svoltosi a fine 2009, quando era governatore della Banca d’Italia.

"I sussidi alle imprese sono stati generalmente inefficaci: si incentivano spesso investimenti che sarebbero stati effettuati comunque; si introducono distorsioni di varia natura penalizzando frequentemente imprenditori più capaci. Non è pertanto dai sussidi che può venire uno sviluppo durevole delle attività produttive". [4]