Comune di Roma: indebitamento e disavanzo strutturale annuo

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Disavanzo strutturale annuo

Secondo uno studio di Ernst&Young «Roma Capitale» presenta un disavanzo strutturale annuo pari a 1,2 miliardi. Le cause sono riconducibili prevalentemente alla gestione delle società controllate. Oltre cinquanta quelle collegate ad Acea (energia e acqua), Ama (rifiuti) e Atac (trasporti):tre gruppi che raggiungono circa 31.338 dipendenti, ovvero l’85 per cento del personale di tutte le partecipate comunali, che si aggira intorno alle 37 mila unità, circa diecimila in più, è stato fatto notare dalla stampa per farne percepire l'entità, rispetto ai 26.800 dipendenti degli stabilimenti Fiat in Italia (senza includere i 25 mila dipendenti diretti dell’amministrazione comunale).


Crescita record della tassazione

Dal 2010 al 2014 la pressione fiscale sui contribuenti romani è aumentata di 1,6 miliardi (media annua).

Nel Comune di Roma l'addizionale Irpef è la più alta d'Italia e complessivamente al 2014 i cittadini romani risultano i più tassati d’Italia.

L’addizionale comunale dell’Irpef resterà allo 0,9% durante il 2014 e il Piano di riequilibrio strutturale di Roma Capitale presentato dal sindaco Ignazio Marino non prevede un'inversione di tendenza rispetto alla gestione finanziaria delle amministrazioni precedenti, all'origine del dissesto che eppure la nuova giunta non si presta quindi ad affrontare con decisioni differenti. Anzi, il Campidoglio aveva chiesto al governo di inserire nel Salva Roma la possibilità di poter aumentare l’addizionale Irpef fino all’1,2%, eventualità scartata da Palazzo Chigi.

I cittadini romani si ritrovano così nell'annale situazione di pagare tasse elevate la cui entità non serve a finanziare i servizi erogati (la cui inefficienza è in aumento, come registra l'Authority capitolina), bensì a coprire il buco di bilancio del Comune.

Il dissesto finanziario deriva principalmente dalla gestione disastrosa delle società partecipate. L’elenco delle società municipalizzate in perdita è molto lungo e include società accumunate da inutilità e diseconomicità, clientelismo, sprechi indecorosi, spese incontrollate e entrate non verificate.

Ad aggravare la situazione fiscale dei cittadini romani è l'aggiunta delle addizionali regionali più alte d’Italia, anche in questo caso per risanare una Regione, il Lazio, da anni in crisi per analoghe cause e sotto il peso della sanità regionale.

Le elaborazioni dell’Ufficio Studi della Cisl di Roma e del Lazio effettuate sul Piano di riequilibrio dei conti capitolini rilevano che in tre anni - dal 2010 al 2012 - la pressione fiscale sui romani è aumentata di oltre 2,3 miliardi di euro a fronte di una diminuzione di contributi statali di 970 milioni e di un ridotto aumento di entrate correnti. L’analisi sulle entrate correnti esposta dal Campidoglio per il Piano di riequilibrio strutturale, mostra come Roma abbia un livello di entrate pro-capite inferiore, in proporzione rispetto agli altri grandi comuni d’Italia. Una differenza dovuta alla contrazione dei trasferimenti statali. A fronte di tale diminuzione, e in concomitanza con l’inizio della gestione commissariale, le entrate tributarie sono aumentate complessivamente di 1,6 miliardi di euro nel previsionale 2013 rispetto al 2010, con una punta di +2,3 miliardi nel 2012.

Secondo il dossier della Cisl di Roma e del Lazio, la contrazione dei consumi conseguente all’aumento della pressione fiscale è stata superiore al 2,5%, con forti ripercussioni soprattutto sul commercio e sul mercato dei servizi, che insieme al terziario rappresenta i tre quarti del Pil del Lazio.

Una situazione che ha compromesso il tessuto produttivo romano, fatto principalmente di piccole e medie imprese il cui fatturato è sostenuto soprattutto dalla domanda interna.

Il Piano del Comune evidenzia molte criticità: dispersione dei centri di costo, difficoltà nel controllo delle procedure di spesa, incertezza delle entrate che genera la formazione dei residui passivi, in generale conservazione del modello gestionale che ha caratterizzato le amministrazioni precedenti, che ha avuto esiti fallimentari.

Nel tentativo di far quadrare i conti, il Campidoglio nel Piano di riequilibrio strutturale ha inserito tagli (non strutturali) per 444 milioni di euro, una razionalizzazione di spesa corrente diretta soprattutto all’acquisto di beni e servizi (-303,8 milioni), l’Ama (-93,4 milioni) e le altre società ed enti partecipati (-28,5 milioni).

Per quanto riguarda l’Atac è prevista la cessione o liquidazione di 6 società, altre 2 verranno fuse. Proprio Atac è il caso più grave ed esemplificativo del dissesto finanziario di Roma e dell'inadeguata gestione.


Atac

Il caso dell'Atac è effettivamente uno dei più rilevanti per comprendere il dissesto finanziario del Comune di Roma.

I bilanci sono in rosso dal 2009, quando si verifica la fusione di ATAC Spa con Trebus e Met.Ro Spa. A seguito della fusione i dipendenti divengono 12.957 unità (la lettura del bilancio senza considerare tale operazione ha portato erroneamente a collegare un tale aumento di dipendenti allo scandalo "Parentopoli"[ http://www.glistatigenerali.com/roma_trasporti/11-mila-bufale-su-atac-la-disinformazione-non-va-in-vacanza/] ). L’indebitamento netto passa da 173.963.786 euro del 2008 a 345.461.884 euro. I costi del personale nel 2009 diventano 576.598.178 milioni di euro, oltre 52.000 euro a persona: 18.000 euro in più del costo medio di un dipendente statale.

Il bilancio 2009 chiude con un rosso di oltre 91 milioni, ma il dato più preoccupante è l'entità dei passivi accumulati negli anni precedenti, 610 milioni di euro, che la società non decide di coprire subito ma si impegna a ripianare in un secondo momento. Il Bilancio di esercizio 2010 si chiude con una perdita di 319,1 milioni di euro, che unitamente con quelle rinviate a nuovo nel 2009, eccedono tutte le riserve presenti pari a 699,1 milioni di euro e abbattono il capitale sociale di 300,5 milioni di euro.

Nel 2011 si registra un lieve miglioramento, con una perdita di 179,2 milioni di euro.

Nel 2012 il debito supera gli 1,6 miliardi di euro, + 57 milioni rispetto al 2011, si registra un calo delle perdite di 22,5 milioni (156,7 milioni ), la mancata vendita di beni immobili prevista nell' esercizio 2012 equivale però a una perdita di possibili introiti per 43 milioni di euro, infine si registra un dimezzamento della liquidità: le disponibilità passano da 59,4 a 31,9 milioni di euro.

Al 2013 è allarmante la somma negativa del margine operativo lordo che l’azienda ha accumulato nei quattro anni precedenti, pari a 676 milioni di euro

Inevitabile che anche il bilancio 2014 chiudesse in perdita: 141 milioni, che, sommati ai 58 già accumulati nel primo semestre 2015 e ai 219 milioni del 2013, hanno di fatto azzerato il patrimonio aziendale, configurando "le condizioni di cui all'art. 2484 comma 4 del Codice civile", ovvero lo scioglimento della società per riduzione del capitale al di sotto del limite legale.

Così, il 22 giugno la dirigenza di Atac si è vista costretta a notificare la situazione di emergenza al Campidoglio per sollecitare il varo del nuovo contratto di servizio (approvato dal consiglio comunale) e chiedere di "operare, con la massima urgenza, un versamento in conto aumento di capitale sociale di almeno 20-25 milioni, ad integrazione della ricapitalizzazione mediante conferimento di beni in natura", ossia i nuovi treni senza conducente in servizio sulla linea C. Cifra aumentata nella successiva nota datata 24 giugno, a 40 milioni.

E' la fiscalità la principale fonte di finanziamento dell'azienda, i cui ricavi derivano solo per il 23,8% da biglietti e abbonamenti: nel periodo 2009 -2013 i contributi pubblici al trasporto locale di Roma sono stati pari a 2,978 miliardi di euro. L'aumento del costo del carburante, cresciuto dal 3,9% del 2009 al 5,6% del 2012, ha inciso per poco più di un ventesimo dei costi totali sostenuti dall'azienda, mentre il principale fattore causale dei problemi finanziari dell'azienda è il costo del personale: 550 milioni nel 2012, di cui 14 milioni per la dirigenza (82 unità). Gli introiti provenienti da biglietti e abbonamenti coprono infatti solo il 45% dei soli costi dei dipendenti, 12 mila, e l'organizzazione inefficiente del lavoro e il sovradimensionamento dell'organico risultano così l'origine della scarsa produttività e dell'incapacità di perseguire il rigore finanziario.


Farmacie comunali

Le farmacie comunali (Farmacap) di Roma rappresentano un raro caso di attività in perdita per questo tipo di esercizio commerciale.

Il Campidoglio ha già stanziato 15 milioni di euro per colmare le perdite pregresse, ma per rimetterle in sesto sono stati previsti come necessari 20 milioni ulteriori. Gli analisti di Ernst&Young hanno scoperto uno scostamento di 7,3 milioni nell’attivo rispetto ai dati scritti nel bilancio 2011. Di quasi tre milioni è la sola differenza fra le «rimanenze di magazzino» contabilizzate e quelle accertate: 9,1 milioni contro 6,2.


Indebitamento

I primi «buffi», come vengono chiamati i debiti a Roma, hanno una storia di almeno 50 anni. Ci sono cause, ancora pendenti, per gli espropri del villaggio olimpico di Roma 60, e una lunga serie di contenziosi aperti dai proprietari privati nei confronti del Comune che parte dal Piano regolatore degli anni ‘60, dagli espropri dei due decenni successivi, dalle sentenze dei tribunali e dalle nuove norme europee che hanno imposto indennizzi più elevati, per una voce che in media pesa per 40-50 milioni di euro all’anno, con punte anche di 100 milioni.

Dopo un primo rischio di default nel 2008, al 2014 la situazione è tornata ugualmente critica.

L'agenzia di rating Fitch ha certificato: «Dal 2008 il Comune di Roma ha generato nuovo debito», oltre a quelli pregressi che già gravavano sul bilancio comunale. I "nuovi" debiti ammonterebbero a circa un miliardo di euro: 137 milioni nel 2009, 122 nel 2010, 313 nel 2011, 255 nel 2012, 250 nel 2013, se non si considerano ulteriori 600 milioni "deviati" alla gestione commissariale che avrebbe dovuto rappresentare un rimedio e un sostegno per il riequilibrio del bilancio. Tuttavia non è migliorata ma si ripete nella sua criticità. Il debito di Roma tra il 1999 ed il 2005 è salito da 5,7 a 6,9 miliardi di euro. Al momento dell'insediamento del sindaco Gianni Alemanno il caso esplose perché la situazione, in parallelo coi tagli dei trasferimenti statali e la crisi finanziaria della Regione Lazio, speculare a quella romana, divenne insostenibile: si parlò di 9 miliardi, poi di 10, presto diventati 12,5 e iniziò così a diffondersi la consapevolezza anche nel dibattito pubblico del "rischio dissesto". L'ex sindaco Alemanno, oltre ai debiti pregressi, compresi i maxi-mutui per le nuove metropolitane, dovette contabilizzare i mancati trasferimenti da parte delle Regione e molti debiti fuori bilancio, Ici non riscossa e multe non pagate. Grazie all’appoggio del governo dello stesso segno politico guidato da Silvio Berlusconi si verifica per la prima volta in Italia, l'introduzione di una legge (Dl 112/2008) per sanare il debito pregresso del Comune, che calcolando anche gli interessi raggiungeva nel 2008, data del primo salvataggio, i 20 miliardi di euro. Per colmarlo ai cittadini romani è stata imposta una addizionale Irpef dello 0,4% oltre ad una sovrattassa di un euro per gli imbarchi a Fiumicino.

Secondo una stima effettuata sulla base della situazione al 2015 gli aumenti delle tasse e delle addizionali dureranno fino 2048: ogni anno il debito assorbe infatti circa 600 milioni di euro per pagare gli interessi, secondo i documenti pubblici considerati però sempre meno attendibili in quanto ogni anno vengono scoperti nuovi debiti non inseriti nel bilancio per decine o centinaia di milioni, come emerge dalle relazioni annuali i componenti dell’Organismo di revisione economico-finanziaria sul rendiconto del Comune, Sergio Conti, Giuseppe Gismondi e Massimo Zaccardelli.

Secondo il bilancio del Comune, a fine 2000 i debiti finanziari erano 5,93 miliardi di euro. Al momento dell'entrata in carica dell'ex sindaco Rutelli, secondo quanto ricostruito dal Sole 24 Ore (che ha segnalato come sul sito non si trovi il bilancio prima del 1997), il Comune aveva circa 3,6 miliardi di debiti finanziari. È stato quindi calcolato che sotto l'amministrazione di Francesco Rutelli il debito è aumentato di circa 2,31 miliardi [1].

Il suo successore Walter Veltroni lasciò invece il Comune con debiti finanziari, secondo il bilancio a fine 2007, per 6,95 miliardi, cioè un miliardo e 21 milioni in più rispetto alla situazione ereditata.

Il 29 aprile 2008 venne eletto Gianni Alemanno, il quale accusò Veltroni di aver «occultato» alcuni dati di bilancio, nascondendo un debito «contrattualizzato» per 1,277 miliardi (e che, se si fosse considerato quanto invece «programmato», il debito sarebbe stato da calcolare aggiungendo ulteriori 1,54 miliardi.

Decreto "Salva-Roma", 28 febbraio 2014

Il 28 febbraio è stato varato dal neo-governo Renzi il cosiddetto decreto “salva Roma” o "salva-Roma tris", in quanto approvato al terzo tentativo, già respinto dal Presidente della Repubblica prima e dal Ministro dei rapporti con il Parlamento Maria Elena Boschi poi. Il decreto faceva parte di un più ampio pacchetto di provvedimenti ,il cosiddetto “milleproroghe” tradizionalmente finalizzato a rimandare delle scadenze all'anno successivo per agevolare amministrazioni in caso di oggettive difficoltà. Il Comune di Roma, in passivo di oltre 800 milioni di euro, con il decreto Salva Roma, ha infatti ottenuto di scaricare circa 400 milioni di euro sulla gestione commissariale.


Dichiarazioni del sindaco

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L'iniziale bocciatura del decreto da parte del governo Renzi, insediatosi il 22 febbraio 2014, ha innescato una polemica con il sindaco di Roma Ignazio Marino che ha minacciato il blocco della città in protesta della decisione governativa: «Io da domenica blocco la città. Quindi le persone dovranno attrezzarsi, fortunati i politici che hanno le auto blu, loro potranno continuare a girare, i romani no». «Per marzo - ha sottolineato il sindaco - non ci saranno i soldi per i 25mila dipendenti del Comune, per il gasolio dei bus, per tenere aperti gli asili nido o per raccogliere i rifiuti. E neanche per organizzare la santificazione dei due Papi, un evento di portata planetaria». Il primo ministro Matteo Renzi ha risposto confermando l'approvazione del decreto per il venerdì successivo (poi effettivamente avvenuto) all'interno di una misura dedicata gli enti locali, ma ha replicato che i toni minacciosi assunti dal sindaco di Roma sono stati "incomprensibili".


Spese istituzionali contestate e dimissioni del Sindaco Marino

L'8 ottobre 2015 il sindaco di Roma Ignazio Marino si è dimesso dopo una giornata di "assedio politico", culmine del caso emerso pochi giorni prima relativo agli sprechi nelle spese istituzionali che gli sono state contestate. La rendicontazione di tali spese ha effettivamente fatto emergere pagamenti, effettuati dal Sindaco con la carta di credito comunale, dall'entità e appropriatezza difficili da giustificare.

L'ammontare delle spese di rappresentanza del Sindaco è di centocinquantamila euro di in un anno, in media 12.500 euro al mese, pagamenti effettuati per ristoranti, alberghi, incontri di lavoro, cerimonie ufficiali, doni, premi, allestimenti e servizi come la tintoria. Facendo uso della carta di credito istituzionale, per gli eventi organizzati a palazzo Senatorio e missioni all'estero è ricorso al budget del suo gabinetto spendendo molto di più rispetto ai 1.789 euro al mese calcolati dall'ufficio stampa.

Al Sindaco Marino non è stata contestata solo l'entità delle spese, da più parti considerata proporzionata all'incarico in una città come Roma, ma anche e soprattutto la scarsa trasparenza e l'incoerenza delle dichiarazioni del Sindaco.

Analizzando i documenti ufficiali pubblicati sul sito di Roma [2] emerge che le dichiarazioni del Sindaco e del suo Staff hanno confermato solo in modo parziale dimezzando all'incirca le cifre relative alle spese effettive.

Intervenendo a UnoMattina Ignazio Marino ha dichiarato che le spese di rappresentanza del suo gabinetto ammontavano a 128mila euro nel 2014, mentre il suo ufficio stampa ha reso pubblico un calcolo differente: Marino avrebbe speso una media di 773 euro mensili per rappresentanza e 1.016 euro per missioni per un totale 1.789 euro al mese, che moltiplicati per i 12 mesi risultano circa 21.500 euro. Sindaco e Ufficio stampa hanno però omesso di dire che di dire trattava di due centri di costo distinti, sebbene riferibili alla medesima voce e quindi da sommare, per un ammontare complessivo di 150mila euro.

Tra le spese che hanno creato maggior scalpore quelle relative alla "colazione ufficiale" del 6 maggio 2014 offerta al presidente della Slovenia in Campidoglio per la quale sono stati spesi 4.708,70 euro, alla tintoria dei "capi indossati in occasione di visite di Stato e ufficiali" per 997,96 euro, quelle per una colazione di lavoro con il sindaco di Mosca da 907,50 euro, quella da 506 euro per il coffee break del 9 giugno con gli ambasciatori del G8, la spesa di 7.143 euro il 22 novembre per il buffet lunch con la Federazione internazionale Scherma, di 2.200 euro per l'acquisto di 8 calici e 2 pissidi per "ricorrenze e celebrazioni religiose".

Marino ha spiegato in una lettera indirizzata ai cittadini romani la sua scelta: «Nessuno pensi o dica che lo faccio come segnale di debolezza o addirittura di ammissione di colpa per questa squallida e manipolata polemica sulle spese di rappresentanza e i relativi scontrini successivamente alla mia decisione di pubblicarli sul sito del Comune». Presento le mie dimissioni, spiega, «sapendo che queste possono per legge essere ritirate entro venti giorni».

Il Testo unico sugli enti locali prevede effettivamente che le dimissioni diventino irrevocabili sono dopo venti giorni. «Non è un'astuzia la mia - ha proseguito Marino - è la ricerca di una verifica seria, se è ancora possibile ricostruire queste condizioni politiche».

Lo studio della Commissione Speciale: 1 miliardo di sprechi all'anno

Mentre l'attenzione mediatica è rivolta alle dimissioni del Sindaco Marino e alle spese istituzionali contestategli, è la totalità delle spese a mettere a rischio la stabilità finanziaria del Comune, già salvato dal default durante il 2014 grazie ad un intervento governativo (Decreto "Salva Roma").

Daniele Frongia, funzionario Istat e consigliere comunale e presidente della Commissione speciale per la riforma e la razionalizzazione della spesa dell’amministrazione di Roma Capitale, ha anticipato a ilFattoquotidiano.it gli esiti di uno studio condotto sulle spese dell'amministrazione negli ultimi venti anni: «L’abisso finanziario in cui si trova il Campidoglio è frutto di anni e anni di amministrazione distratta nel migliore dei casi, connivente o corrotta nel peggiore», ha dichiarato Frongia [3].

I dati contenuti nello studio che maggiormente rilevano il dissesto finanziario sono relativi alle risorse già spese, iniziando dalle grandi opere incompiute che hanno ipotecato i bilanci di Roma Capitale, come la Città dello Sport (http://www.wikispesa.it/Citt%C3%A0_dello_sport_di_Tor_Vergata,_Roma ), costata 600 milioni e la Nuvola di Fuksas all’Eur (http://www.wikispesa.it/%22Nuvola_di_Fuksas%22_(Nuovo_Centro_Congressi,_Roma) - Costi ) costata 250 milioni e che per essere completata necessità di ulteriori 30 milioni. Anche la metro C rientra nella liste delle spese che più hanno gravato ( e continuano a pesare) sul bilancio comunale (http://www.wikispesa.it/Metropolitana_Linea_C_Roma ), così come i mancati pagamenti di Ici e Imu da parte di Ater Regione Lazio per oltre 600 milioni di euro.

Lo studio evidenzia poi le risorse che potrebbero essere risparmiate ogni anno e che invece vengono perse a causa dell'inefficienza gestionale che ammonterebbero a 1 miliardo e 101 milioni di euro.

Secondo quanto anticipato da Presidente della Commissione che ha condotto lo studio [4] una delle principali cause dello spreco deriva dalla gestione del patrimonio immobiliare. «Manca un censimento affidabile degli immobili comunali e ci sono troppi errori nel database catastale», segnala la commissione, e così mancano all’incasso almeno 216 milioni di Imu e Tasi ogni anno. L’80% per cento degli inquilini delle strutture di proprietà del Comune è moroso per gli affitti, nonostante - altro fattore di spreco - i canoni siano in gran parte irrisori e non adeguati: ci sono studi dentistici che pagano un canone di soli 130 euro al mese e appartamenti con vista sulla Fontana di Trevi che non costano più di 300 euro e persino sedi di ambasciate a 51,65 euro l’anno ha dichiarato Frongia., che spiega come la Commissione abbia stimato «un danno economico di almeno 150 milioni l’anno» solo a causa della scarsa redditività del patrimonio immobiliare, residenziale e non, dato in locazione. Ulteriori 100 milioni il Campidoglio potrebbe invece incassarli adeguando l’importo delle concessioni balneari e 25 aggiornando quelle degli impianti sportivi. Se si considera che, stando allo studio sopracitato di Ernst&Young, Roma Capitale ha un disavanzo strutturale pari a 1,2 miliardi annui, allora le spese in eccesso calcolate dallo studio, se tagliate, contribuirebbero in modo determinante al risanamento dei conti.

Fonti

http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/13_ottobre_07/campidoglio-bilancio-crack-debiti-commissario-poi-via-tagli-dismissioni-987a327c-2f16-11e3-bfe9-e2443a6320c1.shtml

http://www.lastampa.it/2014/02/28/italia/politica/un-disavanzo-strutturale-da-milioni-al-mese-e-debiti-vecchi-di-anni-uzCEHQ5E6oWFjs8EQlmD8K/pagina.html

http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/13_ottobre_07/campidoglio-bilancio-crack-debiti-commissario-poi-via-tagli-dismissioni-987a327c-2f16-11e3-bfe9-e2443a6320c1.shtml

http://news.panorama.it/politica/decreto-salva-roma

http://www.leoniblog.it/2014/02/27/salvaroma-la-capitale-non-diventi-la-grande-mantenuta/

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/12/29/comune-di-roma-vicino-al-collasso-buco-da-85-miliardi-di-euro/826381/

http://www.liberoquotidiano.it/news/roma/1255137/Roma--grazie-ai-debiti-della-sinistra-il-Comune-finira-i-soldi-nel-2017.html

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-09-28/comune-roma-appello-marino-172255.shtml?uuid=AbVuUVeI

http://it.ibtimes.com/articles/63214/20140228/comuni-debito-roma-napoli-reggio-calabria-buco-bilancio.htm

http://www.iltempo.it/roma-capitale/cronaca/2014/06/27/il-campidoglio-e-in-rosso-pagano-solo-i-romani-1.1265205

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2015-10-11/roma-debito-monstre-e-poco-trasparente-rutelli-record-poi-alemanno-e-veltroni-161825.shtml?uuid=ACw9BNEB

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2015-10-08/ore-contate-marino-pressioni-le-dimissioni-12-annuncia-dimissioni-blocco-assessori-110155.shtml?uuid=ACPePNCB

http://roma.repubblica.it/cronaca/2015/10/04/news/marino_il_vero_rendiconto_delle_spese-124263751/

http://www.agi.it/cronaca/notizie/campidoglio_on_line_le_spese_istituzionali_di_marino-201510022000-cro-rt10187

http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2015/10/09/roma-marino-formalizza-le-dimissioni_d7b67707-152e-46f2-a784-53fa5e7589c5.html

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/09/10/comune-di-roma-gli-sprechi-ammontano-1-miliardo-di-euro-lanno/2023097/