Comune di Napoli - "Affittopoli" (gestione del patrimonio immobiliare)

Da WikiSpesa.
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Caso “affittopoli”: 88 milioni di morosità

Affitti fuori mercato, o persino non pagati, con un trattamento di favore da parte del Comune i cui costi-opportunità gravano sui contribuenti: in questo consiste il cosiddetto fenomeno “affittopoli” che dopo Roma (http://www.wikispesa.it/Comune_di_Roma_-_Patrimonio_Immobiliare:_Caso_%22Affittopoli%22) è stato scoperto a Napoli dalla Corte dei conti.

In verità il fenomeno dura da 20 anni e pertanto i costi della gestione clientelare e inefficiente del patrimonio immobiliare sono molto alti: una morosità di 88 milioni di euro.

Come a Roma il trattamento di favore illecito è stato riservato a cittadini e commercianti, sindacati e partiti politici.


Il censimento di Napoli Servizi (grazie a un software da 100mila euro)

La società municipalizzata Napoli servizi ha censito 31 contratti con partiti politici, scoprendo rapporti tra il Comune e organizzazioni ancora attive sulla scena politica ma anche del passato accumunate dal privilegio di una sede offerta a canoni d’affitto irrisori dal Comune. Tra i movimenti politici ci sono Alleanza Nazionale, Democratici di Sinistra, Forza Italia, Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani, Verdi, Pd, Partito Popolare Italiano, Pdl, Repubblicani Democratici ed altri.

17 dei 31 contrati esaminati beneficiano di uno sconto del 50% sulle tariffe di mercato stabilite con una delibera datata 1995 riguardante le associazioni senza scopo di lucro con finalità pubbliche.

Come rilevato da Napoli servizi, i canoni d’affitto oltre ad essere concessi a prezzi nettamente al di sotto del valore di mercato, continuano in molti a non essere neanche pagati.


La gestione del patrimonio immobiliare

Il patrimonio del Comune ammonta a circa 60mila immobili:

30.495 alloggi;

23.191 locali e i depositi;

81 le scuole;

563 rustici;

1235 terreni;

251 i monumenti e chiese.


Fino al dicembre 2012 la gestione del patrimonio immobiliare del Comune di Napoli era affidata in appalto alla società Romeo. Dal 2012 il Comune ha internalizzato la gestione degli immobili affidandolo alla Napoli servizi, la società che si impegnata nella ricerca dei casi di spreco emersi. Napoli servizi costa 10 milioni all’anno ed il costo della ricerca stessa è stato elevato: il software utilizzato è stato pagato 100mila euro. Questo perché, ha spiegato l’Amministratore unico Domenico Allocca, occorreva un software adeguato per decifrare la mole di incartamenti ereditati dalla precedente gestione.

Il software - ha sottolineato Allocca - ha consentito di scovare le posizioni di molti morosi a fronte di una mappatura del patrimonio che si trovava in un formato altrimenti non decifrabile Quando, nel dicembre 2012, la Romeo riconsegnò al Comune il materiale in formato excel relativo al patrimonio, si scoprì che quei dati non potevano essere «mappati» perché le informazioni, non erano «correlate», e “non si disponeva degli strumenti tecnologici per collegare i singoli immobili agli effettivi proprietari.” [1]

Allocca ha ammesso che le difficoltà nel tentativo di trovare i morosi non sono però finite: solo il 44 per cento paga dei 33 milioni di affitti bollettati così ogni anno il Comune di Napoli attraverso la Napoli servizi, ne incassa 15 milioni. Napoli servizi ha quindi avviato l’invio di raccomandate di messa in mora indirizzate agli evasori totali o parziali per evitare che il decorso del tempo faccia scattare la prescrizione dei crediti.


Affitti di favore: i casi più eclatanti

La rete di affitti di favore è trasversale estendendosi dal centro alla periferia, da abitazioni di lusso a case di edilizia popolare, da negozi a garage.

170 euro al mese per case a Chiaia e a Posillipo: è il valore medio relativo all'affitto di immobili comunali, per uso abitativo, nelle due zone, mentre per i negozi è di 1252 euro. Ammontano a 334 i rapporti di locazione nelle zone più eleganti della città, di cui 278 proprio tra Chiaia, Posillipo e San Ferdinando e la parte rimanente al Vomero-Arenella.

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Al Vomero e all'Arenella la media mensile è invece di 163 euro al mese, 240 euro per i negozi.

Per numerosi immobili di prestigio, come lo storico Palazzo Cavalcanti, in via Toledo, il Comune riscuote canoni mensili irrisori rinunciando a risorse ingenti che ne ricaverebbe applicando i prezzi di mercato.


Edifici abbandonati

Il Comune di Napoli risulta proprietario anche di edifici abbandonati.

È il caso di un rudere in Via Gianturco 112 per il quale, nonostante appunto sia abbandonato, il Comune paga un canone d’affitto dal 1962.

La costruzione, in stato di degrado, era destinata alla conversione in un autoparco per i mezzi della nettezza urbana, tant’è che era stata realizzata anche una struttura in lamiera, risultata poi senza licenza edilizia e quindi diventata abusiva.


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Per l'immobile il Comune fino al 1995 ha pagato oltre 1 milione e 600mila euro in seguito ad una sentenza del tribunale di Napoli e dal 1995 al 2000 ha accumulato un debito per circa 1 milione e 300 mila euro a titolo di indennità di occupazione ai proprietari che non hanno accettato la restituzione dell'immobile nello stato di degrado in cui versa.

Per il periodo dal 2000 al 2012 è stata calcolata una somma dovuta di ulteriori 4 milioni e 100mila euro.

Dalla rilevazione del caso di via Gianturco, è emerso un fenomeno più esteso sul quale la Corte dei Conti ha aperto un'indagine riscontrando ulteriori danni da fitti passivi per uno spreco pubblico complessivo dell'ordine di milioni di euro.

Nella stessa via dell'edificio abbandonato, al numero civico 99, si trova un edificio affittato alla Fondazione "Stefano Falco" che ospita il parlamentino e alcuni uffici della quarta municipalità al prezzo di 25 mila euro mensili nonostante il comune continui a pagare 7mila euro mensili per la vecchia sede, eppure dismessa, della circoscrizione di Poggioreale [1].

Tra gli altri casi di fitti passivi vi è il Palazzo Carafa di Montorio, un edificio storico del centro antico, via San Biagio dei Librai, preso in affitto dal Comune nel dopoguerra per collocarvi due scuole. Nel '44 però ci fu un incendio che danneggiò alcuni appartamenti e da allora il Comune non ha mai provveduto a ricostruire l'immobile e così, fino al 2006, deve ai proprietari quasi 400mila euro come indennità di occupazione, e 1 milione e 800mila euro per il periodo che va dal 2007 al 2012, risultando il palazzo al 2013 nella disponibilità dell'amministrazione.

In via Filippo Maria Briganti il Comune aveva affittato una struttura per la direzione dei servizi di nettezza urbana ma nel 1997 gli uffici sono stati trasferiti e il Comune non ha potuto riconsegnare l'immobile perché lasciato in cattivo stato. Così il Comune di Napoli dovrà pagare quasi 90mila euro come indennità di occupazione fino al gennaio 2007 e 29mila euro per la fornitura di energia elettrica ai quali andranno infine aggiunti 170mila euro di indennità per il periodo trascorso fino a dicembre 2012.

Si tratta di casi sui quali hanno indagato la Guardia di Finanza e Corte dei Conti che hanno individuato una serie di episodi analoghi stimando un danno di oltre 6 milioni di euro. «Il fenomeno che abbiamo scoperto non immaginavamo fosse così esteso – spiega il procuratore regionale della Corte dei Conti Tommaso Cottone – Si tratta di sprechi ingenti e inutili per le casse dello Stato e per la collettività. Tra l'altro ho l'impressione che su questa faccenda così sconcertante, c'è una sorta di gioco delle parti e di intreccio di interessi. Da un lato c'è l'inefficienza del Comune che non ha restituito questi beni e che sta quindi dilapidando le risorse pubbliche, dall'altro lato c'è invece il proprietario che in genere non ha nessun interesse alla restituzione dei beni in quanto dalla mancata restituzione lui riesce ad avere i canoni di affitto originari che rappresentano un'entrata molto appetitosa per loro».

La chiusura dell’indagine della Corte dei Conti ha portato alla contestazione, per condotta gravemente negligente, nei confronti di 9 amministratori e 11 dirigenti comunali, di un danno erariale complessivo pari a 5.850.000 euro. Agli stessi soggetti è stato inoltre notificato il sequestro conservativo di beni mobili e immobili. Il provvedimento cautelare disposto dalla Corte dei Conti ha riguardato, in particolare, 17 immobili e 15 conti correnti riconducibili agli amministratori e dirigenti comunali coinvolti nella vicenda, i quali, dovranno rispondere, ove venisse confermato l’impianto accusatorio, con il proprio patrimonio personale, a ristoro del danno patito dal Comune di Napoli.


A quattro anni dalla delibera che prometteva “immediatezza d’azione”

Nel 2011 la Giunta presieduta da dal neoeletto sindaco Luigi De Magisteri firmò una delibera (numero 1298 del 19 dicembre) che annunciava la determinazione di risolvere il problema dei fitti passivi in modo tempestivo: .«Abbiamo trovato un bilancio nel quale 7 milioni e settecentomila euro sono imputati ai fitti passivi. Facciamo qualcosa […] L’attuale situazione impone scelte immediate. È necessario creare una capillare banca dati per arrivare a una progressiva dismissione dei fitti passivi».

La delibera si concludeva sottolineando l’urgenza delle misure da adottare «Con immediatezza va creato un piano che consenta di utilizzare meglio gli immobili comunali chiedendo fitti adeguati per le case in zone di pregio e utilizzando locali di proprietà del Comune per insediare gli uffici e ridurre drasticamente i costi.».

[2]

I tempi sono stati più lunghi di quelli previsto e la situazione, al 2016, rimane irrisolta con elevato costo-opportunità per le casse del Comune. Nonostante ciò - o forse proprio in ragione dell’incapacità di risolvere il problema del proprio patrimonio immobiliare - ha rivolto la propria attenzione ai patrimoni privati inutilizzati.


Aprile 2014, il tentativo di esproprio di proprietà private

Il 30 aprile 2014 il sindaco di Napoli Luigi de Magistris ha presentato le misure definite dalla giunta prossime alla delibera che prevedono l’acquisizione di beni di proprietà privata inutilizzati o abbandonati per renderli spazi «collettivi democratici».

Nonostante lo stesso Comune sia responsabile di sprechi ingenti proprio per l'inutilizzo e abbandono di edifici, il sindaco ha deciso di iniziare a ridurre gli sprechi considerando pubblici quelli di edifici privati inutilizzati.

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I proprietari di immobili privati inutilizzati verranno avvisati dal Comune e invitati in 150 giorni «ad adottare provvedimenti necessari al perseguimento della funzione sociale»; in caso di mancato riscontro, il Comune procederà quindi per l’annessione dei beni privati al patrimonio comunale.


Qualora si trattasse di complessi edilizi rimasti invenduti, il sindaco convocherà i proprietari costruttori per “concordare” un prezzo di vendita «parametrato alla capacità media dei napoletani».
In caso di mancato accordo, gli immobili verranno annessi al patrimonio comunale

I provvedimenti sono stati inoltre giustificati dall'ex giudice costituzionale Paolo Maddalena a fianco del sindaco durante la presentazione: “la proprietà privata non è garantita come diritto soggettivo assoluto, ma esclusivamente in quanto finalizzata ad assicurare una funzione sociale del bene”.

Fonti

www.corriere.it/inchieste/spreco-napoli-

ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2012/01/05/via-gianturco-il-palazzo-degli-sprechi.

corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2012/17-luglio-2012

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2014/30-aprile-2014/napoli-edifici-comunali-inutilizzati-facolta-occuparli-uso-sociale-223148486954.shtml

http://www.ilmattino.it/napoli/cronaca/affittopoli_napoli_ecco_la_delibera_dimenticata_oltre_4_anni-1546617.html

http://www.ilmattino.it/napoli/cronaca/il_locale_struttura_acquisita_di_recente_compreso_canone_basso-1562567.html

http://www.ilmattino.it/napoli/cronaca/affittopoli_napoli_su_non_paga_giungla_di_favori_privilegi-1541139.html

http://www.ilmattino.it/napoli/cronaca/affittopoli_napoli_ecco_la_delibera_dimenticata_oltre_4_anni-1546617.html